​L’aula del Senato ha regalato un momento surreale quando il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, è salito in cattedra per affrontare un’emergenza da codice rosso: non l’edilizia crollante o il precariato dei docenti, bensì l’asterisco presente sullo striscione scolastico “nessun è stranier*”*. Interpellato sulla rimozione del cartello durante il question time, il ministro ha sostenuto che, pur condividendo il principio dell’inclusione, la forma rappresenti una “forzatura ideologica”, un errore grammaticale e un tentativo di indottrinamento.

​Licenza poetica e libertà d’espressione
​Di fronte a tanta rigidità, viene da chiedersi perché non derubricare quell’asterisco a semplice licenza poetica. Se agli artisti si perdona di piegare la sintassi per comunicare un messaggio, un’emozione, perché negare flessibilità a una scuola che lancia un segnale d’accoglienza? Ma soprattutto: dove finisce la libertà di pensiero e di scrittura? Se la scelta con cui studenti e docenti si esprimono in modo creativo, personale o ironico, viene bollata come propaganda, il controllo formale sta prevalendo sulla libertà d’espressione e di pensiero proprio nel suo tempio naturale. Evidentemente, però, per le istituzioni è più comodo impugnare la penna rossa del docente vecchio stampo.

​La vera crisi della scuola pubblica
​Eppure, chi denuncia la crisi della scuola ha ragione: il sistema sta davvero perdendo colpi in efficienza e risultati. Ma la colpa non è di un simbolo inclusivo. I nodi reali sono i continui tagli alle risorse, i programmi anacronistici e distanti dai giovani, e una dirigenza scolastica in burnout, fatta di presidi trasformati in burocrati stressati che applicano rigide norme senza quell’umanità e flessibilità necessarie. A questo quadro si aggiungono i docenti, anch’essi logorati e sopraffatti da un apparato burocratico schiacciante e fortemente demotivante. Un sistema che li trasforma in burocrati della didattica e li allontana sempre più dal loro vero ruolo: guidare il processo di insegnamento e apprendimento per la crescita umana, culturale, civile e professionale degli studenti.

Un’arma di distrazione di massa
​La crociata contro l’asterisco si conferma così un’arma di distrazione di massa: è molto più facile polarizzare l’opinione pubblica su una presunta guerra culturale che affrontare le voragini della scuola pubblica. Assistere a un ministro che si accanisce contro un segno di interpunzione lascia un misto di ironia e amarezza. Se il futuro della scuola dipende dalla caccia all’asterisco, a essere bocciata è ancora una volta la politica, incapace di guardare alla sostanza.

Tiziana Nesta

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