C’è un pesante silenzio su quanto accade in Libano da alcune settimane e continua ad accadere a Gaza e in Cisgiordania. C’è la cronaca, c’è l’elenco dei bombardamenti, dei missili lanciati, degli omicidi mirati, delle case distrutte e della fuga di 800.000 persone. Ma quasi sempre in maniera asettica. E le immagini televisive sembrano essere accompagnate da una sostanziale mancanza di commento.
Certo, le immagini parlano da sole, ma non c’è partecipazione ed immedesimazione nella portata della tragedia che si è abbattuta sul Paese dei cedri dove sono uccisi, bombardati e costretti a lasciare, ogni giorno, le proprie abitazioni migliaia e migliaia di palestinesi, sunniti, sciiti e cristiani. Le cose sembra che debbano andare andare così per il mondo della comunicazione, per il Governo italiano e, persino, per le opposizioni che, sia pure sospinte dalle manifestazioni spontanee di piazza, si impegnarono per mobilitare il Paese in occasione della fase più acuta della guerra di Israele contro Gaza.
Eppure, ogni giorno è uno stillicidio di brutte notizie, comprese quelle diffuse da alcune organizzazioni umanitarie sull’uso di bombe al fosforo da parte degli israeliani e, con ciò, riproponendo il tema della violazione delle regole internazionali che vietano l’uso di questo tipo di armi, nonché la palese occupazione di territori di altri paesi sovrani. Negli ultimi giorni, le forze israeliane hanno bombardato strade, distributori di benzina, ponti e centri medici nel tentativo di isolare il sud del Libano dal resto del paese e, di fatto, occupandolo già in parte.
Secondo quanto riporta The Guardian, un rapporto dell’organizzazione non profit libanese Public Works Studio, denuncia che il fosforo bianco è stato utilizzato per bruciare oltre 2.000 ettari (4.940 acri) di campagna nel sud del Libano, “tra cui 873 ettari di fitta foresta con eucalipti e vaste aree coperte da querce e pini”. Ahmad Beydoun, dell’Università di Tecnologia di Delft, nei Paesi Bassi, ha dichiarato al giornale londinese che l’esercito israeliano potrebbe utilizzare il fosforo bianco “come un modo per iniziare a respingere le persone” al fine di creare una “zona cuscinetto” sul lato libanese del confine. “È semplicemente uno strumento pratico da usare per bruciare i campi, credo che sia soprattutto questo”, ha detto. “Serve principalmente a bruciare la terra”.
Su tutto ciò anche chi si è battuto finora per i palestinesi tace. Restano le voci delle Chiese che, ogni tanto, vengono riprese perché proprio non si può fare a meno di darne conto. Ma il grosso dei giornali e delle televisioni sembra distratto da quello che più ci interessa per il petrolio e il gas del Golfo persico.
Il cardinale Pizzaballa, Patriarca dei Latini di Gerusalemme, è costretto ad annunciare che la tradizionale processione della Domenica delle Palme, quella che dal Monte degli Ulivi sale a Gerusalemme, è cancellata e che quest’anno non vi saranno celebrazioni eucaristiche nel luogo dove Gesù venne crocefisso, così, come in tutta la Terra Santa: “Alla durezza di questo tempo di guerra – ha detto- che ci coinvolge tutti, si aggiunge oggi anche quella di non poter celebrare degnamente e insieme la Pasqua. È una ferita che si aggiunge a tante altre inferte dal conflitto. Ma non dobbiamo lasciarci scoraggiare. Se non possiamo riunirci come vorremmo, non rinunciamo alla preghiera”. Le chiese della diocesi- ha precisato il Patriarca – restano aperte. Parroci e sacerdoti, nelle forme e con le modalità possibili, faranno il possibile per favorire la preghiera e la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni pasquali”. ![]()