Bene, voglio subito ringraziare il collega Roberto Leonardi per aver dedicato tempo a rispondere alle mie considerazioni ( CLICCA QUI )  : ci correva l’obbligo ed è giusto che sia così, essendo tutti legati da un giuramento. Nel mio primo scritto ( CLICCA QUI ) mi auguravo di poter suscitare spunti di riflessione utili e quindi posso dire di essere stato esaudito, anzi….troppa grazia Sant’Antonio!! Il mio contributo voleva essere positivo, e quindi vorrei cercare di evitare che alcune mie affermazioni possano generare disorientamento in chi è digiuno di cognizioni mediche. Avverto il peso della responsabilità nell’assumere posizioni che possano essere alternative al sentire prevalente e soprattutto a quelle della scienza ufficiale: provare sommessamente a ipotizzare una visione più completa si scontra contro una produzione enorme di lavori, ci si sente come Davide contro Golia….

Mi sono allora interrogato sull’utilità di continuare il confronto verso punti di vista differenti, seppur nell’ambito di posizioni civili, visto che a detta del collega rischio, anche se in buona fede, di seminare scetticismo e confusione, il tutto alla luce di una buona dose di ingenuità: sono un ottimista cronico, e ho deciso di continuare il confronto, cercando di avere un approccio il più positivo possibile. Quindi cercherò per lo più di chiarire alcuni punti controversi, ma prima di tutto voglio fare sinceri complimenti al collega per il suo corposo e puntiglioso contributo, non nascondendo il fatto che lo invidio molto per le sue certezze granitiche. Lo ringrazio anche per le sue rassicurazioni.

Esplorare la possibilità di disporre di terapie alternative per quanti non possono (o anche solo non vogliano) ricevere la vaccinazione, dovrebbe essere un impegno condiviso. Ricordiamo che nel consenso informato si chiede di segnalare eventuali allergie al vaccino o ad una delle sue componenti, ma vista la molteplicità delle componenti, alcune delle quali solo di recente disvelate e forse non completamente, viene da pensare che per conoscere anticipatamente eventuali reazioni avverse ci si dovrebbe rivolgere ad un chiaroveggente: da qui forse una delle motivazioni di quanti faticano ad accettare l’inoculazione.

Capita di chiedersi però come mai qualsiasi proposta di una qualsivoglia terapia alternativa sia stata, e ancora lo è, così spesso osteggiata e accolta quasi con fastidio. È presto detto: poter autorizzare in via emergenziale vaccini che non abbiano seguito l’iter previsto dalla legge affinché siano approvati in via definitiva, è stato possibile solo nel momento in cui si è affermato che nessuna terapia alternativa valida era disponibile, pena la possibilità di rivalsa nel momento in cui conseguenze fossero comparse a seguito dell’inoculazione. Da qui il pilatesco “tachipirina e vigile attesa” (della “Bianca Consolatrice?”). Sembrerebbe trattarsi quindi di un atteggiamento difensivo ad oltranza, anche comprensibile, da parte di chi si è trovato comunque a dover assumere decisioni difficili. Ma può bastare questa spiegazione a giustificare l’ostracismo verso perlomeno la ricerca di soluzioni terapeutiche? Si fanno le pulci ad ogni possibile terapia proposta dimenticando che tutti i vaccini sono sperimentali.

Di seguito l’illuminante precisazione presente sul lasciapassare rilasciato dopo un tampone, con buona pace delle giustamente auspicabili evidenze mediche.

Ora cercherò di dire qualcosa sulle tante obiezioni fatte dal collega, a cominciare dalla solita enfasi sull’età del Premio Nobel Luc Montagnier: ricordo che quello che è stato uno dei più importanti critici d’arte italiani, Angelo “Gillo” Dorfles, scomparso a 107 anni nel pieno di tutte le sue facoltà intellettive, effettivamente a 106 anni aveva riconosciuto di essere un po’ stanchino!

