Per le prossime elezioni regionali sono già attese molte liste che guardano all’azione politica sulla base dell’adesione al pensiero popolare e cristiano democratico. Sono tutte divise tra di loro, però, e tutte presentate seguendo la logica degli schieramenti più che dei contenuti.

La stagione della diaspora è lunga a morire. L’onda lunga del bipolarismo continua a produrre i suoi effetti. Uno dei primi è quello delle condizioni d’irrilevanza e d’indifferenza in cui si trova, ovviamente sul piano politico, l’esteso mondo dei cattolici italiani.

Al prossimo, immediato appuntamento elettorale regionale avremo ancora liste di appoggio ai candidati presidente del centrosinistra e altre collocate nel centrodestra. Vi sono poi i cattolici organicamente confluiti nella Lega e quelli che con gli ex comunisti hanno finito per dare vita al Pd.

I risultati raggiunti da questa diaspora? Prossimi allo zero. Per quanto riguarda i collocati nel centrosinistra basta ricordare non solo la legge cosiddetta Cirinnà, ma anche tanti provvedimenti che hanno contribuito all’indebolimento e alla scomposizione del mondo del lavoro e la creazione di tanto precariato. Guardando a destra, assistiamo all’incapacità di arginare l’onda sciovinista del salvinismo che offre il meglio di sé con l’antieuropeismo e la scelta di alleanze internazionali destinate a portare l’Italia al di fuori dal consesso del mondo occidentale, l’ostilità preconcetta verso gli immigrati e il continuare lungo una deriva divisiva tra Nord e Sud.

Politica Insieme, invece, è impegnata sulla base di una scelta di autonomia. Avendo ben presente cosa significhi parlare d’ispirazione cristiana in politica. Certo, non la formazione di un “partito cattolico” o perseguendo la non realistica idea di concepire una generica e indefinita “unità politica dei cristiani”, disancorata da un progetto di rinascita e articolato attraverso proposte concrete, in grado di richiamare l’interesse della gente. E’ molto irrealistico pensare di mettere assieme, oggi, i cattolici schierati con la Lega e quelli che stanno nel Pd.

Si tratta in ogni caso di uscire dalla logica degli schieramenti e di lanciare un’ipotesi di presenza politica aperta a tutti, ma ancorata a precise scelte che riguardano la collocazione internazionale ed europea dell’Italia, l’assetto istituzionale, la riforma della Giustizia, un autentico sostegno alla famiglia, una parola ferma sul rispetto della Vita che per noi è quella che va dal concepimento alla sua fine naturale.  E’ un ampio ventaglio di questioni su cui molti laici si ritrovano sulla base dell’aderenza alla linea indicata dalla Costituzione. Quella che assicura alla vita delle istituzioni, all’attività legislativa e amministrativa più contenuti di Solidarietà, di Sussidiarietà, di Giustizia sociale e di rispetto per la dignità umana e per la Vita.

Noi continuiamo a lavorare perché quest’onda della diaspora possa spiaggiare il giorno in cui, giungendo una legge elettorale d’impronta proporzionale, sarà possibile liberarsi di quella cappa di piombo in cui ci hanno messo tutti i sistemi elettorali di natura maggioritaria applicati finora. Non hanno assicurato la governabilità, o fermato la corsa alla creazione dei gruppetti parlamentari o  impedito i tanto frequenti cambi di casacca. Soprattutto, non hanno migliorato la qualità della classe politica e rafforzato il rapporto tra eletti ed elettori.

I politici, espressione della società civile, ne perpetuano le stesse caratteristiche e gli stessi difetti. Così, ogni testa è un partito e, dopo 25 anni di scontro contrapposto tra due estremi, si è perso il gusto per lo spirito della coalizione, dell’applicazione di un atteggiamento interessato alla ricerca della mediazione costruttiva, del dialogo più che dello scontro, per i convergere su progetti di lungo respiro tramite cui sia possibile ricomporre l’inevitabile, e persino necessaria, dialettica tra interessi concorrenti, se non contrapposti.

Questa difficoltà a trovare più i punti di convergenza, piuttosto che quelli di distinzione, è ancora presente tra i vertici dei partitini e i gruppi d’estrazione cattolica. Anche nell’associazionismo che si occupa di sociale. Così, ci troviamo tutti quanti a riconoscerci dei residuali.

Questo perché le distinzioni, utili e necessarie all’interno di una visione generale condivisa, soprattutto nel momento della comune constatazione che il mondo è divenuto più articolato e complesso, emergono sulla base della scelta di schieramento e non sulle soluzioni da indicare. Se su tante questioni è possibile giungere a conclusioni molto simili, sulle formazione delle liste emergono sempre ostacoli insormontabili perché principalmente legati a interessi personali e di gruppo.

La situazione della Campania è emblematica. Con il centrodestra si dovrebbe schierare una lista che prova a richiamare il voto dei cattolici. A sinistra potrebbero essere organizzate anche fino a tre liste che si richiamano al nostro mondo.

Così, il nostro amico Alfonso Barbarisi, coordinatore regionale di Politica Insieme in Campania, riflette ad alta voce e sottolinea, riferendosi al nostro Manifesto ( CLICCA QUI ) e alle indicazioni continuamente fornite da Stefano Zamagni, quanto sia richiesto uno scatto di generosità diversa, sulla base della constatazione che ben altro è atteso viste le condizioni complessive dell’Italia tutta, in “una situazione, che non dà scampo e che ha bisogno di una vera trasformazione, non di solo riforme, e soprattutto di un’etica politica di grande respiro”.

E’ molto importante riflettere su tutto ciò visto che siamo in prossimità della convocazione dell’Assemblea Costituente per la nascita di un “nuovo” soggetto politico intenzionato a rappresentare un’autentica novità, per credenti e non credenti, nel panorama politico italiano.

Dobbiamo andare in questa direzione sapendo qual è il contesto e quali le reali condizioni in cui ancora versa una parte del mondo cattolico interessato alla politica. Soprattutto, i vertici dei gruppi e delle organizzazioni che lo compongono, mentre in quella che possiamo definire la base, nei territori, tra le persone singole e i gruppi organizzati autonomamente, magari in liste civiche indipendenti, la musica è tutta diversa e si diffonde la richiesta di un qualcosa tutto diverso.

A fronte della diaspora che continua c’è bisogno uno sforzo in più di convergenza, certi che giungeranno tempi più propizi quando taluni processi storici si esauriranno. Questo sarà inevitabile con l’arrivo di una legge elettorale d’impronta proporzionale.

Noi intanto partiamo del Manifesto e dai suoi sottoscrittori. L’Assemblea costituente definirà sempre meglio le caratteristiche di un pensiero politico autonomo, i contenuti di un Piano di rinascita nazionale e individuerà il modo in cui sia possibile far emergere facce nuove e contribuire alla creazione di un nuovo ceto politico di cui anche il mondo cattolico ha bisogno.

Su queste basi, dovrà proseguire il lavoro sulla linea di convergenza, perché solo così si rivelerà costruttivo.

Giancarlo Infante

 

Immagine utilizzata: Pixabay

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