Un amico mi ha consigliato di leggere l’ intervista, che altrimenti mi sarebbe sfuggita, concessa al
“Messaggero” dalla senatrice Maria Stella Gelmini, che, fuoriuscita da Forza Italia, dopo una breve capatina in Azione – se non ricordo male, mano nella mano a Mara Carfagna – e’ precipitosamente rientrata nelle fauci della destra, nel solco di “Noi Moderati”, formazione che dovrebbe essere, o giu’ di lì, quella componente “cattolica” che consentirebbe alla destra – a parte Forza Italia, ma meriterebbe una riflessione apposita – di fregiarsi del titolo aggiuntivo di “centro”.

Qualche volta la storia torna sui suoi passi, eppure, a quanto pare, almeno nel caso in esame, non insegna nulla.
Ogni qual volta – secondo le modalità possibili, in quel determinato frangente storico – la destra organizza un blocco d’ ordine, qualche cattolico, premuroso del “bene comune”, accorre con acqua santa ed aspersorio a benedire l’ operazione.

Senonché, questo Paese sarebbe destinato a perdersi se le culture politiche autenticamente democratiche e popolari che hanno costruito la sua vicenda costituzionale e democratica dovessero cedere definitivamente il passo. Non solo la cultura democratica e popolare del movimento cattolico, ad impronta personalista. Vale anche per la cultura popolare – per quanto differente e di matrice classista – di una sinistra che si riconosceva, anzitutto, nel movimento operaio. Popolari gli uni e popolari gli altri, alternativi o addirittura antitetici, i quali , però, nelle loro basi sociali ed elettorali, pur vivevano le stesse difficoltà e le stesse speranze, le stesse attese che avevano a che vedere con la famiglia, che era la stessa per gli uni e per gli altri – se pure potevano averne concezioni differenti – la crescita dei figli, la salute e l’educazione, il posto di lavoro, la casa dove metter su famiglia, gli anziani da tutelare.

Questa cultura, apparentemente fuori tempo e fuori luogo, non può cedere il passo all’ involuzione radicale di una Schlein che, in virtù del suo portato individualista, ne rappresenta esattamente il rovescio. E così per i cattolici. In questo particolare momento, sono chiamati più che a rincorrere un ruolo di potere, ad assumere, nella grande trasformazione in corso, un compito di verità. Non possono concedere nulla ad una declinazione clerico-moderata, che, a suo tempo, non ha voluto sottrarsi ad una deriva clerico-fascista. I cattolici nulla possono condividere con le politiche dell’odio, né con quelle di un nazionalismo angusto che, in definitiva, tuttora si alimenta a fonti storiche orientate ad una concezione autoritaria del potere.

Per parte nostra, continuiamo ad essere convinti che il nostro Paese ha bisogno di una presenza politica che si rifaccia ad una concezione cristiana dell’ uomo, della vita e della storia. E sappia parlare a tutti gli italiani, credenti o non credenti. Una presenza che sia autonoma, sul piano della elaborazione politica, ancor prima che sul piano degli schieramenti. E, dunque, riconosca come vi siano – da una parte e dall’ altra – linee di demarcazione invalicabili, su cui torneremo.

Intanto, per quanto ci riguarda, rinviamo cortesemente al mittente l’invito – a nostro avviso, indecente – che la senatrice Gelmini rivolge – erga omnes – a tutti i cattolici perche’ vadano ad impaludarsi nella destra.

Domenico Galbiati

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