E’ con i grandi conflitti dell’era moderna che la questione della Pace assume un peso sempre crescente negli interventi dei Pontefici fino a diventare parte importante del complessivo Insegnamento sociale della Chiesa.

Fu Benedetto XV a dedicare al tema della Pace la prima enciclica, la “Pacem, Dei munus pulcherrimum” (CLICCA QUI), il 23 maggio 1920. Si era nell’immediatezza della conclusione della Prima guerra mondiale per evitare la quale Papa Giacomo della Chiesa era decisamente intervenuto nel ’17 parlando di “un’inutile strage”, ma restò inascoltato. Strage che in effetti portò, stando alle stime ufficiali, a 17 milioni di morti, tra civili e militari, oltre che 20 milioni tra mutilati e feriti. Numeri tali da agitare le preoccupazioni generali per le inevitabili conseguenze sui rapporti tra i popoli. Non a caso, nella sua enciclica, Benedetto, pur ricordando gli accordi di pace appena sottoscritti, constatò come restassero “tuttavia i germi di antiche inimicizie”.

Inascoltato fu pure Pio XII quando, alla immediata vigilia dell’invasione della Polonia da parte dei nazisti, destinata ad avviare la Seconda guerra mondiale, espresse la famosa frase: «Nulla è perduto con la pace; tutto può essere perduto con la guerra».

La “Pacem in Terris”di Giovanni XXIII (CLICCA QUI), del 1963, cui dedica oggi un intervento Domenico Galbiati (CLICCA QUI) è stata definita un vero e proprio “spartiacque nella storia della riflessione teologica cattolica sui temi della guerra e della Pace”. Siamo di fronte al superamento della dottrina della “guerra giusta”, tema invece riproposto qualche giorno fa dal Patriarca della Chiesa ortodossa russa, Kirill, per giustificare l’aggressione all’Ucraina (CLICCA QUI). Con la “Pacem in Terris” inizia l’approfondimento della relazione tra la Pace e  i fondamenti della dignità umana basati sulla libertà e sulla giustizia. L’Enciclica di san Giovanni XXIII giunse nel pieno della cosiddetta Guerra fredda. Il Muro di Berlino era stato edificato appena due anni prima e nel 1962 il mondo era giunto sull’orlo del conflitto diretto tra Stati Uniti e Russia a causa della crisi dei missili cubani.

Sarà Paolo VI, nel 1967, con la “Populorum Progressio” (CLICCA QUI) ad indicare lo “sviluppo integrale dell’uomo” quale alternativa al conflitto e alla divisione e in grado, dunque, di dare sostanza e, persino, il nome nuovo e più veritiero alla Pace. Tema che vent’anni dopo, proprio al cadere dell’anniversario della “Populorum Progressio” e all’insegna della costruzione della “solidarietà” tra i popoli, svilupperà ulteriormente Giovanni Paolo II con la pubblicazione dell’enciclica “Sollicitudo rei socialis” (CLICCA QUI).

Papa Francesco ha voluto più volte affrontare, anch’egli, il tema della Pace, così come numerose volte era intervenuto il suo predecessore Benedetto XVI, di cui si ricorderà l’accorato appello “Mai più violenza! Mai più guerra! Mai più terrorismo! In nome di Dio ogni religione porti sulla terra Giustizia e Pace, Perdono e Vita, Amore!” del 2011 (CLICCA QUI). Così come di Papa Ratzinger si deve ricordare la riflessione sulla necessità di giungere ad un nuovo ordine mondiale diretto al superamento delle disuguaglianze economico -finanziarie che stanno sempre alla base di ogni conflitto e di ogni guerra (CLICCA QUI).

Papa Francesco ha sempre sollecitato a capire come “Pace, giustizia e salvaguardia del creato sono tre questioni del tutto connesse, che non si potranno separare in modo da essere trattate singolarmente, a pena di ricadere nuovamente nel riduzionismo” (CLICCA QUI). Un ragionamento che trova nella “Laudato si'” (CLICCA QUI) la pietra miliare per incamminarsi in piena consapevolezza lungo la strada che porta ad “un’efficace cura della terra, nostra casa comune, e dei poveri”.

Francesco, così, giunge a dire: “Che decisione coraggiosa sarebbe quella di «costituire con i soldi che s’impiegano nelle armi e in altre spese militari un “Fondo mondiale” per poter eliminare definitivamente la fame e contribuire allo sviluppo dei Paesi più poveri”.

Papa Bergoglio, oltre a spendersi quotidianamente per il superamento dei tanti conflitti che insanguinano e dividono il mondo, e lo sta facendo con insistenza particolare da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, è tornato a dirci cosa siamo chiamati noi a fare per contrastare i passi indietro che sta compiendo l’umanità, al punto che l’attuale Pontefice è costretto a scrivere nella sua recentissima “Fratelli tutti” (CLICCA QUI): “Ma la storia sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi”. E questo perché “il nostro mondo avanza in una dicotomia senza senso, con la pretesa di garantire la stabilità e la pace sulla base di una falsa sicurezza supportata da una mentalità di paura e sfiducia” e  “i sentimenti di appartenenza a una medesima umanità si indeboliscono, mentre il sogno di costruire insieme la giustizia e la pace sembra un’utopia di altri tempi”.

E, invece, Francesco ci sollecita a “ricominciare” perché “ogni giorno ci viene offerta una nuova opportunità, una nuova tappa. Non dobbiamo aspettare tutto da coloro che ci governano, sarebbe infantile. Godiamo di uno spazio di corresponsabilità capace di avviare e generare nuovi processi e trasformazioni. Dobbiamo essere parte attiva nella riabilitazione e nel sostegno delle società ferite”.

In questo modo si può riscrivere il termine Pace sapendo che la sua declinazione è quella di “un pianeta che assicuri terra, casa e lavoro a tutti”. Secondo Francesco questa “è la vera via della pace, e non la strategia stolta e miope di seminare timore e diffidenza nei confronti di minacce esterne. Perché la pace reale e duratura è possibile solo «a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana.

CV