Questo che segue, di Michela di Stefano, è uno degli interventi di apertura del convegno organizzato sabato scorso a Firenze da INSIEME sull’attualità di Giorgio La Pira
Essere qui oggi nell’ex Convento domenicano di San Marco non è soltanto un’opportunità logistica o un omaggio formale. Ci troviamo nel luogo che Giorgio La Pira scelse come sua “casa”. Fu proprio qui, nella sobrietà della cella numero 6, che La Pira visse per anni, intrecciando la contemplazione spirituale con una straordinaria passione per la giustizia, il lavoro e la politica. Parlare dell’attualità di La Pira da questo luogo significa attingere direttamente alla sorgente del suo pensiero.
Condividerò questa introduzione ringraziando di cuore Carlo Parenti, i nostri illustri relatori — Maurizio Certini, Vicepostulatore della causa di beatificazione di Giorgio La Pira, e Antonino Giordano, attento studioso dell’opera lapiriana — insieme a Mattia Molteni e Maurizio Cotta, che trarranno le conclusioni. Un grazie sincero a ciascuno di voi.
Per capire che cosa direbbe e farebbe La Pira di fronte alla crisi odierna, occorre muovere dalla sua biografia e da fatti estremamente concreti.
Chi è stato Giorgio La Pira?
Docente di Diritto Romano, La Pira fu anzitutto un uomo di fede e di sobria austerità. Durante il fascismo fondò la rivista Principi per difendere la dignità umana di fronte ai totalitarismi. Nel dopoguerra fu tra i padri della Carta Costituzionale, contribuendo a scolpirvi i principi del personalismo, del diritto al lavoro e del ripudio della guerra.
Da Sindaco di Firenze — durante la difficile ricostruzione degli anni ’50 — requisì le case sfitte per gli sfollati e lottò per salvare le fabbriche destinate alla chiusura, come la Nuova Pignone. Infine, fu un profeta della diplomazia internazionale: con i Convegni per la Pace e i suoi viaggi ad alto rischio a Mosca e ad Hanoi, ruppe i blocchi della Guerra Fredda nel nome del dialogo.
La lezione di La Pira di fronte alla crisi odierna
Se osserviamo le cronache di questi giorni, la lezione di La Pira diventa di una nitidezza spietata. Proprio la stampa di questi giorni ci mostra un paradosso contabile e politico: il Governo annuncia presunti “tagli” al riarmo, ma se si legge la realtà dei numeri ci si accorge che non si tratta di un taglio reale, bensì di un semplice minor aumento rinviato al 2028, cioè a dopo le prossime elezioni politiche. Per il 2027, i miliardi destinati alla spesa militare restano intatti, mentre si rivendica rigidità di bilancio sulle risorse da destinare alle famiglie travolte dall’inflazione, dalle bollette e dal calo delle pensioni.
Ma la denuncia di La Pira andrebbe ben oltre i confini nazionali, investendo direttamente l’architettura delle regole europee. Assistiamo infatti a un’asimmetria inaccettabile: Bruxelles spalanca la porta alla flessibilità di bilancio quando si tratta di spesa militare, ma erge i paletti del Patto di Stabilità di fronte all’adeguamento delle pensioni e dei salari all’inflazione, liquidando come “pericolosa” ogni misura di protezione sociale che non sia un piccolo sussidio temporaneo. E mentre le famiglie non riescono a pagare le bollette, la politica tentenna di fronte alla tassazione dei 7,5 miliardi di extraprofitti accumulati nei soli primi sei mesi dell’anno dalle multinazionali dell’energia.
Da giurista e professore di Diritto Romano, La Pira ci ricorderebbe che le regole finanziarie non sono idoli intoccabili, ma strumenti che devono servire la dignità della persona. Pretenderebbe l’immediato utilizzo dell’extragettito fiscale e la tassazione degli extraprofitti per sostenere i ceti più deboli, dimostrando che la vera stabilità di un Paese nasce dalla giustizia sociale, non dai rigori della contabilità.
