Il regista Antonio Silvestre sta realizzando un film-documento su Donato Menichella, ambientandolo in Banca d’Italia e dando risalto al monumento che a Biccari suo paese natale,31 anni fa, riuscii a realizzare con l’aiuto della Banca d’Italia e dall’IRI, le due istituzioni, potenziate e volute dall’illustre biccarese.
E un’attenzione giustificata perché proprio quel monumento ci ricorda che l’attualità del modello d’intervento dello stato in economia dell’illustre banchiere offre la risposta alle due sfide che l’Italia deve affrontare nel 2026.In particolare: .
- Mancata realizzazione dello sviluppo sostenibile
Determinata dalla bocciatura ,da parte di Agenda 2030,di tutte le delibere regionali relative allo sviluppo sostenibile perché carenti della relativa declinazione territoriale.
- Ostacoli nel reperimento delle relative risorse finanziarie
Mancanza di risorse finanziarie disponibili nel bilancio dello Stato ed in quello della UE mentre il ricorso ai Fondi del PNRR non è più possibile dopo il 30giungo 2026.
La doppia risposta dal vantaggio competitivo del Modello di Donato Menichella
A)Assicurato lo sviluppo sostenibile
La mancata declinazione territoriale dello sviluppo sostenibile, è dovuta alle normative regionali di riordino dei poteri locali rimaste legate ai procedimenti burocratico-/amministrativi del patto di Stabilità Interno, peraltro abolito e sostituito con l’equilibrio di bilancio proprio dalla stessa legge n.56/2014 che detta normativa regionale doveva recepire. Levoluzione si deve al modello originario di Pubblica Ammirazione di Donato Menichella che, con l’istituzione dell’IRI nel 1933 epoi della Cassa per il Mezzogiorno del 1950 ,propose l’idea di un’efficienza della P.A non legata solo alla conformità alla legge ma anche alla valutazione degli effetti economici della sua attività.
Questo modello innovativo della P.A. sistemato teoricamente da Mario Draghi con la sua teoria della Qualità delle istituzioni, è stato “territorializzato” da Antonio De Caro. Da Presidente Nazionale ANCI, ha ottenuto l’approvazione unanime degli 8000 sindaci che, nelle Assemblee Nazionali ANCI di Parma (2021)e Bergamo(2022), hanno approvato il modello da lui proposto. Trattasi della proiezione sul territorio della capacità dei comuni di realizzare il buon Andamento della Pubblica Amministrazione Locale stabilita dall’evoluzione normativa che ha accettato l’intuizione di Donato Menichella: osservanza della legge, equilibrio di bilancio e concorso alla stabilità del Debito Pubblico. Peraltro riconosciuta anche dalla Corte dei Conti
Questa decisione che seppellisce per sempre lo storico contrasto tra un Sud sprecone ed un Nord virtuoso, trova la sua concreta realizzazione nel Fondo di solidarietà comunale ANCI, alimentato con una quota del gettito IMU di spettanza dei comuni stessi e basato su criteri di riparto perequativo a Vantaggio dei Comuni meno dotati.
B )Reperite le risorse finanziarie necessarie
Donato Menichella per rimediare all’inadeguata copertura finanziaria della Legge n. 646 /1950che creo l’intervento straordinario nel Mezzogiorno segui l’esperienza di De Gasperi che aveva inventato un nuovo spazio fiscale, le casse Rurali che sottrassero i contadini trentini alle angherie degli usurai ed all’insensibilità del governo austro-ungarico. Infatti, dotando di un’anima bancaria la Cassa per il Mezzogiorno creo anche lui un nuovo “spazio fiscale” perché le risorse finanziarie erano reperite sul mercato. Conseguì, così, un risultato storico mai più raggiunto in seguito : il reddito pro capite del Sud si avvicinò a quello del Nord. Questo modello ha trovato applicazione da Mario, Draghi con il suo “spazio fiscale aggiuntivo” indicato come unica risorsa finanziaria per realizzare il Rapporto sulla Competitività dell’Europa, essendo privo di adeguate risorse il bilancio della UE.
