Il Governo, dopo il voto di Montecitorio, si appresta a verificare  se esista o meno, anche a Palazzo Madama,  una maggioranza che lo sostenga.

Arriva, dunque, al punto cruciale una crisi che è sì del governo, ma soprattutto concerne il sistema politico complessivamente inteso e segnala la fine della fase storica che abbiamo connotato come “seconda repubblica”.

In quest’ottica la stessa iniziativa di Renzi, per quanto dirompente, ha forse, se non altro, il merito – sia pure per un processo di eterogenesi dei fini – di costringere tutti gli attori del quadro politico, ciascuno per la sua parte, ad un momento di verità.

Verso sé stessi anzitutto. Verità, poi, nei confronti degli interlocutori e, soprattutto, del Paese. Infatti, comunque si concluda, questa crisi, in piena emergenza sanitaria, gli italiani la ricorderanno, anche quelli che ordinariamente alla politica badano poco o nulla.

Dal nostro osservatorio di partito che, convintamente attestato nel solco della cultura cattolico-democratica e popolare,  muove, dallo scorso ottobre, i suoi primi passi – e, quindi, del tutto estraneo alle dinamiche parlamentari cui assistiamo in questi giorni – ci sentiamo vicini al Paese ed a chi sia in grado di garantirgli   la prospettiva di un Governo, che sia, anzitutto, di forte impronta europeista.

L’Italia, a nostro avviso, ha bisogno di un esecutivo che – sostenuto da una coalizione organica, stabile, politicamente qualificata e non equivoca – sappia affrontare pochi nodi programmatici, che sono, del resto, di immediata evidenza.

Ma sia, altresì, in grado di portare a compimento la legislatura, accompagnando il Paese, tra due anni – passando attraverso l’elezione del nuovo Capo dello Stato – ad un appuntamento elettorale che permetta di avviare il processo di trasformazione di cui l’Italia ha urgente bisogno, a cominciare dal ridisegno di un sistema politico, oggi ossificato in un bipolarismo improduttivo, controproducente, incapace di rappresentare la ricchezza plurale del popolo italiano.

Uno strumento essenziale per tale percorso è senz’altro rappresentato da una nuova legge elettorale proporzionale.

Noi, del resto, constatiamo che il confronto, dentro e fuori la maggioranza, non é adeguato alla reale dimensione dei problemi che dobbiamo affrontare.Soprattutto non emerge la consapevolezza che, giunti all’inesorabile tramonto di una stagione, bisogna armarsi della capacità e del coraggio di vararne una nuova.

In quanto ai punti programmatici di maggior rilievo, in questa fase sono rappresentati:

***dal contrasto alla pandemia che quotidianamente getta nel lutto centinaia di famiglie e consuma irrimediabilmente importanti risorse produttive e livelli occupazionali difficilmente riproducibili;

***da una conduzione del PNRR che sappia coinvolgere gli italiani, le loro aggregazioni sociali, civili e culturali, le forze politiche, il mondo dell’impresa e del lavoro, in un percorso concorde di reale trasformazione del Paese, secondo criteri di solidarietà, di sussidiarietà, di efficace partenariato pubblico-privato;

***da una autorevole guida del G-20, che attesti come il nostro Paese sia in grado, al di là delle ricorrenti difficoltà, di rappresentare un riferimento importante sul piano delle relazioni internazionali, in modo particolare in ragione del suo ruolo nel Mediterraneo e per l’ immediata prossimità al continente africano.

Va, ad ogni modo, osservato che, al di là degli stessi dirimenti aspetti politico-programmatici, il nostro Paese è appesantito da un degrado del confronto politico, che compromette la reciproca legittimazione delle parti e concorrere a minare la coesione sociale e la consapevolezza di un orizzonte di comune destino.

Siamo chiamati ad affrontare momenti molto delicati, in un tempo che alcuni assimilano a giorni di guerra, per cui si rende necessario rafforzare il “fronte interno”.

Questo significa esigere dal nuovo eventuale governo – qualunque esso sia – una operazione di realismo e di verità, che assuma come “cifra” del progetto di rilancio del Paese, almeno due indirizzi che siano l’intenzione di fondo comune ad ogni specifico programma di investimento delle risorse europee.

In primo luogo, è urgente riassorbire – anche con indirizzi innovativi e scelte impopolari – le diseguaglianze sociali che feriscono la coscienza morale del Paese, ne frenano sia lo sviluppo economico-produttivo, sia la maturità civile ed appaiono così marcate da avvicinarsi ad un punto di non ritorno, oltre il quale compaiono due pericoli esiziali.

Per un verso un’ Italia lacerata tra benessere e sacche di povertà economica, culturale ed educativa, destinate a creare fratture, ad un certo punto ingovernabili;

Per altro verso, una lenta, ma progressiva erosione delle stesse libertà civili, capace di accumulare via via tensioni intollerabili  e potenzialmente destinate ad esplodere in aperte contestazioni degli equilibri politici ed istituzionali del Paese.

In secondo luogo, è necessario promuovere il percorso di rilancio secondo un indirizzo costantemente orientato alle più giovani generazioni.

Sulle loro spalle carichiamo  l’onere del debito pubblico da sostenere nei prossimi decenni e, dunque, a maggior ragione devono essere destinatarie oggi del nostro impegno.

Domenico Galbiati