INSIEME presenta un documento all’interno di quell’azione di ricomposizione politica del mondo dei popolari e dei democratici cristiani che da tempo è in corso con gli amici di Tempi Nuovi ed altri gruppi animati da una visione programmatica di trasformazione di un Paese che ha bisogno di più solidarietà, di recuperare i progressi sociali conquistati in 80 anni, di una valorizzazione della Sanità, della formazione e della voglia di intraprendere e di progredire e tanto altro che ha caratterizzato l’Italia democratica a partire dalla seconda metà del secolo scorso.
C’è dunque bisogno di una visione della politica concepita come compito serio, responsabile e capace di trasformare il Paese a partire dalla persona, dalla comunità e dai beni comuni. Il concetto di partenza è che “la politica è una cosa terribilmente seria. Tocca la vita quotidiana delle persone ed il destino delle comunità”.
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Politica aperta, non “sistema chiuso”
Si rifiuta l’idea di una politica chiusa in schemi ideologici o in logiche di potere, e propone una politica “aperta”, capace di apprendere dalle esperienze e di costruire programmi non come bandiere identitarie, ma come strumenti di trasformazione reale. La politica è chiamata a misurarsi con la vita concreta delle persone, non con la pura gestione del consenso.
Difesa della vita e dignità inviolabile della persona
Il primo asse del programma è la centralità della vita e della dignità della persona, in sintonia con il Magistero e la Dottrina sociale della Chiesa. La vita è considerata dono indisponibile, non possesso individuale, e la libertà non si esaurisce nell’autodeterminazione. Il documento affronta i grandi temi bioetici (procreazione assistita, fecondazione artificiale, maternità surrogata, selezione embrionale, manipolazioni genetiche, IA, transumanesimo) come sfide che impongono una “rifondazione antropologica” delle culture politiche.
Si propone inoltre che le questioni eticamente sensibili siano di esclusiva competenza parlamentare e non oggetto di trattativa nelle maggioranze di governo, per consentire ai partiti di esprimere liberamente le proprie posizioni senza essere marginalizzati.
Diritti sociali: lavoro, casa, educazione, salute, ambiente
Dopo decenni di centralità dei soli “diritti civili”, il documento chiede una politica organica dei diritti sociali: lavoro, casa, educazione, salute, cura delle persone fragili, ambiente. L’obiettivo è dare equilibrio, serenità e prospettive alle famiglie, permettere ai giovani di immaginare il proprio progetto di vita, ricostruire un “popolo” che viva di aspirazioni comuni e relazioni significative. Le politiche sociali devono essere coordinate, non frammentate, e diventare ossatura di una comunità che non si rassegna alla precarietà e alla paura.
Giustizia contributiva e nuovo modello di sviluppo
Sul piano economico, il documento propone di passare dalla giustizia distributiva alla giustizia contributiva: non solo redistribuire la ricchezza a posteriori, ma pre-assegnare quote di reddito e responsabilità a tutti i soggetti che concorrono alla produzione di beni e servizi.
Si chiede di:
- ridare dignità al lavoro,
- valorizzare l’impresa nel suo radicamento territoriale,
- riattivare l’ascensore sociale,
- coinvolgere il Terzo settore in una triangolazione con Stato e mercato,
- superare il modello fordista e ridefinire il rapporto capitale–lavoro con uno “statuto del lavoro e dell’impresa sociale”.
Adesso è necessario creare un luogo di elaborazione sistematica, coinvolgendo economisti, giuristi, sociologi, educatori, per tradurre queste intuizioni in proposte legislative concrete.
Europa unita, federale e sovrana
Il documento rilancia una Europa unita, federale e sovrana, nata dalla pace e chiamata a farne ancora la propria cifra distintiva. Si chiede:
- una politica estera comune,
- una difesa comune coordinata,
- il sostegno fermo all’Ucraina e al suo ingresso nell’UE,
- il superamento dell’unanimità di voto,
- un debito comune orientato a ricerca di base, innovazione, sviluppo di lungo periodo,
- la ripresa del cammino verso una Costituzione europea con chiaro ripudio della guerra.
In Italia si propone la creazione di un “Dipartimento per la Pace” presso la Presidenza del Consiglio, con compiti di educazione e coordinamento delle politiche di pace.
Nuovo rapporto inter-atlantico e sviluppo dei Paesi meno favoriti
Il testo riconosce che il rapporto tra Europa e Stati Uniti sta cambiando e propone un nuovo patto inter-atlantico: una NATO a più forte connotazione europea, affiancata da una strategia comune di sviluppo dei Paesi meno favoriti, riprendendo l’intuizione della Pacem in terris (“sviluppo è il nuovo nome della pace”). L’Occidente deve tornare a essere presidio di libertà e democrazia, non solo potenza militare.
Difesa dell’ordinamento costituzionale e centralità del Parlamento
Il documento è netto:
- contro il bipolarismo maggioritario,
- per una legge elettorale proporzionale,
- contro il premierato e la personalizzazione del potere,
- contro l’autonomia differenziata,
- per la riforma dei partiti (art. 49 Cost.),
- per lo sviluppo di forme di democrazia deliberativa e associativa.
Si difende la centralità del Parlamento e si vede nella sovranità europea il quadro in cui comporre le diverse sovranità nazionali e locali.
Migrazioni, accoglienza e integrazione
Le migrazioni dall’Africa verso l’Europa sono lette come processo strutturale, non emergenza. Il documento propone:
- una politica coraggiosa di accoglienza e integrazione,
- una partnership strutturata Europa–Africa con baricentro nel Mediterraneo,
- il sostegno allo sviluppo dei Paesi africani meno favoriti,
- l’affrontare senza timidezze il tema dello ius soli e di “come si diventa italiani”,
- il ruolo centrale delle istituzioni locali e delle comunità solidali nei percorsi di integrazione.
Scuola ed educazione: priorità alle età minori
La scuola è vista come luogo decisivo nella transizione digitale e tecnologica. Due proposte chiave:
- Autonomia scolastica reale (organizzativa, amministrativa, finanziaria, progettuale), superando la burocratizzazione e passando dalla “scuola dello Stato” alla scuola pubblica plurale, sostenuta tramite voucher agli studenti, non finanziamenti diretti alle strutture.
- Creazione di scuole d’arte, in particolare musicali, laboratori e spazi di produzione culturale per liberare la creatività dei giovani, contrastare disagio e ribellismo, favorire l’incontro tra cultura tecnico-scientifica e umanistica.
Conclusione
Il documento “Per trasformare il Paese” è, in sostanza, una piattaforma di riforma profonda: antropologica, sociale, economica, europea, educativa. INSIEME lo propone come base di lavoro per una presenza popolare e cristiano-democratica capace di trasformare la politica in compito di verità, non in mera gestione del potere, e di rimettere al centro la persona, la comunità e il futuro del Paese.
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