Del cosiddetto “centro”si è discusso e tuttora se ne discute ad iosa, fin quasi a venirne a noia.

Finora, sembra una sorta di ameba che si dilata o si ritrae senza sosta, in funzione delle condizioni al suo contorno, cosicché non c’è mai un perimetro che la delimiti, conferendole una forma definita una volta per tutte. Anzi, l’ameba si muove ed avanza solo in ragione di questa duttilità del suo bordo. E l’analogia si ferma qui.

Il “centro” se vuole proporsi come nuovo soggetto politico nel panorama complessivo del nostro sistema deve, invece, darsi una configurazione stabile per essere recepito come interlocutore credibile dagli altri attori in campo.
Senonche’ finora del “centro” si è discusso molto in termini di schieramento, in quanto alternativo e non, alla fin fine, più o meno forzosamente consensuale al bipolarismo maggioritario. Ed altrettanto se n’è parlato parecchio sul piano del “metodo”, a cominciare – giusto o sbagliato che sia – dalla moderazione e quant’altro. Al contrario, è mancata – se non per accenni e forse dando per scontate troppe questioni, invece controverse – una riflessione ponderata sui contenuti, su quella dimensione di “coalizione di programma”, che senza ledere l’autonomia di qualunque realtà
vi concorra, trova, appunto, nel “programma”, la conciliazione necessaria e la sua stessa ragion d’essere.

La mobilità dei confini – oltre che a ragioni meno nobili di primato od a gelosie di ruolo che si rincorrono e si accavallano l’ una sull’ altra – e dovuta anche a quel tanto di non detto e non asseverato sul piano degli indirizzi programmatici.

Eppure, anche su questo piano, un “centro” che fosse “consistente”, secondo la valenza scientifica del termine, cioè dotato di una coerenza interna, a prova delle mille contraddizioni possibili, sarebbe alternativo a ciascuno dei due poli, anche sul piano dell’attendibilità della proposta. Attraversati, l’uno e l’altro, da dissonanze, che vengono, in qualche modo, ricomposte o velate in occasione dei momenti elettorali, ma non cessano, per questo, di essere sostanziali.

Il progetto del “centro” ha bisogno, a questo punto, di almeno due versanti.
Una abbondante dose di generosità
da parte di tutti i contraenti, onde evitare che il cammino si interrompa o cammini zig-zando, secondo le voglie estemporanee di questo o di quello, smarrendo la propria strada in una rincorsa al primato ed alla visibilità dell’uno, dell’altro o dell’altro ancora.
Soprattutto è, inoltre, necessario concordare caposaldi condivisi attorno ai quali aggregare il programma. Assumendo, a nostro avviso, sopra le altre, la priorità di una politica dei diritti sociali – lavoro, casa, educazione, cultura, salute, cura delle fragilità – che crei le condizioni elementari per una vita sicura ed ordinata delle famiglie.

Del resto, solo recuperando la coesione sociale smarrita, si puo’ ricreare un rapporto di fiducia tra cittadini ed istituzioni.

Domenico Galbiati

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