E’ evidente che Mario Draghi non può seguire tutto nei minimi dettagli. Chiamato a Palazzo Chigi da Sergio Mattarella per occuparsi soprattutto di pandemia e di utilizzazione adeguata dei fondi europei del Pnrr, cose che già farebbero tremare i polsi a chiunque appena appena sano di mente, si è trovato di fronte questioni che lo hanno portato a seguire tanto altro: la Presidenza del G 20, la Rai, la Giustizia.

Su quest’ultima, lo abbiamo visto all’opera utilizzando pure lui la questione di fiducia, a conferma di quanto è coesa davvero la maggioranza che lo sostiene. Porre la fiducia è un segnale di debolezza, non di forza. Ma tant’è. La politica e la dura e soverchiante gestione della cosa pubblica, soprattutto quando avviene in una posizione tanto apicale, deve sempre mettere nel conto che è bello sì filosofare, ma bisogna pure pensare al “primum vivere”. Soprattutto, se si deve guardare all’insieme di un’esperienza come quella in cui Draghi si è imbarcato rispondendo al richiamo al senso del dovere cui è stato sollecitato da Sergio Mattarella.

Adesso, però, il Presidente della Repubblica è costretto ad intervenire, nel momento della promulgazione degli interventi contro la Covid-19, denunciando un consolidato metodo di lavoro di Governo e Parlamento che utilizzano tutti i provvedimenti che possono per infilarvi norme e normette che c’entrano come il cavolo a merenda ( CLICCA QUI ). Ma intanto servono a soddisfare questo o quell’intervento parziale e mirato, e in alcuni casi davvero foriero di presentarsi come salvaguardia di interessi privati a danno di quelli pubblici. Una pratica antica che è il momento di stroncare per una questione di chiarezza e di trasparenza, cosa cui una vera democrazia non si può proprio sottrarre.

Quello di Mattarella, che minaccia di rimandare nel futuro alle Camere provvedimenti analoghi, è un intervento che Mario Draghi farebbe bene a fare decisamente proprio d’ora in avanti. Anche per portare nel metodo quella carica di novità che gli italiani sperano di vedere dispiegata, più in generale, nella politica e nelle istituzioni.

Mario Draghi, del resto, prima che essere “banchiere”, è stato soprattutto uomo dello Stato. Quando c’hai una certa impronta è chiaro che quella resta, anche se le esperienze della vita ti portano a “rifinire” linee interpretative e postura, magari più volte nel corso del percorso e in relazione al concreto dispiegarsi delle cose.

I suoi avversari e denigratori lo appiattiscono sempre sull’immagine dell’uomo delle banche. Nonostante, alla guida della Bce, egli sia riuscito a rintuzzare tanti di quelli che, utilizzando il peso di paesi forti e di imponenti strutture finanziare alle spalle, cercavano d’imporre all’Europa una politica ancora più liberista e favorevole alla finanziarizzazione dell’economia. Magari pure a danno dell’Euro e, quindi, degli europei.

Nel disegno di legge appena criticato da Mattarella vi sono molti spunti che possono far riflettere. Tra gli altri, ce n’è uno in particolare che fa emergere l’attitudine a favorire le banche a danno dei consumatori. Si tratta dell’articoletto approvato su sollecitazione di un parlamentare della Lega e di uno di Forza Italia che si presenta con l’accattivante promessa di “rendere certe e trasparenti le condizioni di accesso al credito al consumo per il sostegno alle famiglie”. Poi, invece, le famiglie le frega. In particolare, quando introduce incostituzionali modifiche di norme che riguardano il rinnovo dei finanziamenti concessi ai privati. Incostituzionali perché ignorano direttive europee e la decisione della Corte di Giustizia europea del 2019, cosiddetta “Lexitor”, in base alle quali devono essere restituiti al cliente tutti i costi fatti pagare al momento della firma di un contratto, poi, rinnovato  prima della scadenza prevista. In molti casi si tratta di cifre consistenti che la banca adesso può non restituire, come del resto avveniva nel passato prima che l’Unione europea e la Corte di giustizia intervenissero a tutela dei consumatori. In questo Paese la battaglia a favore di famiglie e dei consumatori è un po’ come la tele di Penelope, visto che quanto si riesce a costruire è poi disfatto dai soliti parlamentari che si prestano ad ogni tipo d’operazione sollecitate da gruppi di potere esterni e la cosa non è adeguatamente arginata da chi dovrebbe servire per primi gli interessi dei molti.

Sulla questione c’erano già stati in precedenza avvertimenti ( CLICCA QUI ), sostenuti pure da autorevoli esperti  ( CLICCA QUI), che avrebbero potuto far mettere in allarme gli altri parlamentari ( a proposito quelli del Pd e della Leu dov’erano? ), le associazioni di difesa dei consumatori, che quando vogliono sanno latitare proprio bene, e soprattutto i funzionari ministeriali e della Presidenza del Consiglio che, crediamo, siano pagati dai cittadini. Forse a Mario Draghi non è stata fornita la documentazione adeguata o i suoi più stretti collaboratori hanno sottovalutato lo spirito e la sostanza di un provvedimento che colpisce migliaia e migliaia di famiglie, visto che parliamo di credito al consumo.

Non sarebbe dovuto sfuggire che viene illegittimamente attribuito un valore normativo alle comunicazioni della Banca d’Italia in evidente conflitto con le direttive europee. Sarà il caso di fare un punto e a capo, Presidente Draghi e dare disposizioni perché gli uffici competenti si preoccupino più di tutelare consumatori e famiglie invece che le banche, già abbondantemente messe al riparo dalle conseguenze delle loro folli politiche finanziarie degli anni scorsi, oltre che dalle conseguenze della Coid-19?