Cattolici della destra, questa volta tocca a voi: gridatelo dai tetti, dal sagrato e dalle terrazze del Duomo.

Fatevi coraggio e, per una volta, ditelo chiaro e tondo anche a Salvini ed alla Meloni che, pure da loro, vi aspettate una puntuale e motivata presa di distanza dalla manifestazione che il loro sodale, generale Vannacci, ha indetto a Milano, per domenica 18, in Piazza Duomo. Vuole portarvi i suoi per arrestare il processo di “sostituzione etnica” che, a suo giudizio, sarebbe in corso ed al quale bisognerebbe rispondere, a suo avviso, con una strategia uguale e contraria, cioè con la “remigrazione”.

Tre palle un soldo…. la politica italiana si è trasformata in un “luna-park” di acrobati improvvisati, mangiafuoco e saltimbanchi, dove vige la regola che il dialetto milanese ricava, letteralmente, dai mercati delle vacche: “chi vusa puse’, la vaca l’è sua”.

Vannacci gioca ad alzare l’asticella del degrado della politica e si candida a raccogliere – o meglio a seminare prima e poi alimentare in vista di messi abbondanti – la schiuma rabbiosa di ambienti reazionari che, però, in fondo, ha, pur senza volerlo, il merito di portare alla luce del sole. Dove, esposti nella loro nudità, ad un giudizio critico, finiscono per essere meno pericolosi piuttosto che – visto che conunque, ci sono – nascosti nelle pieghe o negli anfratti di altre forze dove, in prospettiva, farebbero più danno.

Lo diciamo sul serio: pur non condividendo nulla di Salvini e della Meloni, ne abbiamo – se non altro per l’oggettivo rilievo che a loro compete nella vita politica ed istituzionale del Paese – quel po’ di considerazione che ci permette di sperare che mandino a quel paese Vannacci ed i suoi. Forzare ancora oltre i confini dell’estremismo, non conviene neppure a loro. A meno che non vogliano addirittura essere o almeno apparire conniventi, in un gioco sghembo delle parti che li veda competere anche su queste fasce, le più distoniche e dissonanti, dell’elettorato.

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