È dall’integrazione tra norme, competenze, organizzazione e innovazione che passa la sicurezza sul lavoro. Ecco la sfida della nuova prevenzione. Non una singola misura, ma un sistema nel quale strumenti diversi possano operare in maniera coordinata. Aumentando la capacità di individuare i rischi e intervenire tempestivamente. Nei primi sette mesi del 2026, riferisce l’Inail, le denunce di infortunio sul lavoro sono state 256.471. il 4,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Da qui la necessità di continuare a investire sulla prevenzione. “Si pone una questione centrale: andare oltre la pura conformità alle norme per costruire sistemi di sicurezza che funzionino davvero – afferma Daniele Marmigi, direttore tecnico dell’Istituto Informa –. Regole, procedure, formazione e tecnologie sono strumenti fondamentali, ma devono tradursi nell’organizzazione del lavoro e nei comportamenti delle persone, contribuendo concretamente a ridurre il rischio”. In Italia la normativa principale sulla sicurezza sul lavoro è il decreto legislativo 81 del 2008. Regola la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Unifica le vecchie leggi in un solo testo chiaro. Protegge tutti i lavoratori. Il datore di lavoro deve valutare i rischi e scrivere il dvr (documento di valutazione dei rischi). I lavoratori devono seguire le regole, usare i dispositivi di sicurezza, ricevere corsi di formazione obbligatori. Il tema non è quindi soltanto quello di conoscere e applicare le norme, ma di trasformare la sicurezza in una componente concreta dell’organizzazione del lavoro. Un passaggio che richiede maggiore consapevolezza tanto da parte dei lavoratori quanto da parte di chi guida le imprese.

Sos sicurezza

Lorenzo Fantini è un esperto in politiche della prevenzione e consulente in materia di salute e sicurezza sul lavoro spiega: ”La consapevolezza del rischio è l’arma fondamentale. Nel momento in cui c’è consapevolezza, si va a cercare la soluzione e si capisce che investire in materia di prevenzione non è un costo- spiega a Rainews 24-. Nel confronto con il resto d’Europa l’Italia presenta una situazione con luci e ombre. Sui dati siamo nella media europea, anche se abbiamo un dato statistico da sempre particolare. Purtroppo siamo uno dei Paesi che ha più morti sul lavoro. Probabilmente è un’anomalia statistica, però ogni morto sul lavoro è un dramma che dobbiamo ovviamente evitare, come ogni infortunio”. Norme, strategie e tecnologie non possono però essere realmente efficaci senza il coinvolgimento delle persone. La cultura della prevenzione si costruisce nel tempo e deve iniziare già dalla scuola, prima ancora dell’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. È qui che può cominciare a svilupparsi la consapevolezza del rischio, formando i lavoratori e gli imprenditori di domani. La formazione non è un semplice adempimento. E’ uno strumento per riconoscere i pericoli, comprenderne le conseguenze e adottare comportamenti corretti. Quindi la sicurezza sul lavoro non si esaurisce nelle norme. Si misura nella capacità di governare la complessità dei luoghi di lavoro e dei processi produttivi, mettendo in relazione responsabilità, competenze e strumenti di prevenzione. È il punto fermo che è emerso da Safety Expo 2026-Sicurezza sul Lavoro. Due giornate alla Fiera di Bergamo all’insegna del confronto tra istituzioni, imprese, professionisti, associazioni, tecnici e operatori del settore.

Settori più esposti

Al centro la necessità di una cultura della sicurezza capace di evolvere insieme al mondo del lavoro. Riguardo agli incidenti il quadro è ancora “particolarmente critico” nei settori più esposti. Dall’edilizia all’autotrasporto. Fino all’agricoltura, dove condizioni di lavoro e specifici fattori di rischio richiedono interventi mirati. Prevenire significa tradurre le misure adottate in comportamenti concreti e scelte quotidiane capaci di incidere realmente sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. In Italia in questo momento c’è un elemento che sta funzionando. Il tema della sicurezza sul lavoro, infatti, è sempre più al centro dell’attenzione. “Dal punto di vista culturale siamo sempre meno disposti ad accettare il fenomeno infortunistico. La domanda di sicurezza cresce. E la grande partecipazione a una manifestazione come Safety Expo lo dimostra”, sostiene Stefano Massera, esperto di sicurezza sul lavoro. Responsabile del servizio prevenzione e protezione. Referente “health and safety” del Policlinico Gemelli. Per due giorni la Fiera di Bergamo è divenuta luogo di confronto in cui mettere in relazione competenze, esigenze e punti di vista differenti. Il valore della manifestazione non è soltanto nella quantità degli appuntamenti proposti. Bensì nella possibilità di far dialogare mondi diversi intorno a una responsabilità comune. E cioè rendere la prevenzione sempre più concreta, comprensibile ed efficace. Un punto di ripartenza per continuare a costruire una cultura nella quale la sicurezza non sia mai considerata acquisita. E rimanga ogni giorno una “responsabilità condivisa”.

Giacomo Galeazzi

Pubblicato su www.interris.it

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