Che brutto spettacolo quello offerto dai “cacicchi” che tengono in ostaggio i propri partiti in occasione delle candidature per le prossime regionali. E ciò vale a sinistra come a destra.
La verità è che la vergogna è generale. Chi baratta affetti di famiglia e chi si preoccupa solo di lasciare intatto il proprio potere personale o di cordata. E non ci sono neppure differenze di latitudine visto che lo spettacolo è lo stesso che si parli di Campania, Puglia o Veneto.
È la logica di un sistema. La smentita della qualità “superiore” del bipolarismo che ha finito per creare valvassori e valvassini. È la logica dei “signori della guerra” che, proprio grazie a questa politica, hanno sostituito i “signori delle tessere”.
E i partiti sono vittime del meccanismo creato da loro stessi che esclude ogni possibilità di lasciare spazio alla volontà popolare. Se a livello nazionale le segreterie riescono ad imporsi, perché chi va in lista lo decidono a Roma, negli ambiti locali, salvo rare eccezioni, la danza è menata dai capibastone di periferia.
E si arriva a qualcosa che ha di paradossale. Da un lato, si candidano per le regionali quelli che sono stati appena eletti in Europa. E non si capisce perché siano andati a Strasburgo solo per pochi mesi. Oppure, c’è il caso di Occhiuto in Calabria che decide in assoluta solitudine che si deve andare alle elezioni regionali senza aver ricevuto neppure una richiesta per un voto di sfiducia.
Insomma, dove ci si gira e rigira lo spettacolo è desolante. Mancano dei veri leader capaci di pagare un prezzo momentaneo per far registrare, però, un sussulto di dignità e rendere davvero solida una prospettiva di quel cambiamento richiesto dagli italiani.
E non parliamo poi dei “grilli parlanti” che in una regione si allenano con quelli di una parte, ma in un altra pontificato sul fatto che quegli stessi non vanno invece bene. ![]()