Inoltre, detta risorsa finanziaria aggiuntiva risolve il problema della grave crisi idrica pugliese ricorrendo all’Acquedotto Pugliese (per dimensione il più grande acquedotto pubblico di Europa) che può usufruire dei Fondi di Coesione i quali, a differenza dei Fondi del PNRR non sono a debito. Tuttavia, dopo la riforma Fitto, esigono preventivamente prove di capacita gestionale che AQP è in grado di fornire dati suoi eccellenti risultati gestionali.
Infine, la qualità europea raggiunta da questa istituzione ne fa un punto di riferimento per la definizione di un approccio integrato alla protezione e gestione delle risorse idriche che la Commissione UE si e impegnata a realizzare ricorrendo a Fondi comunitari che sono a debito come quelli del PNRR.
Il compito dei 258 Sindaci pugliesi
Poiché i 258 sindaci pugliesi in sede nazionale hanno accettato all’unanimità il Modello di Finanza locale del Presidente Antonio De Caro, non si vede perché non debbano impegnarsi insieme a realizzarne la declinazione territoriale pugliese, rispettando cosi la pregiudiziale posta dall’Agenda 2030.
Di qui l’attuazione, dopo quasi 10 anni, dell’art. 4 (legge regionale 27/V/2016 n.9) che stabilisce la Conferenza Regione /Citta Metropolitana al fine di condividere modalità di collaborazione e di raccordo nonché di definire azioni d’interesse comune. Completamene abbandonato per l’insuperabilità dei contrasti tra i sindaci è oggi realizzabile. Perché come accennato in precedenza la declinazione pugliese del Modello di Antonio De Caro deve avvenire all’unanimità così come il modello generale del quale à solo una proiezione. Infatti individua il criterio di oggettiva virtuosità finanziaria, che consente a Lecce, Brindisi, Taranto, Foggia e BAT di usufruire delle maggiori utilità prodotte dall’area metropolitana barese nella quale si addensano i maggiori investimenti. Sarà così possibile saldare la Puglia non metropolitana alla Puglia metropolitana, condizione indispensabile per garantire lo sviluppo sostenibile dell’intera regione
Ma questo governo all’unanimità è un’ utopia? No, se teniamo conto dell’esperienza di governo all’unanimità sperimentata da Bari, nel 1946. Al Consiglio comunale il prof. Michele Troisi, segretario della Democrazia Cristiana, rivolse un appello: rinunziamo agli interessi elettorali per combattere insieme la miseria di Bari, devastata dalla guerra. L’appello fu approvato, eleggendo all’unanimità sindaco il democristiano Vitantonio Di Cagno che presiedette una Giunta, nella quale erano presenti tutti i partiti, durata dal 1946 al 1952.
L’odierna Bari deve moltissimo a quell’autentica isola di civile collaborazione nel mare del violentissimo scontro ideologico di quegli anni, coraggiosa anticipazione dell’art.2 della Costituzione e di ben sette anni, dell’innovativa politica del Sindaco di Firenze, Giorgio La Pira.
Conclusioni
L’attualità dell’esperienza barese è che, come allora, l’unanimità fu il punto di forza per superare gli interessi elettoralistici dei partiti per il bene di Bari, così oggi l’unita dei 258 sindaci, diventa il punto di forza per riempire di contenuti la concertazione Regione /Città metropolitana.
E’ il risultato della composizione dei contrasti d’interessi, coessenziali a tutte le società, ricorrendo ad una mediazione compositiva dotata di effettiva operatività. Consente, infatti, di eliminare le disfunzioni della governance determinate dal diverso peso demografico dei comuni, superare egoismi municipalistici, la storica frammentazione territoriale e la tradizionale modestia decisionale in ambito territoriale.
I 258 sindaci pugliesi assicurano così lo sviluppo sostenibile trasformando la Puglia da Pane dell’Europa “mezzo crudo” a regione europea fondata sulla sostenibilità.
Antonio Troisi