Una considerazione sicuramente positiva merita l’approccio metodologico della Medicina Basata sull’Evidenza (EBM), mentre sulla revisione dei lavori scientifici “peer review” (e di conseguenza sulla sintesi fatta da “Uptodate”), devo purtroppo registrare un episodio che ha indebolito le mie certezze e ha fatto vacillare pericolosamente un mio mito fin dai tempi dell’Università, e mi riferisco al momento in cui è successo l’incredibile: forse la più prestigiosa delle riviste mediche, “The Lancet”, si è vista costretta a ritirare, forse per la prima volta nella sua esistenza, un articolo sull’idrossiclorochina – guarda caso – per l’evidente improponibilità di uno studio, affidato sembra a millantatori impreparati, senza alcuna validità scientifica, appunto.

We have published an Expression of Concern on the paper by Mehra et al on hydroxychloroquine and chloroquine published on May 22, 2020 %3Ca href=%22https://t.co/yQ9irhRHxx%22%3Ehttps://t.co/yQ9irhRHxx%3C/a%3E %3Ca href=%22https://t.co/5I1NXTKTjo%22%3Epic.twitter.com/5I1NXTKTjo%3C/a%3E

  • The Lancet (@TheLancet)

 Da rilevare poi  l’assenza, a giusto motivo, nel report di “UpToDate”, del tristemente famoso Astra-Zeneca, una volta si diceva….è passato in cavalleria.

Sulla precisazione del collega riguardo il CEO della Pfizer, dico solo, per sdrammatizzare, che se volessimo dare credito al detto latino ”nomen, omen”, apprendere che il soggetto si chiama Bourla, non dovrebbe rassicurarci troppo. Sul suo mancato ingresso in Israele cosa dire, tamponi niente? Ma forse c’erano ragioni politiche alla base della notizia.

Riguardo poi la vicenda del contagiato forse più famoso, Donald Trump, devo ringraziare vivamente il collega per la precisazione sulla terapia, e visti i risultati miracolosi su “The Donald” possiamo tutti constatare l’efficacia delle terapie alternative ed anche magari adottare il protocollo segnalato dal dottor Leonardi. Riguardo i costi della terapia con anticorpi monoclonali, su cui sono già stati stanziati fondi, spesi però solo in piccola parte, bisognerebbe valutare forse i risparmi dei mancati passaggi alle terapie intensive.

Altra considerazione, sempre a volo d’uccello, anzi, per essere anch’io un po’ “up to date”, le farò a volo di drone: dal 1° Settembre, non potrò più salire (a meno di tampone) sui treni ad alta velocità, dove peraltro esiste distanziamento dei posti a sedere, ma, e questa è la mera assurdità delle nuove disposizioni, potrò salire su bus, metro e tram cittadini ed anche treni regionali, che saranno comunque stipati, anche se con solo presenze all’80%, e che anche in questo caso solo qualche bravo chiaroveggente potrà certificare. E sarà sempre lo stesso chiaroveggente a poter discernere quanti vaccinati con lasciapassare, ma con carica virale incorporata (vedi dopo) potranno cedere la stessa ad un non vaccinato con tampone negativo presente nella stessa carrozza del convoglio.

Oggi quasi tutti concordano sul fatto che il lasciapassare verde sia solo una forma indiretta di coercizione alla vaccinazione (alcuni dicono ricatto), poiché sappiamo che anche i vaccinati sono contagiosi, anzi, uno studio dell’Università di Oxford ha rilevato che la carica virale (variante delta) anche nei vaccinati con doppia dose è 251 volte maggiore che nei primi ceppi del virus con le implicazioni conseguenti.

