Perché la sinistra italiana sembra così stordita e così divisa di fronte ai problemi e alle sfide del presente, al punto che non pare essere in grado di proporre un’alternativa al centro-destra, se non l’accumulo fisico di ogni “No al governo”, ripristinando nei fatti l’antica filosofia qualunquistica del “Piove governo ladro!”?
La sinistra storica e l’idea di Progresso
Fin dal tempo degli Whigs – non spingiamoci indietro fino ai Levellers, agli Anabattisti e ai Ciompi e, di lì, ai Gracchi e a Spartaco! – la sinistra ha rappresentato politicamente istanze di liberazione economica e sociale, prima di forze antifeudali e poi proletarie.
Con A. Comte e poi K. Marx l’integrazione della tecno-scienza nella produzione – ciò che Marx chiamerà “la coscienza enorme” – ha trasformato l’idea di Progresso da ideale etico-umanistico dell’Illuminismo in ipotesi di promozione e auto-controllo totale dello sviluppo umano.
Con una differenza: per Comte lo sviluppo tecno-scientifico produce spontaneamente il Progresso, per Marx occorre cambiare i rapporti di produzione, abolendo la classe borghese, proprietaria dei mezzi di produzione.
Si profilavano così le due correnti secolari della sinistra continentale: la socialdemocrazia e il comunismo. La prima si accontentava di governare democraticamente la distribuzione dei benefici – la pecora doveva essere tosata, ma non uccisa – la seconda pretendeva il controllo totale della produzione e della distribuzione. Per esercitare il quale occorreva costruire una nuova statualità totalitaria.
Ciò che, in ogni caso, dava legittimità storica alle due correnti era la comune incrollabile fiducia nel Progresso. L’idea di stare dal lato giusto della Storia.
La demolizione della categoria del Progresso
Quando il Progresso ha cessato di essere il faro che “orienta” l’umanità verso l’Oriente, appunto, del sole che sorge, l’Oriente che nel maoismo era “rosso”?
La demolizione del Progresso si trova al punto di convergenza di parecchie linee di attacco. La prima è quella filosofica, per la quale la Tecnica avrebbe assunto, quale potere anonimo, il controllo dello sviluppo umano.
Da Nietzsche, a Martin Heidegger, a Emanuele Severino si leva un grido di dolore: l’uomo sta perdendo il controllo della propria direzione di marcia e del proprio futuro, sostituito da un potere impersonale e oscuro, che taglia alle radici le libertà umane.
La potenza delle biotecnologie, in combutta con la politica, ha generato, secondo Agamben, Cacciari e il defunto Vattimo, la biopolitica, forma suprema della sottomissione dell’Umano.
Una seconda linea si afferma a partire dall’ingresso nella nostra storia della Bomba. Si tratta della controprova che la Tecnica ci spinge verso lidi apocalittici.
Combinata questa certezza con la critica dell’industrialismo, con le ideologie della decrescita, con la denuncia della crisi climatica come prodotto principale dell’azione umana, con l’irruzione della guerra sull’orizzonte europeo, l’effetto ideologico è che il Progresso è diventato pericoloso per la sopravvivenza della specie “homo sapiens”, che finisce paradossalmente di concludere la propria avventura proprio con l’Antropocene.
Si tratta della filosofia del “Geotrauma”: la Terra non è affatto la “Gea”, la “Grande madre”, è una “Gran Matrigna”, ci è ostile e, alla fine, si libererà di noi. Non solo la storia, ma anche la Natura non ci consente la coltivazione di ubbie progressiste. Alla fine, tutto andrà male come è giusto che vada.
Il tecnopulismo e il ronzino di Troia
Una terza linea di attacco muove dall’interno stesso dell’universo intellettuale dei creatori di nuove tecnologie, che hanno creduto per qualche mese di aver trovato in Trump il proprio cavallo di Troia, che, invece, si è rivelato solo “il ronzino di Troia”.
Si tratta dei tecnopopulisti alla P. Thiel e alla E. Musk, che vedono nella democrazia e nello Stato un ostacolo al Progresso e allo sviluppo umano. La loro accusa all’attuale diffusa ideologia del Progresso – sia essa “democratica” o “repubblicana”, cioè sia essa “di destra” o “di sinistra” – è che, in realtà, essa produce stagnazione, pigrizia, conformismo delle elites.
Occorre dunque avventurarsi sulle strade del trans-umanismo e del post-umanismo. I quali sono “pateticamente modesti”: “Non vogliamo solo cambiare i genitali. Vogliamo cambiare tutto: il cuore, la mente, il corpo, l’anima”. Così P. Thiel.
La soluzione alternativa proposta è quella di “andare oltre il Progresso”, è la filosofia dell’accelerazionismo, nella versione che ne ha dato Nick Land: il Progresso nasce da un’accelerazione del capitalismo come processo autonomo, che si sviluppa dall’I. A. e dal collasso delle strutture politico-rappresentative tradizionali.
È la versione modernissima del “laissez faire, laissez passer”, con la differenza che proprietari privati e tecnocrati sono qui le stesse persone, concentrando in ciascuna di loro una potenza economica e sociale totalitaria senza precedenti.
La caduta della sinistra dal cavallo del Progresso
Se ci limitiamo qui alla Schlein, segretaria del maggior partito della sinistra – consideriamo G. Conte solo un furbesco populista che pretende di situarsi oltre la divisione tra destra e sinistra; i democristiani, al riguardo, erano assai più seri! – lei pare avere rinunciato all’idea del Progresso, cioè di uno sviluppo umano fatto di scienza, di tecnologia, di etica.
Nello slancio di balzare a cavallo dell’anti-Progresso, al fine di ridimensionare criticamente le pretese decisamente esagerate sottese a quel vocabolo, ha finito per cadere dall’altra parte, riducendo l’azione della sinistra alla difesa “dal” Progresso tecno-scientifico, con ciò abbandonando il terreno duro della produzione. Come? Elevando una sempre più alta “diga dei diritti”.
La sinistra è divenuta il sindacato dei diritti. La sinistra rousseauiano-marxiana pensava che l’uomo è buono, la società lo rende cattivo, perciò bisogna cambiare la società, a partire dalle sue forze produttive, intrecciate con i rapporti di produzione. L’uomo tornerà buono.
Alla sinistra post-marxiana la manutenzione di questo motore della società e della storia sembra non interessare più. Alla società cattiva si risponde con la burocrazia dei diritti di uno Stato buono.
Si risponde con gli avvocati, con i TAR, con la Corte costituzionale e, si intende, con periodiche manifestazioni “oceaniche”. Che non riempiono il vuoto…
Che la Destra riempie, con il “buon senso” che, a volte, è solo “senso comune” del tutto acritico e inerziale, vedi alla voce Salvini. Ma almeno dà alla gente l’illusione di stare con i piedi per terra.
Con ciò la sinistra, che stava dal lato giusto della Storia, è finita in coda. Lì la posizione è sempre sbagliata.
Giovanni Cominelli