Secondo Al Jazeera, l’Asia è stata l’area che ha subito le conseguenze economiche più pesanti dopo lo scoppio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran sei mesi fa. La regione dipende fortemente dal petrolio e dal gas del Golfo, che normalmente transitano attraverso lo Stretto di Hormuz, oggi quasi paralizzato dagli attacchi iraniani e dal blocco navale statunitense.
Per far fronte all’impennata dei prezzi, diversi Paesi asiatici hanno introdotto misure di risparmio energetico, dai tetti ai prezzi ai giorni alterni di guida, fino al lavoro da casa per i dipendenti pubblici.
Al Jazeera osserva che, nei mesi successivi, l’Asia ha iniziato a cercare soluzioni strutturali per ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia, puntando su due linee:
- infrastrutture che aggirano i rischi geopolitici,
- investimenti che eliminano l’esposizione ai combustibili importati.
Il ruolo del Giappone
Il Giappone, pur dipendente dal Medio Oriente, ha retto meglio grazie alle sue enormi riserve strategiche. Tokyo ha lanciato l’iniziativa POWERR Asia da 10 miliardi di dollari, per aiutare i Paesi del Sud‑Est asiatico a procurarsi petrolio e costruire riserve strategiche.
Al Jazeera ricorda che Vietnam, Thailandia e Filippine avevano scorte molto inferiori allo standard minimo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (90 giorni), e che la guerra ha riaperto il dibattito sulla creazione di riserve statali.
Thailandia e Filippine
La Thailandia sta progettando oleodotti e depositi per competere con Singapore come hub di stoccaggio del greggio del Golfo. Le Filippine hanno approvato una proposta per una riserva governativa di 60 giorni.
India
In India, la guerra ha accelerato la revisione delle scorte strategiche: il Paese dispone di circa 74 giorni di riserve, e la compagnia statale ONGC ha annunciato nuovi depositi per 13 milioni di barili, oltre all’espansione di quelli esistenti.
Accordi diretti con i Paesi del Golfo
Secondo Al Jazeera, le maggiori economie asiatiche — Giappone, Corea del Sud, Singapore — stanno negoziando accordi di stoccaggio direttamente con i produttori del Golfo. ADNOC (Emirati) già conserva petrolio in Singapore, India, Corea del Sud e Giappone, mentre Kuwait e Arabia Saudita hanno riserve in Corea e Giappone.
L’India valuta anche di spostare parte delle sue scorte strategiche nel porto emiratino di Fujairah, fuori dal collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz.
Corea del Sud
Seul sta considerando di aumentare le sue riserve di 30–40 milioni di barili, oltre ai 146 milioni già stoccati.
Cina
Per la Cina, secondo Al Jazeera, il blocco di Hormuz ha rafforzato la convinzione che il Paese debba investire ancora di più nella sicurezza energetica. Il nuovo piano quinquennale prevede:
- più gasdotti,
- più depositi di GNL,
- più perforazioni in acque profonde.
La società statale PipeChina sta accelerando la costruzione di quasi 40 progetti, tra cui 9.000 km di nuove pipeline.
La conclusione di Al Jazeera
La linea comune, secondo gli esperti citati da Al Jazeera, è ridurre la dipendenza da un solo combustibile, un solo fornitore o un solo punto di transito. Non basta più chiedersi da dove arriva il prossimo barile, ma:
- come arriva,
- quanto si può resistere senza,
- e come ridurre la necessità di quel barile.