La riforma della violenza sessuale è un tema estremamente delicato e importante. La decisione di cancellare il consenso dalla legge è un passo indietro inaccettabile e pericoloso. È come se si stesse dicendo che le vittime di violenza sessuale devono dimostrare di aver fatto abbastanza per difendersi, invece di proteggere i loro diritti e garantire loro giustizia.

Il consenso è un elemento fondamentale per definire la violenza sessuale. Senza il consenso libero e informato, non c’è possibilità di considerare un atto sessuale come legittimo. Togliere il consenso dalla legge significa legittimare una cultura che colpevolizza le donne e le vittime di violenza sessuale, e che minimizza la gravità di questo crimine.

Inoltre, la riduzione delle pene per i colpevoli di violenza sessuale è un ulteriore passo indietro. La violenza sessuale è un crimine grave che devasta vite, e la legge dovrebbe essere chiara e forte nel condannarlo. La riduzione delle pene invia un messaggio sbagliato, come se ci fossero “stupro di serie A e di serie B”.

È fondamentale che la politica si impegni a difendere le vittime e a promuovere una cultura del rispetto e della parità.

La riforma delle norme sulla violenza sessuale deve essere fatta con l’obiettivo di proteggere le vittime e garantire loro giustizia, non di legittimare la violenza e la colpevolizzazione.

L’accordo #bipartisan è stato disatteso! Ma sulla violenza non ci devono essere schieramenti ideologici. Ma le parole delle donne contano davvero? Meglio organizzare nei Tribunali corsi di formazione per gli addetti ai lavori, giudici ed avvocati affinché la legge, che già c’è, possa essere finalmente applicata.

Isa Maggi

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