Il sintomo e la malattia

Negli Stati Uniti come in Europa, la politica ha scelto un bersaglio facile: le banche centrali. Donald Trump attacca la Federal Reserve, accusandola di frenare la crescita con i rialzi dei tassi; i governi europei fanno lo stesso con la Bce che ha portato i tassi sui depositi al 2,5 % per contenere l’inflazione. Ma queste istituzioni non sono la causa del male: sono il medico che tenta di curare i sintomi di una malattia che la politica ha generato e continua ad alimentare.

La spirale guerra–debito–inflazione

Le guerre in corso — dall’Ucraina al Golfo Persico — hanno moltiplicato i costi dell’energia e delle materie prime, spingendo l’inflazione verso livelli che nessuna politica monetaria può domare da sola. E per di più si tratta di colpi giunti dopo quelli altrettanto micidiali subiti dall’intera economia mondiale dalla stagione del Covid 19.

Trump non riesce a chiudere nessuno dei fronti aperti: né in Ucraina, dove il conflitto si trascina senza prospettive di pace, né nel Golfo, dove la tensione tra Iran e Stati Uniti alimenta instabilità e rincari. In Europa, i governi aumentano le spese militari, contribuendo a gonfiare ulteriormente il debito pubblico e ad alimentare la stessa spirale che poi denunciano. Ogni missile lanciato, ogni nave inviata nei mari caldi, ogni esercito mobilitato si traduce in nuovi costi energetici e finanziari, che ricadono sui bilanci nazionali e sui cittadini.

Il paradosso del debito

Gli analisti ricordano che il rialzo dei tassi serve a frenare i prezzi, ma fa esplodere il costo del Debito. Negli Stati Uniti, gli interessi superano ormai la spesa per la Difesa; in Europa, l’Italia paga oltre 100 miliardi l’anno solo di interessi. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha ragione a lamentarsi: la Bce reagisce ai sintomi, ma la malattia è altrove — nelle guerre, nell’indebitamento cronico, nella finanziarizzazione senza regole e nella sudditanza dei governi alle grandi piattaforme tecnologiche impegnate a crescere la propria presenza ed i propri profitti ma, al tempo stesso, creando quella che potrebbe essere una delle più grandi “bolle” finanziarie mai viste.

Il risultato è una spirale perversa: più debito, più inflazione, più tassi, più proteste. E ogni volta la politica si scaglia contro il medico, invece di cambiare terapia. Allora, qual è la ricetta di Giorgetti? La risposta viene dalla sua politica che, a malapena, riesce solo da occuparsi di tenere i conti in ordine in attesa che, anche per motivi di “bottega”, giunga la tanta attesa uscita dalla procedura d’inflazione comminataci dalla Ue. E così procedere a fare una prossima finanziaria di natura elettorale e, probabilmente, a far crescere ulteriormente il Debito. Nemmeno un briciolo d’interesse ad investire una qualcosina su l’unica voce che potrebbe aiutare: innovazione! Ed anche il Pnrr si rivelerà una delle più grandi occasioni sprecate al riguardo.

La finanziarizzazione senza regole

La crisi, inoltre, non nasce solo dai buchi dei bilanci pubblici, ma anche da un sistema finanziario globale senza freni né regole. Le grandi corporation tecnologiche e i fondi speculativi muovono capitali enormi, spesso fuori da ogni controllo pubblico ed anche di mercato. I governi, anziché imporre regole, si sono resi dipendenti da questi colossi, che influenzano politiche fiscali, investimenti e perfino strategie militari. La malattia è un’economia dominata da algoritmi e debiti, dove la politica monetaria è costretta a rincorrere gli effetti di scelte che non controlla più. Più che mai gli esseri umani sono numeri, ma che non fanno parte della somma che conta.

Una classe politica senza terapia

E se il sistema finanziario riesce a condizionare tutti i governi, dobbiamo riconoscere che siamo di fronte a una classe dirigente mondiale che può solo accusare il medico ma non senza curarsi. Si preferisce attaccare le banche centrali invece di affrontare le cause strutturali della crisi: conflitti, disuguaglianze, speculazione e dipendenza tecnologica. La politica monetaria è diventata un alibi, non una soluzione. Finché la guerra sarà considerata un investimento e il Debito un strumento di caccia al consenso, l’inflazione resterà il sintomo di un sistema malato la cui responsabilità sarà sempre imputata al “medico”…

Giancarlo Infante

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