Con il termine inflazione si fa riferimento ad un aumento generalizzato dei prezzi sia a causa dell’aumentata circolazione della moneta sia a causa di una diminuzione del suo potere di acquisto.

Essa può essere strisciante quando viaggia ad un tasso del 2 o 3% e in un aumento continuo e modesto dei prezzi, oppure può essere galoppante se si trova in un intervallo più ampio che può andare dal 10 – al 20% con aumento rapido e non controllabile dei prezzi; è iperinflazione se la percentuale è molto più alta e si è di fronte ad un aumento considerevole e continuo della quantità di moneta di gran lunga superiore rispetto alla crescita del PIL, tale da indurre uno Stato a fissare i prezzi in valuta estera oppure a indurre i consumatori ad utilizzarla.

Per quanto riguarda il nostro Paese, al 31 dicembre 2021 il tasso di inflazione si sarebbe assestato al 3,9%, mentre Il Sole 24 Ore del 08/01/2022 in prima pagina parla di un tasso di inflazione UE del 5% (Inflazione UE al 5%, timori sui tassi: le borse guardano a BCE e FED – Il Sole 24 ore del 08/01/22).

Si hanno vari tipi e/o cause di inflazione: a) da domanda; b) da costi; c) importata; d) settoriale; e) da eccesso di liquidità; f) da profitti; g) da fisco. Tuttavia l’elenco non è esaustivo perché le cause interagiscono tra loro.

Mi soffermerò sulla inflazione da eccesso di liquidità che penso sia una delle cause principali dell’aumento attuale dei prezzi. L’eccesso di liquidità, in Italia ed in UE, proviene da due situazioni di politica economica e bancaria che sono le seguenti:

  1. da emissione di moneta e suo aumento in circolazione;
  2. da acquisto da parte della BCE (Banca Centrale Europea) di titoli di Stato attraverso il Q.E. (Quantitative Easing) e conseguente immissione di liquidità.

Durante il periodo della crisi economica (ancora in atto anche se di molto attenuata) iniziata nel 2008, la BCE ha cercato,  attraverso la manovra del Q.E. (Quantitative Easing), e altre misure simili, ecc…in concorso con gli investimenti finanziati dalla BEI (Banca Europea deli Investimenti), di sostenere la crescita economica dell’Eurozona con il contemporaneo contenimento del debito pubblico, crescita che per alcuni anni è stata ZERO oppure NEGATIVA con momenti di recessione per alcuni Paesi con maggiore debito pubblico (Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e l’Italia).

Con la manovra del Q.E. e altri strumenti di finanziamento, la BCE ha cercato, come misura anticrisi, di immettere liquidità nei Paesi dell’Eurozona con alto debito pubblico e con PIL di valore zero o negativo, e di aiutare cosi la ripresa economica cercando di incrementare il tasso di inflazione, che negli anni della crisi era al di sotto dell’1%, e di portarlo almeno alla misura del 2%. Ciò perché una inflazione moderata o strisciante “permette all’economia di svilupparsi e di costituire un motivo importante per la ripresa e la crescita economica, specialmente in periodo di crisi” (Vedi mio articolo “Considerazioni sul PNRR e sterilizzazione del Debito Pubblico” del 30/10/2021 – CLICCA QUI), mentre l’inflazione con numeri che superano il 2% (a dicembre 2021 l’inflazione in Italia si è assestata al 3,9% con tendenza ad ulteriore aumento), porta   conseguenze sulla distribuzione dei redditi, sui crediti, sui risparmi, sulla produzione, sui rapporti internazionali, sul debito pubblico e sui tassi di interessi.

Quindi il basso tasso di inflazione (minore del 2%), la bassa produttività, la mancanza di investimenti, l’alta evasione fiscale, i fallimenti di molte aziende e l’alto debito pubblico, hanno rappresentato per alcuni anni (e specialmente dal 2008 in poi) lo spauracchio di una grave depressione economica tale da ipotizzare una fuoriuscita dall’area dell’euro dei Paesi europei (tra cui il nostro Paese) in piena recessione e stagnazione economica e con alto debito pubblico.

La parentesi della pandemia da coronavirus ha ulteriormente minato le economie dei Paesi dell’Eurozona, economie aiutate e sostenute dalle manovre della BCE (Q.E. e altro) e dal PNRR che hanno permesso e stanno permettendo investimenti e riforme tali da creare, in inversione di tendenza, la ripresa economica (vedi incremento del PIL in EU); nel nostro Paese a fine 2021 il PIL ha raggiunto un aumento del 6,4%.