https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=3897733

Sul giornale “La Verità” del 30 Agosto, testata diventata paladina di una visione alternativa alla narrazione ufficiale, il Senatore Siri ha affermato che questa emergenza, più che sanitaria, e diventata ideologico-psichiatrica. Piccola nota personale: una settimana fa mi è stato impedito di entrare in un cinema all’aperto…..!!! Di converso, un’altra faccenda incomprensibile: l’Italia della pallavolo femminile è Campione d’Europa e plaudiamo alle bravissime atlete, ma chi ha visto la finale si sarà accorto che a Belgrado c’era uno stadio stracolmo, pubblico stipatissimo (in questi casi si dice all’inverosimile), posti in piedi e neanche l’ombra di una mascherina. In Serbia tra l’altro la campagna vaccinale langue e si danno 25 euro come incentivo agli indecisi. Allora viene un dubbio: siamo sullo stesso pianeta? Perché da noi la situazione è così diversa? Siamo stati bravi, abbiamo raggiunto una copertura vaccinale del 70% di chi ha più di 12 anni: bene, in Danimarca con analoga copertura sono stati tolti tutti gli obblighi.

Per chi volesse comprendere meglio quello che sta accadendo anche negli USA, allego il link dell’audizione davanti al Senato del Texas del Dottor Peter McCollough, editor di due preminenti testate scientifiche e autore del maggior numero di pubblicazioni di tutti i tempi al mondo nel suo campo (malattie cardiovascolari e renali). Traspare nettamente la sua indignazione e la sua meraviglia di fronte all’approccio della sanità americana (e mondiale) alla pandemia: è una testimonianza (un “J’accuse”?) appassionata e illuminante di un collega che condanna l’abdicazione dal giuramento di Ippocrate e la mancanza di compassione di gran parte della classe medica americana. Per estrema sintesi, il collega dice di rifiutarsi di non mettere in atto alcuna terapia in pazienti che ne hanno bisogno e di aspettare due settimane a casa in vista dell’ospedalizzazione quando magari è già troppo tardi e ci si avvia verso un esito fatale: afferma tra l’altro che la terapia da lui proposta ha determinato la riduzione dell’85% delle ospedalizzazioni. In tutti gli States i pazienti curati sono stati 500.000. Ha pubblicato un lavoro ad Agosto 2020 sull’American Journal of Medicine dal titolo “Basi fisiopatologiche e razionale del trattamento ambulatoriale precoce di pazienti con infezione da Sars-Cov2(Covid 19)”. Dice anche che uno studio cinese su 11 milioni di persone ha dimostrato che non c’è passaggio di infezione da asintomatici, e poi aggiunge che non c’è nessun motivo razionale di vaccinare sotto i 50 anni. Il collega si dice poi meravigliato del fatto che a fronte di 50000 lavori sui vaccini in letteratura “peer reviewed”, non ne sia presente nessuno sulle terapie prima del suo, ed è letteralmente allibito da questa incomprensibile realtà

https://www.youtube.com/watch?v=QAHi3lX3oGM

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7410805/

Di seguito un altro illuminante lavoro, fatto assieme ad altri 57 colleghi, con indicazioni terapeutiche definite ed anche un utile resoconto del tipo di terapia fornita in varie nazioni del mondo, in alcune delle quali i vaccini, dato anche i costi esagerati, non sono arrivati e forse mai arriveranno

https://rcm.imrpress.com/article/2020/2153-8174/RCM2020264.shtml

Ancora di seguito una doverosa segnalazione dell’appello urgente di un esperto addetto ai lavori (ha lavorato, tra l’altro, con le fondazioni Gates) che ha scritto una lettera molto allarmata, sembra inascoltata, all’OMS. Nel video chiede che venga organizzata un’audizione scientifica con scienziati da tutto il mondo, aperta al pubblico, per valutare la correttezza dell’attuale strategia vaccinale, ipotizzando conseguenze gravi nel caso si proseguisse con quella attuale

https://37b32f5a-6ed9-4d6d-b3e1-5ec648ad9ed9.filesusr.com/ugd/28d8fe_266039aeb27a4465988c37adec9cd1dc.pdf

