L’Italia è una nazione e una comunità civile che presenta evidenti segni di malattia: sociale, istituzionale, politica, malattia che sta colpendo anche i corpi intermedi. Anche l’Europa, dove per fortuna siamo solidamente inseriti, è una realtà molto ammalata, sia nelle istituzioni che  nel suo insieme sociale: che c’entri lo sciagurato rifiuto di riconoscere la radici da cui i popoli europei, tutti, sono nati? Anche gli altri partner del cosiddetto “patto euro atlantico”, all’interno del quale siamo saldamente ancorati, non sembrano al meglio, USA in primis!

Il 25 settembre si vota: e in molti si affannano a raccomandare agli italiani il voto utile: chi per evitare il governo delle destre fasciste, chi per dare finalmente voce al popolo sovrano e ricacciare indietro gli odiati comunisti (una volta stavano a Mosca, adesso non è più chiaro dove siano…). E a mano a mano che si avvicinerà il 25 settembre il chiasso sarà assordante: anche nel mondo cattolico, torneranno a far capolino gli inviti a non astenersi e a scegliere uno dei due poli contrapposti, paventando sempre scenari apocalittici.

L’Italia peraltro ha già sopportato il governo gialloverde e le parlamentarie via web, il governo giallorosso e le sue confuse e disastrose politiche, la rinascita della Via della seta, la sconfitta della povertà per decreto, i comici a dettare la linea politico-istituzionale, i parlamenti da aprire come scatole di tonno, statisti che oltre a voler cannoneggiare i barchini dei migranti han proposto mirabolanti alleanze con Putin e i suoi sodali, un quasi arzillo ottuagenario che, dopo un passaggio ai servizi sociali ( a suo dire ingiusto), sogna di morire da Presidente della Repubblica, sentendosi statista (oddio, visti i suoi compagni di viaggio, dal Papeete alle fiamme tricolori, e l’allegra compagnia del campo avverso….).

Stretta in questa tenaglia bipolare, spinti a compulsare sondaggi e a paventare scenari apocalittici, ormai la metà degli italiani non vota più e la partecipazione sociale e civile è in continua rovinosa caduta libera: sempre più difficile trovare persone disponibili a fare il sindaco nei tanti piccoli comuni italiani…

Serve il coraggio di una svolta ardita e rischiosa: rimanere umilmente se stessi, organizzati in un partito, anche piccolo, senza svendersi per un piatto di lenticchie come fece Esaù, e come da trent’anni, soprattutto i cattolici (evidentemente studiano poco la Bibbia), ma anche molto laici in cerca di appartenenza, continuano a fare …

Serve un pensiero divergente e temerario: INSIEME è il partito nuovo e del futuro. Deve dichiararsi e presentarsi al popolo, senza timore, anche se il popolo all’inizio farà fatica a riconoscerci e a votarci: sappiamo che la nostra è una lunga marcia nel deserto, circondati da nemici infidi e molto più forti di noi.

Abbiamo la libertà interiore che altri non hanno: l’unico interesse che ci motiva nelle quotidiane fatiche politiche è difendere  e valorizzare chi abita da secoli questo meraviglioso paese che è l’Italia, culla della  civiltà euro-mediterranea; vogliamo un futuro degno della nostra storia per i  nostri giovani costretti ad emigrare da un modello economico che soffoca le persone e l’ambiente, una società civile che sappia accudire chi è anziano, fragile, disabile; vogliamo una società che lasci spazio anche nella vita politica e economica alla straordinaria genialità dell’universo femminile, che accolga con prudenza e intelligenza chi può aiutarci a compensare il dramma della nostra denatalità arricchendo la nostra irrinunciabile cultura  con altri costumi e  sensibilità; vogliamo una società e uno stato  che valorizzi e apprezzi  i tanti talenti imprenditoriali tipici delle nostre terre e che accetti le complesse regole dell’economia obbligatoriamente globale, ma inflessibile nel difendere il lavoro, specie quello più umile, e la  sua dignità anche economica  e ad anteporlo sempre ai miliardari guadagni dei fondi di investimento e dei paperoni globali, anche a costo di guerre finanziarie, da condurre con umile e geniale prudenza.

Dobbiamo agire con la semplicità d’animo delle colombe  e con la costanza dei “servi fedeli”, ma anche con la prudenza e la circospezione delle serpi: instancabili nel  proporre soluzioni, aperti a collaborare con tutti i partiti, valutando in relazione ai  contesti istituzionali le diverse proposte e soprattutto i contenuti reali e i fatti concreti: esistiamo non per difendere generici principi, ma per accompagnare le persone, le tante persone che abitano questo nostro paese sofferente, attenti a cercare sempre le  mediazioni possibili, rispettando la realtà di una società plurale, anche quando propone scelte etiche di cui siamo e saremo sereni e calmi oppositori: dopo Babilonia si tornerà a Gerusalemme.

E se questa pessima legge elettorale e i suoi regolamenti non ci consentirà di essere presenti, nonostante l’impegno dei nostri organi dirigenti per trovare un piccolo e dignitoso spazio, pazienza: cominceremo subito a lavorare per le prossime elezioni regionali, rifiutando sempre apparentamenti strumentali nei cosiddetti due poli: prima o poi riusciremo a smontare questa rovinosa cultura bipolare, e a mettere al centro la governabilità, fatta di dialettica e di equilibri di poteri, e non di “salvatori della patria”, sempre pericolosi anche quando sono persone perbene.

E’ il momento del coraggio visionario: il futuro è di INSIEME, perché noi siamo radicati nella speranza che ci viene dalle nostre radici.

La speranza è contagiosa e va trasmessa, anche a chi non ha le nostre radici cristiane.

MassimoMolteni