Quale sarebbe oggi la sua azione politica?
1. Riconversione vera e audacia negoziale: l’esperienza del Vietnam
Nel 1965 La Pira volò ad Hanoi da Ho Chi Minh, costruendo un piano di pace in quattro punti. Quella trattativa fu bruciata da una fuga di notizie sui giornali, ma quasi dieci anni dopo gli Stati Uniti dovettero ritirarsi dal Vietnam firmando la pace esattamente sulle linee tracciate dal Sindaco di Firenze.
Oggi La Pira non accetterebbe la resa al conflitto ad oltranza: per l’Europa pretenderebbe un’iniziativa diplomatica forte per costringere Russia e Ucraina al tavolo delle trattative; per il Medio Oriente indicherebbe senza esitazione la soluzione due popoli, due Stati come unico fondamento di giustizia e sicurezza.
2. L’azione politica concreta: l’impegno di INSIEME e il ruolo dell’Europa
La Pira ci insegna che una visione diventa feconda quando trova il coraggio di tradursi in iniziativa politica. Per INSIEME, che ha scelto di inserire la parola «Pace» nel proprio simbolo, questa lezione comporta una responsabilità precisa: dare alla costruzione della pace strumenti, risorse e istituzioni.
Un primo impegno concreto è sostenere la proposta di legge d’iniziativa popolare della Campagna «Un’altra difesa è possibile», per istituire il Dipartimento per la Difesa nonviolenta e la Pace. INSIEME deve contribuire a farla discutere e approvare, collaborando con la Campagna, coinvolgendo i territori e cercando un sostegno parlamentare ampio. Le firme dei cittadini devono trovare ascolto e diventare occasione di una scelta politica.
Da qui deve svilupparsi un lavoro più vasto. Vogliamo che la prevenzione dei conflitti diventi una responsabilità permanente delle istituzioni: rafforzando la diplomazia e la cooperazione internazionale, investendo nella mediazione e nei Corpi Civili di Pace, sostenendo la ricerca e l’educazione alla pace nelle scuole e nelle università. Questo significa anche coinvolgere associazioni, comunità, enti locali e tutti quei corpi intermedi che sanno costruire fiducia e solidarietà nella vita quotidiana.
La pace si prepara anche attraverso il lavoro, la giustizia sociale e la tutela della dignità umana. La Pira lo mostrò nella sua Firenze: difendere una fabbrica, assicurare una casa, contrastare l’emarginazione erano parti di una stessa responsabilità verso la persona. Anche per noi le scelte economiche e sociali devono contribuire a una società più giusta e capace di affrontare i conflitti.
Questa prospettiva ha bisogno dell’Europa. L’integrazione europea ha trasformato un continente segnato dalle guerre in uno spazio di cooperazione tra popoli. Oggi dobbiamo dare nuovo vigore a quella promessa, completando l’Unione in senso federale e costruendo una politica estera e di difesa comune, dotata di risorse adeguate e sottoposta al controllo democratico del Parlamento europeo.
Un’Europa politicamente unita può difendere il diritto internazionale, tutelare i popoli aggrediti e assumere iniziative diplomatiche autorevoli. Può lavorare per una sicurezza condivisa e per un disarmo progressivo e reciproco, sostenuto da garanzie efficaci. Per questo proponiamo anche un Commissario europeo per la Pace, che dia continuità e forza alle politiche di prevenzione, mediazione e cooperazione.
È questo l’impegno che vogliamo assumere: costruire istituzioni capaci di difendere i cittadini e di prevenire le guerre, in Italia e in Europa. Tradurre La Pira oggi significa raccogliere la sua fiducia nella possibilità di cambiare la storia e darle la concretezza di scelte politiche, leggi e responsabilità condivise.
Michela Di Stefano