Guardando alla Flotilla, ma anche alle discussioni di queste ore giunte fino ai vertici dello Stato, non possiamo non ricordare le parole del Beato Teresio Olivelli – ucciso nel campo di concentramento nazista di Hersbruck – nella sua “Signore facci liberi”.

E’ la preghiera dei “ribelli per amore”. E Olivelli, anche per quello, divenne uno dei simboli e punti di riferimento più alti dei partigiani cattolici dei Volontari per la libertà. Avrebbe potuto salvarsi la vita se avesse accettato, al ritorno dalla Russia, di continuare a fare il militare per la Repubblica Sociale di Mussolini e del Fuhrer.

Soprattutto dopo gli interventi del cardinale Zuppi e del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, abbiamo capito che le donne e gli uomini a bordo delle tante imbarcazioni che formano la Flotilla ne fanno un caso di coscienza politica. Un qualcosa che supera le banali discussioni in cui sono adesso impegnati tanti nostri commentatori che distinguono l’azione umanitaria da quella politica. Come se l’una non si riverberasse nell’altra, e viceversa.

La distinzione è funzionale a dissuadere questi “ribelli per amore” dall’alzare ancora di più l’asticella della loro “ribellione” – che è umana e politica – di fronte alla vergogna che stiamo vivendo tutti i giorni in diretta a Gaza e nella Cisgiordania. E’ evidente che Sergio Mattarella e il cardinale Zuppi chiaro hanno – come del resto le donne e gli uomini adesso sulle onde del Mediterraneo, e prossimi al blocco navale israeliano – quale cieca violenza possa essere scatenata contro di loro. È una umana sollecitudine, quella del Presidente della Repubblica e del Presidente della Cei, d’impronta del tutto diversa da quella mostrata da Giorgia Meloni, giunta quasi ad irridere – di sicuro li ha definiti incoscienti – gli emuli di Olivelli. Anche perché lei non ha probabilmente letto “Signore facci liberi”, ma solo le ricostruzioni storiche dei nipoti di quelli che il partigiano cattolico uccisero.

E cosa ben più grave, Giorgia Meloni ha fatto sapere al mondo intero di una trattativa in corso – gestita con grande riserbo dal cardinale Pizzaballa – e che il nostro Governo ha quasi spacciato per propria, provocando un irrigidimento da parte di quanti fanno parte della Flotilla. Ed è giunta fino ad immaginare che la Flotilla sia un qualcosa organizzato contro di lei e il suo Governo.

Ed ieri abbiamo dovuto ascoltare Galeazzi Bignami, Capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia – quello che per intenderci non trovava di meglio che andare alle feste vestito da ufficiale delle SS , e che sicuramente non sa neppure chi sia stato Teresio Olivelli – utilizzare le parole di Sergio Mattarella per ridurre l’operazione mediterranea dei ProPal ad un semplice trasporto di vettovaglie per i palestinesi di Gaza.

E’ evidente che la Meloni e i suoi non vogliono bere l’amaro calice della verità effettuale delle cose. Tremano all’idea che possa capitare agli imbarcati sulla Flotilla qualcosa di irreparabile e siamo pure autorizzare a pensare che, Dio non voglia ciò accadesse, siano pronti a dire “ve l’avevamo detto”.

Il loro problema, in particolare, sulla questione palestinese – a dispetto dei loro antichi trascorsi – è che non vogliono prendere una posizione che li comprometta agli occhi di Trump e di Netanyahu. E così sorvolano sul significato più profondo dell’imbarco su barche disarmante che gridano al mondo quanto sia venuto il momento di dire basta. E per primi lo dicono ai governi rimasti finora solo a guardare.

Giancarlo Infante

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