Chissà quanti siciliani e calabresi dovranno sospirare ancora prima di veder realizzato il Ponte sullo Stretto.
Ci risiamo. Dopo il grande “armiamoci e partite” il Ponte – o meglio, persino il suo progetto – resta più che mai in sospeso. Comincia a venire il sospetto che finiremo per la seconda volta ad un contenzioso con le società progettatrici che, dopo anni e anni di studi, calcoli e “lialison” con Matteo Salvini, vedranno sfumare il sogno di passare dai “sospiri” a cemento e cavi da tirare tra le due sponde. Eppure, secondo alcuni, davvero spiritosi, il rincongiungimento tra le sponde avrebbero addirittura una valenza militare e servirebbe a rafforzare la sicurezza in caso di attacco dal Sud. Come se ad un ipotetico invasore potessero interessare le infinite distese dei vigneti del Nero d’Avola della Sicilia o le cittadine calabre che da anni tengono in piede eccellenza come quelle della produzione del bergamotto o di ‘nduja e soppressata.
In effetti, le hanno pensate di tutte. Escluso la necessità di seguire norme e regole o, almeno, quelle su cui, inevitabilmente, era destinata a focalizzarsi l’attenzione della Magistratura amministrativa. E questa non ha approvato il progetto perché troppo cose non funzionano.
Dopo le prime bollenti reazioni, il Governo – che anche in questo caso ha visto lo zampino dei “giudici comunisti” intenzionati, come ha più volte detto Giorgia Meloni, a decidere, loro!, al posto suo e dei suoi ministri – ha dovuto fare una bella retromarcia. E così, ieri, il Cipess (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) ha – nonostante il “noi andiamo avanti” di Salvini – cambiato il progetto definitivo del Ponte approvato lo scorso agosto e subito bocciato dalla Corte dei Conti.
Salvini, in effetti, ripete ancora adesso che “si andrà avanti” e, addirittura – insiste – senza una nuova gara. La quale, invece, sembra dovrebbe obbligatoriamente essere fatta perché, nel frattempo, i costi previsti sono raddoppiati.
Tutte cose su cui il nostro Capitano continua a sorvolare. Così come interpreta a modo suo l’interesse dell’Unione europea al progetto. Interessata, sì, ma senza metterci una lira perché è sì vero che Bruxelles lavora da anni ai cosiddetti “corridoi” che collegano L’Europa da un capo all’altro. Ma ha chiaramente negato il finanziamento ad un opera che non unisce più paesi e non uno solo.
Al dunque, ci risiamo e cominciano a venire seri dubbi sulla fine di questo Ponte per il quale, nonostante le invoglianti idee iniziali, sembrano essere ridotti anche i finanziamenti privati. Le classiche buone intenzioni che, però, finiscono sempre all’italiana. Come non fa a ridursi tutto solo ad un… sospiro. ![]()