Ma come faranno ad approvare la legge di bilancio in trenta giorni, feste comprese?

Non era mai successo nella storia della Repubblica che si arrivasse oltre la metà di novembre per presentare alle Camere la più importante legge dello Stato che la Costituzione impone di approvare entro il 31 dicembre.

Il Consiglio dei ministri la aveva licenziata nella notte tra il 17 e il 18 ottobre, naturalmente con la consueta formuletta che passerà alla storia dei governi Conte: “salvo intese” anche se questa volta non ve ne era bisogno, non essendo mai la versione approvata in Consiglio quella definitiva.

Il Parlamento avrebbe dovuto riceverla due giorni dopo con il visto della ragioneria e previa vaglio di conformità del Quirinale. Ma poi è successo di tutto, e non solo per i decreti urgenti imposti dalla crisi sanitaria, tanto che il Quirinale ha richiesto cortesemente un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri a causa di sopraggiunte nuove “intese” che continuavano a sovrapporsi sino a snaturare la prima versione.

E così i rappresentanti del popolo italiano avranno un mese scarso per esaminare la legge di bilancio 2021, discuterla, emendarla, verificarla nelle commissioni, approvarla in aula almeno tre volte visto che prima dovrà farlo la Camera, poi il Senato e quindi ancora la Camera per le modifiche intervenute.

Una trentina di giorni compreso tutto ciò che sempre si scatena in occasione di questa  legge : richieste, pretese, urgenze, petizioni, istanze, rivendicazioni da parte non solo dei parlamentari ma anche degli stessi ministri, sottosegretari e porta borse, delle burocrazie ministeriali, delle Regioni, degli amministratori locali, delle associazioni di categoria, delle banche, dei sindacati, dei lobbisti vari che stazionano in pianta permanente ed effettiva a Roma in queste occasioni. Tutto entro fine anno, meno tempo quindi di quello che richiede un ordinario decreto da convertire in legge entro  tre mesi.

La legge di bilancio non è una legge normale, anzi secondo i costituzionalisti è la “legge delle leggi”, per il semplice fatto che da questa norma passa tutto: fisco, pensioni, funzionamento della pubblica amministrazione, risorse alle regioni e ai comuni, interventi ordinari e straordinari per la sanità, la scuola, la giustizia, la difesa, i trasporti, le imprese, il lavoro, il Sud. Il funzionamento dello stato insomma, con le entrate previste, le uscite con le relative coperture, le variazioni che conseguiranno sul  debito pubblico.

L’unica possibile soluzione, per cercare di fare bene le cose, potrebbe essere quella di una gestione condivisa tra maggioranza e opposizione e alla luce del sole, non sottobanco come avviene peraltro per gli emendamenti. Una procedura che non richieda fughe in avanti come prefigurano improbabili commissioni bicamerali o addirittura governi di unità nazionale di difficile immaginazione stando alle polemiche e agli scontri quotidiani. Basterebbe prevedere due relatori, uno di maggioranza e uno di opposizione per organizzare un lavoro comune, come ha proposto con la consueta chiarezza in una intervista ad “Avvenire” (13 novembre) l’onorevole Renato Brunetta sostenendo, a ragione, che è altrimenti impossibile “gestire una emergenza in un conflitto permanente” e ricordando tempi e procedure già adottate dal governo Monti per approvare la finanziaria del 2012 quando mordeva un’altra emergenza, quella della gigantesca crisi finanziaria che ci aveva portati vicini all’abisso.

Quanto questo intelligente appello rappresenti la posizione del centro-destra o incontri l’attenzione del governo è tutto da vedere, considerato che nella politica dei nostri giorni contano più le convenienze elettorali rispetto all’interesse generale del Paese. Se ci saranno disponibilità speriamo non siano ambigue come la malafede della matrigna cattiva della favola: quando Cenerentola chiede di poter partecipare al ballo del principe, la matrigna non si sente di negarlo, perché il principe potrebbe venirlo a sapere. Allora risponde gettando due tazze di piselli nel camino e dicendo che darà il permesso solo se Cenerentola riuscirà a raccoglierli tutti.

Guido Puccio