In Italia gli scostamenti di bilancio (anni 2020 – 2021), diventati necessari per far fronte alle maggiori esigenze di liquidità per aiuti ai settori economici in difficoltà, hanno portato ad un maggiore debito di ben 159 miliardi che ha peggiorato notevolmente per il nostro Paese il rapporto debito pubblico/PIL (dal 132,00% al 159,8%). Tuttavia a settembre 2021 tale rapporto come da NADEF (Nota di aggiornamento al documento di i economia e finanza) è già sceso al 154,00% e ciò è dovuto all’aumento del PIL di circa 6 punti.

Tale aumento del PIL nel nostro Paese, deriva oltre che dall’incremento della produttività, dalla liquidità immessa dalla BCE, dalla prima tranche del finanziamento di cui al PNRR e dalla liquidità derivante dagli investitori internazionali (vedi mio articolo “Considerazioni sul PNRR e sterilizzazione del Debito Pubblico” del 30/10/2021).

In questo quadro, (inflazione più ripresa economica in atto con il PIL al 31/12/2021 in aumento del 6,4%), si inserisce la legge di Bilancio 2022 approvata in via definitiva dalla Camera dei Deputati il 30/12/2021.

La legge di Bilancio 2022 è data da una “manovra espansiva” di 36,5 miliardi di euro di cui 23,3 miliardi di maggior debito nel 2022. Nella legge vengono confermate le linee guida del PNRR (CLICCA QUI – Recovery Plan: il PNRR definitivo del Governo Draghi – del 17 giugno 2021 – Antonio Mascolo) e viene definito l’impianto delle linee-guida trasmesse alla Commissione europea, linee che vanno dal taglio delle imposte e tasse sul lavoro, ad aiuti alle famiglie meno abbienti con la riduzione del peso del caro bollette, alla riforma del reddito di cittadinanza, all’intervento sulle pensioni e agli ammortizzatori sociali ecc….

Non entrerò nel merito di tutte le misure approvate nella legge di Bilancio perché ci vorrebbe più di un articolo per illustrarle, tuttavia mi soffermerò su alcuni aspetti che ritengo meritevoli di attenzione.

La manovra di bilancio è formata da un unico articolo con 1013 commi contenenti misure per 36,5 miliardi di euro. La copertura di questa somma è per 13,2 miliardi così divisa: 7,9 miliardi di maggiori entrate e 5,3 miliardi di minori spese.  La somma rimanente (36,5 – 13,2) di 23,3 miliardi rappresenta un indebitamento netto aggiuntivo che va ad aumentare il debito pubblico attuale in maniera momentanea perché sarà assorbito dalle entrate del PNRR. Tuttavia perché le entrate del PNRR si realizzino nel 2022 saranno necessarie riforme e provvedimenti così come previsti nell’approvazione del PNRR stesso da parte del Governo italiano, successivamente ratificato dalla Commissione europea.

Dei 36,5 miliardi di euro, ben 8 miliardi costituiscono il “Fondo taglia tasse” e verranno utilizzati per avviare la riforma fiscale attraverso la riscrittura della curva dell’IRPEF con il passaggio da 5 a 4 aliquote fiscali (23%,25%, 35%, 43%) e della curva delle detrazioni fiscali per dipendenti, pensionati, imprese e autonomi.

Gli scaglioni fiscali sono i seguenti: da 0 a 15 mila euro, aliquota del 23%; oltre 15mila e fino a 28 mila euro, aliquota del 25%; oltre 28 mila e fino a 50 mila euro, aliquota del 35%; oltre 50 mila, aliquota del 43%.

Con la modifica delle aliquote “in termini assoluti le classi di reddito maggiormente avvantaggiate si collocano intorno a 40 mila euro (per i dipendenti) e 50 mila euro (per autonomi e pensionati) fatto che potrebbe indurre a ritenere la revisione eccessivamente penalizzante per i contribuenti con redditi bassi” (da Il Sole 24 ore del 7 gennaio 2022 – Guida alla manovra 2022).

Per i redditi medio-bassi tuttavia a parziale compensazione del minore vantaggio fiscale c’è “la conferma del bonus (100 euro) a favore dei percettori di reddito di lavoro dipendente fino a 15 mila euro (precisando che nei casi di incapienza quando la somma delle detrazioni è maggiore della imposta netta  tale soglia può essere elevata fino a 28 mila euro)”; e ancora è prevista “ l’introduzione di una micro detrazione aggiuntiva (65 euro per i dipendenti con redditi compresi tra i 25.001 e i 35 mila euro), al fine di non penalizzare eccessivamente i soggetti che si collocano all’interno delle classi reddituali meno avvantaggiate dalle predette misure.” (da Il Sole 24 ore del 7 gennaio 2022 – Guida alla manovra 2022).