https://www.youtube.com/watch?v=mUlDeCRDLnU&t=19s

Sempre riguardo ai vaccini, ricordo una mia vecchia idea, e che cioè sarebbe auspicabile che sia la ricerca che la produzione degli stessi fosse prerogativa dello Stato, sfruttando ad esempio le grandi potenzialità dell’Istituto Farmaceutico Militare (un tempo eravamo produttori all’avanguardia), ed evitando di sovvenzionare privati come fatto dal governo Conte con 150 milioni di euro alle fondazioni Gates. Si volevano raccogliere 7 miliardi di dollari per la ricerca, ma se gli introiti fossero superiori agli 80 miliardi di dollari, come ho letto, ecco che forse le case farmaceutiche potrebbero dichiararsi più che soddisfatte, e magari potremmo anche chiedere il rimborso di quanto elargito.

A proposito dell’obbligo vaccinale, ho letto di una madre italiana che trasferitasi in Germania ha chiesto quali fossero i vaccini obbligatori e la risposta è stata: nessuno. In Italia ci capita spesso di essere in fondo a varie classifiche, sui vaccini vogliamo essere i primi della classe, ben 10 obbligatori (e so di qualcuno che ha dovuto espatriare per tal motivo): anche qui ….troppa grazia Sant’Antonio? E allora mi piace ricordare la coraggiosa ed illuminante dichiarazione di un collega, il Senatore Maurizio Romani, in occasione della seduta del Senato del 7 Giugno 2017, convocata per prendere decisioni in merito allo strabordante obbligo vaccinale, da ascoltare fino in fondo: per quel che conta, condivido il suo giudizio finale

https://www.youtube.com/watch?v=WYGKSKvOEM4

Una considerazione merita la piega, purtroppo negativamente e deprecabilmente violenta, verso la quale si è indirizzata la diatriba sulla pandemia.

Come contraltare positivo, e come una benedizione dal cielo, possiamo guardare al ponderoso e prezioso articolo del Professor Zamagni sugli scenari futuri (e con l’occasione voglio ringraziarlo per il grande impegno profuso a beneficio di tutti noi)

https://www.politicainsieme.com/salute-e-pandemia-preparare-il-futuro-di-stefano-zamagni/ .

Il momento è difficilissimo e, volendo trovare una spiegazione alle barricate di intransigenza erette da entrambi gli schieramenti, mi viene da pensare che la cosa possa dipendere anche dal fatto che ci si abbevera ognuno a fonti “amiche”, e così facendo è facile trovare validi argomenti a favore o contro in ambedue i campi, da poter poi sbandierare orgogliosamente. Non dimentichiamo poi che molto spesso i confronti o gli scontri avvengono tra due ragioni opposte e non necessariamente tra un torto ed una ragione, e di conseguenza, come corollario, lo sbocco ideale sarebbe quindi una strategia “win-win”, ovverosia vincitori tutti.

Al proposito, ecco aprirsi uno spiraglio: la novità dell’ultima ora è il via libera della Commissione alla Camera all’utilizzo dei tamponi orali, o salivari, il cui utilizzo era già stato disciplinato da una circolare del Ministero della Salute del 14 Maggio che ne indicava l’utilizzo in caso di necessità di tamponi ripetuti o impossibilità di utilizzare il naso-faringeo (personalmente li utilizzo da mesi in accordo con le realtà con cui mi devo confrontare), anche se per il momento solo i molecolari, che hanno bisogno di un passaggio in laboratorio, fanno ottenere il lasciapassare, con qualche difficoltà per i tempi. Anche la Conferenza Stato-Regioni ne ha approvato l’utilizzo: il Veneto ne ha già acquistati un milione e farà screening a tappeto, e lo stesso stanno facendo molte altre regioni. Si vogliono utilizzare come screening meno invasivo nelle scuole, soprattutto nei soggetti sotto i 12 anni: in Francia se ne utilizzano allo scopo per ora circa 600.000 alla settimana. All’avanguardia sono le Marche dove l’ASL ha deciso di utilizzare uno strumento messo a punto dall’azienda Perkin-Elmer che consente di effettuare i test, con risultati in 6-12 ore e attendibilità al 98% certificata dalla FDA (Food and Drug Administration), a solo un euro.

