Una nota dolente, una pagina mesta. Quando si deve trattare di un conflitto umano si cade, inevitabilmente, nella tristezza. Siamo alle porte del mondo occidentale, lì, dove il varco vorrebbe essere accettato dal continente europeo: nella Turchia che ha un piccolo piede sulle terre Occidentali e l’intero corpo disteso nel Medio Oriente.

Una Turchia a tutti gli effetti strettamente imparentata con le potenze Atlantiche. Un esercito tra i più equipaggiati, dotato di aerei e di mezzi corazzati come fosse una Nazione europea. Questo gigante se la prende da ieri con un popolo disperso che, assieme agli americani, aveva eroicamente combattuto e vinto l’Isis.

Val la pena ricordare che il paese di Erdogan sulla vicenda del conflitto con gli estremisti islamici ha sempre mantenuto un atteggiamento ambiguo. Non così i Curdi. E val ancora ricordare che nei territori Siriani abitati dal popolo Curdo è tutt’ora presente una prigione con centinaia e centinaia di miliziani dell’Isis che, come sappiamo, avevano in mente di distruggere l’Occidente.

Il nostro sguardo non ha certo scordato quelle terribili immagini di coltelli che barbaramente assassinavano inermi prigionieri europei caduti sotto la loro volontà. L’Europa non può starsene in silenzio di fronte a questo. A maggior ragione se ricattata.

Questo mio piccolo contributo vuole solo significare che, per quanto non possa incidere granché, deve avere quanto meno il merito di ricordare qual è lo spirito che anima tutti i popoli europei: contro qualsiasi conflitto che sia un conflitto di espansione.

L’Europa accetta solo il conflitto per difesa, non per offendere altri popoli. Adesso, sollecitiamo, ciascuno per la propria piccola parte, la nostra coscienza a fare tutto il possibile, non solo perché non cadano vittime innocenti, i civili, ma perché non si veda il massacro di bombe, di cannonate, di mitragliate rivolte comunque verso altri uomini.

I Curdi hanno un’unica colpa, quella di essere dispersi in diversi territori ed essere pertanto deboli ed indifesi. Verso gli indifesi bisogna sempre levare un grido di aiuto e soprattutto azioni concrete perché non subiscano il maltrattamento dei più forti.

Gianfranco Moretton

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