L’idea di istituire in Italia un Ministero della Pace nasce nei primi anni Novanta del secolo scorso grazie a don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII. Alla base della proposta vi è una riflessione semplice ma profonda: nel corso della storia l’umanità ha sempre organizzato la guerra, ma non ha mai organizzato la pace. Da qui l’esigenza di politiche pubbliche dedicate in modo stabile alla costruzione della pace.
Questa intuizione non è rimasta isolata. Nel corso degli anni, la Comunità Papa Giovanni XXIII, insieme a numerose associazioni e realtà ecclesiali, ha promosso campagne, iniziative pubbliche e documenti di proposta per mantenere viva l’idea di un Ministero della Pace in Italia. Progressivamente si è delineato il possibile ruolo di tale organismo, in particolare nei campi dell’educazione alla nonviolenza, della difesa civile non armata e nonviolenta, delle politiche di disarmo e della mediazione dei conflitti.
Il lavoro svolto ha portato alla nascita di una rete di associazioni, coordinata dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, che ha elaborato una mozione tecnica, ovvero una bozza di proposta da sottoporre al confronto con le istituzioni.
Attualmente l’iniziativa si trova ancora nella fase di “advocacy”. È stato creato un sito web unitario (www.ministerodellapace.org) che consente ai cittadini di sostenere la proposta e alle associazioni di aderire al partenariato, con l’obiettivo di ampliare il consenso sociale e culturale.
In assenza di iniziative legislative formali, il partito INSIEME ha promosso una petizione popolare per l’istituzione di un Dipartimento per la Pace presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (CLICCA QUI).
Nel tempo, la presentazione di un disegno di legge è stata anche frenata dal timore di strumentalizzazioni politiche. La collocazione di INSIEME, esterna ai due poli politici, è ritenuta idonea a ridurre questo rischio.
L’iniziativa di INSIEME non è contro nessuno ed è aperta al sostegno di persone e realtà di qualsiasi appartenenza politica. INSIEME non fa parte del partenariato associativo e la petizione va letta come un contributo esterno e complementare, pensato per favorire convergenze e non divisioni.
Allora, sia a livello nazionale, sia a livello dei territori, si può chiedere subito la collaborazione di altri concittadini e di altre associazioni civili. o ecclesiali. Questo dovrebbe darci la forza di uscire fuori e non restare chiusi al nostro interno fare quattro amici al bar LIBERTAS.
Michela Di Stefano