Potremmo definire in innumerevoli modi l’impareggiabile bellezza, naturalistica, storica e artistica del Bel paese, ma paradossalmente prevale, forse, la sua collocazione geografica al centro del Mediterraneo; questa la vera ragione per cui l’Italia resta, da oltre un secolo e mezzo, oggetto di accordi di stampo anglosassone come nel progetto di unificazione nazionale, oppure al termine della II guerra mondiale, devota nazione cui, unitamente ai movimenti partigiani, viene restituita dagli alleati  la propria indipendenza e agli italiani la bramata libertà assieme ai riconquistati diritti civili.

Come non ricordare il pensiero profetico e preoccupato di Aldo Moro: “questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se non nascerà un nuovo senso del dovere”, più attuale che mai!  E sotto questa sorta di condanna morale (seguita, purtroppo, da quella delle Brigate rosse e del potere politico dell’epoca) sarebbe perita, da lì a 15 anni, la I Repubblica con i suoi partiti politici che avevano ricostruito l’Italia, dalla D.C. al P.S.I. travolgendo i minori (liberali, repubblicani e socialdemocratici) e infine il Partito comunista italiano, il più importante d’Europa.

La storiografia contemporanea sembra decretare tale, ingloriosa fine di un’era come effetto di una “rivoluzione legale” voluta dalla magistratura, leggasi Tangentopoli; ma, non si può sottovalutare proprio la valenza geopolitica cui s’è fatto cenno e per la quale restiamo, in tal senso, succubi di alleanze internazionali che influenzano fondamentalmente le sorti italiche, pur essendo fondatori e partecipi di un’Europa che dovrebbe rafforzarci e tutelarci, ma invece ci teme, ostacolandoci spesso e non favorendo il nostro progresso civile ed economico: vedremo a breve con il PNRR…

Queste potenze dell’Est e dell’Ovest del pianeta terra, in fondo, gioiscono quando il sistema politico-istituzionale italiano s’ingarbuglia e va in crisi profonda e irreversibile – “l’un contro l’altro armati…” ; così che si deve ricorrere al “commissariamento” a cura di persone insospettabile e competenti almeno a far di conto, come lo sono i banchieri: C. Azeglio Ciampi nel ’93 traghettò verso la c.d. II Repubblica e ora Mario Draghi è soccorso in aiuto come “gran riserva”.

Ahi serva Italia, di dolore ostello, nota invettiva del Sommo poeta nel VI Cantodel Purgatorio;         O patria mia, vedo le mura e gli archi… ma la gloria non vedo, non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi i nostri padri antichi… Chi la ridusse a tale?, da “All’Italia” di Giacomo Leopardi.

E Franco Battiato , anch’egli profeta quanto Moro: “Povera patria schiacciata dagli abusi di potere. Si credono potenti … e tutto gli appartiene … questo Paese devastato dal dolore … Non cambierà …

Ebbene, mentre attendiamo impazienti, più o meno fiduciosi, che la classe dirigente sia pronta e preparata a gestire la fase di ricostruzione e rilancio per superare la crisi più grave dopo quella post-bellica, assistiamo ad uno scenario un po’ sconcertante di epidemiologi dalle opinioni divergenti o che sembra facciano politica (Lopalco la fa davvero, in Puglia), non che sconcertati dalle incerte prospettive dell’esecuzione del “recovery plan” in virtù di riforme promesse e/o rinviate a data da destinarsi per effetto delle leggi-delega.

Dell’epidemia s’è già detto in precedenti interventi e aggiungerei la condivisione della critica mossa da Michele Santoro, intervistato da Gruber, per cui gli organi dello Stato si sono fatti cogliere inadeguati di fronte alla situazione emergenziale sanitaria che, una volta constatata l’impreparazione del Ministero della salute, doveva esser affidata al Dipartimento della protezione civile, piuttosto che inventarsi un commissario straordinario (con spese aggiuntive rispetto a quelle ordinarie della Protezione civile), vieppiù senza requisiti professionali di particolar valore.

In ordine al piano di resilienza e rilancio, PNRR, elaborato dal Governo va detto subito che la parte migliore … è quella mancante e che promettono verrà: la riforma fiscale, “inevasa” da decenni e che l’unico Ministro dell’economia, il quale è rimasto stabile per ben 8 anni, è il sen. Tremonti non ha avuto modo e tempo di concertare con gli altri ministri competenti; ora è destinata ad entrare nel tunnel della legislazione delegata, cioè escludendo il ruolo essenziale e ordinario del legislatore = Parlamento, che viene chiamato ad attribuire questo potere, nei limiti e nei modi della delega, all’esecutivo. Sarebbe stato più opportuno e saggio che l’organo sovrano della volontà popolare esaminasse, dibattesse e approvasse una riforma organica sulla base di un testo di iniziativa governativa e di proposte di legge di iniziativa parlamentare.

Nel merito sorgono già molti dubbi, come quello del prof. Montanari secondo il quale la strategia  di Draghi favorirebbe il “cemento” a scapito degli interventi a difesa del sistema idrogeologico, per non dire della scarsità della somma prevista per la cultura, “cenerentola” d’Italia. Il prof. Garattini lamenta, invece, l’assenza di una riorganizzazione sanitaria dalla medicina di base alla prevenzione epidemiologica, e così via.

A mio avviso, le perplessità sono le seguenti:

  1. a) riforma della giustizia lanciata nell’agone politico con un titolare “tecnico” del dicastero e senza pensare “in grande” alla revisione costituzionale della disciplina del CSM, Consiglio superiore della Magistratura; b) riforma della P.A. interamente impostata sul processo di digitalizzazione (?) e su un bel mucchio di assunzioni, non si sa se programmate o improvvisate dall’economista Brunetta; c) transizione ecologica e sostenibilità, ancora poco chiare nei loro contenuti e nelle modalità applicative, tecniche e amministrative, si sposeranno con la tutela ambientale e del paesaggio, contro l’abuso del consumo del suolo, l’aumento della plastica, l’urgenza di smaltimento dei rifiuti?  d) i tagli alla ricerca scientifica sono compatibili con la transizione e l’innovazione?  e) il  rilancio del turismo è da considerarsi una vera priorità?  f) sarà effettivo e ben articolato il potenziamento delle infrastrutture, inclusivo delle linee regionali, specialmente quelle più interne del Mezzogiorno e delle isole?

Ai posteri l’ardua sentenza, a noi la religiosa (o laica) speranza…

Michele Marino