Si sente spesso dire: ma cosa mai può essere il “Centro” in questo mondo politico e sociale così polarizzato?
Ebbene, leggiamo il discorso integrale fatto da Francçois Bayrou davanti al Parlamento francese poco prima dello (scontato) voto di sfiducia al suo Governo e ne avremo un esempio molto efficace.
Vi ho trovato il filo di uno spirito degasperiano, pur tradotto nelle espressioni tipiche della cultura nazionale francese. Parole di coraggio e di verità, che neppure il Presidente Macron aveva finora pronunciato.
“Sono rimasto colpito dai messaggi che ho ricevuto parlando delle giovani generazioni e del peso che grava su di loro”, ha detto tra l’altro Bayrou. “Essi portano e porteranno, per venti o trent’anni, o anche più a lungo, il peso delle migliaia di miliardi di debiti che i loro genitori hanno contratto e che loro stessi dovranno sostenere. Non contratti per equipaggiare il Paese per questi giovani, non decisi per il loro futuro!” Ed ha aggiunto: “Lasciate che gli anziani uniscano le forze per alleviare il debito che i più giovani dovranno pagare! Non dite loro che li amate, che vi prendete cura di loro, se fingete di ignorare il peso schiacciante che grava sulle loro spalle”.
Un appello che naturalmente l’Assemblea ha respinto al mittente con sufficienza, decidendo di porre fine al Governo Bayrou per rincorrere le pulsioni di un popolo arrabbiato, diviso e radicalizzato in vista di qualche beneficio elettorale a breve. Che lo abbiano fatto gli sfasciacarrozze della Destra e della Sinistra radicale è più che logico. Che lo abbiano fatto i socialisti è inquietante.
Un altro tassello aggiunto al triste mosaico del declino politico dell’Europa, ad opera del Parlamento di uno dei suoi principali Paesi Fondatori.
Putin se la ride sotto i baffi (che – a differenza del suo Maestro dell’era sovietica – non ha) e prosegue, politicamente sempre più vincente, i suoi attacchi militari all’Ucraina, con la tacita benché altalenante copertura politica di Trump e la solidarietà dei gentiluomini riuniti alla recente parata di Pechino. Nel frattempo, ci sorbiremo gli slogan vuoti della sinistra parolaia alla Melenchon, i balbettii dei socialisti sopravvissuti e l’arroganza antieuropea e filo russa della Le Pen e dei suoi alleati anche italiani.
L’inconsistenza politica del “Centro” comporta in realtà che – in Francia come in molti altri Paesi europei – si appanni anche la sinistra riformista. Divorziando dal Centro (che a sua volta, per pavidità e calcoli di bottega – diciamolo con chiarezza, senza dare, alle solite, la colpa ai sistemi elettorali – non trova da tempo il coraggio di “esistere” compiutamente), essa perde in larga parte i contatti con la realtà. E la Destra va a nozze. Già, la realtà. “Signore e signori, avete il potere di rovesciare il governo, ma non avete il potere di cancellare la realtà”, ha concluso Bayrou.
La realtà vince sempre e comunque, alla lunga. E troverà strade diverse da quelle della Democrazia per imporsi, se la Politica abdica ai suoi doveri. Il sonno del Centro genera i mostri del radicalismo populista e delle pulsioni nazionaliste. Perché il Centro non è una “ideologia” (men che meno intesa come automatica proiezione civile di un credo religioso) e neppure semplicemente lo spazio residuo tra Destra e Sinistra. É un modo di vivere e di guidare l’evoluzione sociale con le virtù di equilibrio, coraggio, responsabilità e visione di lungo periodo. Non è “moderatismo”, ma istanza radicalmente innovativa declinata secondo le categorie della sostenibilità sociale e democratica.
Ed il “popolarismo di laica ispirazione cristiana” (che del Centro è uno dei pilastri portanti, benché non l’unico) è un metodo col quale interpretare la Democrazia come processo di inclusione e di perseguimento della libertà e della giustizia intese come valori coessenziali. É “personalismo comunitario” vissuto come impegno per tenere assieme le società, soprattutto nei passaggi storici più difficili, e condurle oltre le nebbie con parole di verità, anche sofferte. É rinuncia ad ogni cifra di populismo, anche quando fa cassetta, per restare fedeli alla missione della Politica: al suo ruolo di guida ispirata a “saggezza” e al suo inviolabile profilo etico. È riconoscimento della forza della Politica ed assieme del suo intrinseco limite, che esige perciò il rispetto delle altre dimensioni della vita, ivi compreso quello della trascendenza comunque declinata. É ricerca di “empatia” col popolo, non di pura fugace e accattivante “simpatia”.
Spes contra Spem: è ora e tempo – per “questo” Centro e per “questo” Popolarismo” – di un impegno pienamente “politico”, oltre le convenienze immediate, le congetture del tatticismo, le tentazioni di un rifugio nel solo civismo “a-partitico”. Chi ha i “talenti” li tiri fuori e li condivida, con coraggio. Il resto seguirà. Magari non subito, ma seguirà.
Lorenzo Dellai

About Author