Altri interventi di rilievo sono i seguenti:

  • proroga dei bonus edilizio: il super bonus del 110% è stato prorogato per le villette per tutto il 2022, a condizione però che per giugno 2022 siano stati realizzati almeno il 30%del lavori. Per i condomini lo stesso bonus del 110% si protrarrà fino al 2025 con una riduzione progressiva che va dal 110%per tutto il 2023, al 70% per il 2024 e poi al 65% per il 2025.
  • per il 2022 il bonus facciate scende dal 90% al 60%, e il visto di conformità non sarà necessario per i lavori fino a 10.000,00 euro.
  • incentivi alle imprese per nuovi investimenti;
  • un aiuto per lenire il maggior costo delle bollette (caro bollette) attraverso interventi su IVA e oneri generali;
  • un aiuto anche per ridurre il costo del consumo del gas naturale, attraverso “l’annullamento degli oneri di sistema per tutte le utenze domestiche e non domestiche”;
  • è previsto un incremento per gli ammortizzatori sociali e una riduzione dell0 0,8% dei contributi a carico dei lavoratori per tutto il 2022;
  • per quanto riguarda le pensioni si passa dalla quota 100 a quota 102 (64 anni di età e 38 anni di contributi) per chi anticipa l’uscita dal proprio rapporto di lavoro ed è prevista anche la figura dell’APE sociale per i lavori gravosi o oltremodo pesanti, che esigono un impegno notevole,  e per le attività usuranti.

Inoltre cambia il reddito di cittadinanza; c’è il fermo alle delocalizzazioni; ci saranno assunzioni nella scuola e nella P.A. e sono stati destinati maggiori fondi alla Sanità e alla ricerca.

In sintesi la legge di Bilancio è una manovra espansiva che si concretizza in un aumento del PIL del 4,7% in termini reali (a prezzi costanti e cambiamento delle sole quantità) e del 6,4% in termini di valore nominale (a prezzi correnti, con aumento sia delle quantità e sia dei prezzi) e in una previsione di maggiori entrate fiscali dello 0,7% per quanto riguarda le imposte dirette, (nonostante le minori entrate di 8 miliardi di euro per la rimodulazione con la riduzione delle aliquote fiscali) e di un aumento delle imposte indirette (IVA ecc…) come conseguenza positiva della crescita economica prevista.

Sul lato delle uscite si prevedono investimenti che insieme a quelli derivanti dal PNRR rappresentano una parte fondamentale della crescita economica.

Anche se la parte della manovra che rappresenta un indebitamento netto (23 miliardi circa) sarà finanziata dai fondi del PNRR che entreranno nel 2022, gli interessi su tale debito potrebbero pesare sul bilancio dello Stato e incrementare ulteriormente il debito pubblico del nostro Paese.

La manovra pertanto non tocca il debito pubblico, cercando di sterilizzarne gli effetti e/o di ridurlo. La sua riduzione dovrebbe avvenire dall’incremento del PIL e dalla conseguente crescita economica in termini di maggiori entrate fiscali e dagli interventi della BCE già indicati nel mio scritto su menzionato.

Un pericolo possibile a ridurre gli effetti espansivi della manovra potrebbe venire dall’incremento del tasso di inflazione che a livello europeo si prevede possa assestarsi al 5%. Riporto letteralmente da un articolo de “Il Sole 24 Ore” di sabato 8 gennaio 2022 a firma di Vito Lops e Marco Valsania quanto segue: “Gli investitori hanno lanciato un messaggio chiaro nella prima turbolenta settimana finanziaria del 2022: le incognite inflazione e tassi fanno paura. Lo dimostrano la reazione negativa ieri di Wall Street all’ennesima corsa dei rendimenti (alimentata a sua volta dall’aumento oltre le attese dei salari a dicembre) e l’andamento contrastato dei listini europei di fronte alla stima flash dell’Eurostat sull’inflazione che  a dicembre dovrebbe salire al 5% (rispetto al 4,9%) smentendo coloro che ipotizzavano che il caro-prezzi avesse già raggiunto un picco. Inflazione e tassi fanno paura soprattutto in un contesto pandemico nuovo, quello in cui il moltiplicarsi dei contagi non spinge le banche centrali ad ammorbidire i toni….”

Quanto riportato evidenza in tutta la sua gravità il momento di crescita dei prezzi e del tasso di inflazione che potrebbe, se aumentasse ulteriormente e in maniera sensibile, ridurre se non annullare gli effetti positivi della manovra di Bilancio su richiamata.

Antonio Mascolo