Giuseppe Sacco, ieri, ha parlato del “sonnambulismo” in cui siamo un po’ tutti immersi mentre la crisi ucraina giunge a quei livelli che sono giustamente comparabili alla situazione che portò all’esplosione del Primo conflitto mondiale (CLICCA QUI).

Joe Biden si dice convinto che la Russia attaccherà l’Ucraina, anche se Putin non sarebbe intenzionato ad un conflitto globale. Così ricorda a Mosca che pagherà “un duro e caro prezzo” per sfidare l’Occidente. Il Presidente americano si è detto comunque pronto alla discussione con Putin e non ha escluso la possibilità di un nuovo incontro a due.

L’intervento di Biden viene dopo che la scorsa settimana si è chiusa con un nulla di fatto la serie d’incontri, condotti tra Ginevra, Bruxelles e Vienna, dove si sono tenuti, rispettivamente, il confronto tra due vice ministri degli esteri Usa e Russia, la riunione dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) e, infine, la verifica diretta tra Nato e Russia. Da questa tornata di riunioni è stata esclusa l’Unione europea i cui singoli paesi, però, fanno parte sia dell’Alleanza atlantica, sia dell’Osce. Ma non è la stessa cosa, proprio mentre l’Unione europea fa ufficialmente sentire– con forza il proprio sostegno all’Ucraina. In ogni caso, già dopo l’incontro di Bruxelles, era chiaro il fallimento di un tentativo che sembrava avere il sostegno, sia di Putin che di Biden.

Il Capo della Casa Bianca, però, non sembra godere del pieno consenso non solo dell’opposizione repubblicana, ma anche di parte di alcuni influenti della sua Amministrazione. Lo si è visto nel modo in cui sono stati minimizzati o passati sotto silenzio, ed immediatamente archiviati, i suoi ripetuti tentativi di dialogo non solo con Putin, ma anche con Xi Jinping(CLICCA QUI).

Un ruolo sorprendentemente ed impropriamente attivo – e da “falco” – è stato inoltre svolto dal norvegese Stoltenberg, autore di dichiarazioni  come “C’è un rischio reale di conflitto armato in Europa(CLICCA QUI ) Ma Stoltenberg  è solo il Segretario Generale della “Organizzazione dell’Alleanza”, mentre l’assunzione di posizioni a carattere propriamente politico, e che possono portare a conseguenze gravi come quelle dichiaratamente in ballo nel presente frangente, spettano alla “Alleanza” e ai suoi paesi membri.

E’ molto evidente che entrambe le forze in campo rappresentano un insieme di posizioni e che la diplomazia di ciascuno è costretta a tenere conto della sensibilità della propria opinione pubblica, del complessivo sistema economico produttivo e degli scambi, del cosiddetto “apparato militare-industriale”. Diverse sono le prospettive da cui mondi complessi, e i cui presupposti di partenza e le finalità sono in alcuni casi persino divaricate, guardano ai motivi di frizione e alla possibilità che essi diano corso a veri e propri conflitti armati.

Dopo il fallimento dei giorni scorsi è in prima persona il segretario di Stato americano, Antony Blinken, a recarsi in Ucraina, con due giorni d’anticipo sul previsto incontro con il Ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, organizzato per domani a Ginevra. Blinken si è fatto precedere della constatazione la Russia potrebbe lanciare un attacco con un preavviso molto breve e dall’invito rivolto a Mosca d’intraprendere un “percorso diplomatico e pacifico”, oltre che dall’annuncio dello stanziamento di 200 milioni di dollari a sostegno della sicurezza ucraina. Tra la visita a Kiev e il confrontò con Lavrov, Blinken avrà colloqui con i rappresentanti tedeschi, francesi e britannici a Berlino, con l’evidente tentativo di superare i malumori emersi a seguito del mancato loro coinvolgimento.

Appare abbastanza chiaro che il titolare del Dipartimento di Stato intende provare a ricercare il bandolo della matassa (che secondo alcuni lo stesso Blinken avrebbe molto contribuito ad aggrovigliare) e provare a rimettere sulla carreggiata diplomatica quello che sembrerebbe non andare per il meglio sotto altri profili. Non è un caso se a corollario sulle notizie del viaggio di Blinken al di qua dell’Atlantico, alti funzionari del Dipartimento di Stato hanno parlato della possibile offerta ai Russi della “via d’uscita diplomatica”, pur ribadendo che  la Casa Bianca non esclude alcuna opzione. Il Segretario di Stato Usa ha ribadito questi concetti: “Spero fortemente, fermamente che possiamo mantenerci su un percorso diplomatico e pacifico, ma alla fine, questa sarà la decisione del presidente Putin”.

Questo significa che, forse, Blinken consegnerà a Lavrov la risposta alle richieste rivolte da Mosca ai governi occidentali di non prevedere mai l’adesione dell’Ucraina alla NATO e che le attività dell’Alleanza occidentale dovrebbero essere limitate esclusivamente negli Stati membri, non oltre i confini della Polonia?

Abbiamo dinanzi, dunque, dei giorni cruciali che serviranno a dirci se d’ora in poi il processo tanto critico in corso tra Usa, Ucraina e Russia tornerà in mano alle diplomazie o se sentiremo di nuovo parlare soprattutto i diversi ministri della difesa, come accaduto negli ultimi giorni.