Ma il passaggio risolutivo si potrebbe avere con l’approvazione da parte del Governo dei tamponi salivari rapidi, i cosiddetti lecca-lecca o lollipop, che assicurano la risposta in soli 10 minuti: un piccolo “Uovo di Colombo”, un test immediato e non invasivo che aiuterebbe a risolvere tante situazioni, evitando ad esempio la quarantena in caso di una positività riscontrata in un ambiente chiuso. Andrebbe poi usato a tappeto come strumento di screening costante e generalizzato e sarebbe quindi il mezzo per una strategia decisiva per il ritorno alla normalità. Sembra che il suo utilizzo sia da alcuni osteggiato perché potrebbe costituire un disincentivo alla vaccinazione, tesi a dire il vero ben peregrina, come se il vaccino fosse divenuto un fine in sé e non un mezzo. Notizia recente è che l’approvazione dei vaccini slitterà a fine 2023 https://www.ilgiornale.it/news/politica/lautorit-farmaco-europea-lautorizzazione-completa-commercio-1972896.html  con buona pace dall’obbligo universale. E per quel che riguarda la terza dose, necessaria perché i vaccini perdono efficacia nel tempo, la discussione è aperta e molto controversa, in particolare l’OMS non ne avvalla la necessità al momento attuale.

Sul blog di POLITICA INSIEME ho trovato un altro scritto del collega Leonardi sullo stesso argomento che mi era sfuggito

https://www.politicainsieme.com/il-vaccino-e-lindifferenza-al-bene-comune-di-roberto-leonardi/

e leggendolo sono rimasto colpito da una frase:

Nel contesto dell’individualismo propugnato dal pensiero unico prevalente che è indifferente al bene comune (ma allora i 7 milioni di volontari in Italia? n.d.a.), l’interesse del singolo viene tutelato in modo prioritario ed esasperato: di conseguenza, è dato per scontato che non valga proprio la pena correre il benché minimo rischio in proprio per contribuire a proteggere gli altri. A cominciare dai parenti stretti per finire con tutte quelle persone che si incontrano per i più svariati motivi. Secondo il mio sentire, c’è in simili atteggiamenti anche la conseguenza del peggio del ’68 che si estende alle successive generazioni: la totale allergia a qualsivoglia direttiva provenga da un’autorità. Adolescenze mai superate che impediscono comportamenti sociali virtuosi.

Ora, evidentemente lo scritto era di una fase in cui non si sapeva ancora che anche i vaccinati sono contagiosi, per cui la prima parte può essere compresa, ma la seconda parte, in cui si definiscono adolescenti incapaci di comportamenti sociali virtuosi i soggetti (figli del ’68) che provano a dissentire su direttive dell’autorità che non ritengono giuste, mi sembra francamente un’esagerazione. Sono un sessantottino, nel senso che ho sessantotto anni, e quando le direttive di alcune autorità non mi hanno convinto, allora ho sempre cercato, pagando prezzi, di far valere le mie ragioni: sono un obiettore di coscienza e nessuno mi può convincere che se ci fosse stata più determinazione da parte di tutti, si sarebbero potute evitare guerre sbagliate, ingiustificate (o meglio, giustificate da ragioni inconfessabili) e devastanti, come in Yugoslavia, Iraq, Siria, Libia, et cetera, per cui il mio parere è che comportamento virtuoso si può definire quello dei Beati Costruttori di Pace, che in modo totalmente pacifico e civile dimostrano la loro allergia ad accettare direttive dell’autorità che di virtuoso hanno ben poco.

Possiamo forse in conclusione concordare che quel che importa non è poter dire – avete visto, avevo ragione – ma trovare la soluzione migliore per vincere la battaglia sanitaria: ”cum grano salis”.

Massimo Brundisini