Nasce la Federazione dei gruppi che si richiamano alla Democrazia cristiana. Non è ancora chiaro quale ne sarà il nome. L’on. Gianfranco Rotondi spiega: “Potremmo chiamarlo Partito del popolo italiano, Partito popolare…Comunque questo sarà il riferimento”.

In ogni caso, sembra chiaro che il simbolo è quello dello Scudo crociato, anche se permane oscuro chi sia effettivamente legittimato ad utilizzarlo.

La questione riempie ancora numerosi scaffali del Tribunale di Roma, dove continua la lotta a colpi di carte bollate. Una vicenda dura a morire, visto che tutti coloro che si attribuiscono l’eredità, sia della denominazione Democrazia cristiana, sia dell’uso del simbolo, non riescono ad esprimere l’unico vero atto di rispetto e d’amore necessario nei confronti di ciò che rappresenta un’intera fase storica determinante per lo sviluppo dell’Italia: portare nome e scudo all’Istituto Sturzo e chiudere, così, 25 anni di polemiche e  di scontri.

Non era neppure terminato l’incontro romano della nascente federazione a già arrivava una prima diffida a non presentarsi sotto le vesti della Dc ( CLICCA QUI  ).

L’Adn Kronos ha poi informato:“I quattro parlamentari di Udc e Dc aderenti alla costituente popolare rimarranno nei gruppi parlamentari di Forza Italia di Camera e Senato. Lo si apprende nel corso dell’incontro sulla ricomposizione del centro in corso a Roma. I quattro sono i senatori Antonio Saccone, Antonio De Poli, Paola BINETTI e il deputato Gianfranco Rotondi (Pol/AdnKronos) ISSN 2465 – 1222 18-GEN-20 13:52 NNNN”.

Noi di Politica Insieme ci siamo prefissi di creare le condizioni per la nascita di un “nuovo” soggetto politico e popolare. Abbiamo recentemente lanciato un Manifesto (CLICCA QUI)  per rappresentare la necessità che credenti e non credenti concorrano alla definizione di un processo di autentica trasformazione del Paese. Si è così avviato un interesse che si sta allargando in tutte le regioni, segno dell’attesa di una discontinuità e di una novità.

Ci siamo assunti la responsabilità di lavorare ad una convergenza, che richiede dedizione e pazienza, perché consapevoli di quanto un nuovo processo di ricomposizione politica ed istituzionale necessita della partecipazione di ampi settori del Paese. Per quanto riguarda i cittadini d’ispirazione cristiana, il superamento di una troppo lunga fase d’indifferenza e d’irrilevanza.

Ciò richiama un profondo senso di responsabilità e di disponibilità al dialogo. Il superamento di decenni divisioni  può essere raggiunto anche attraverso la condivisione di un progetto di rigenerazione del linguaggio, dei comportamenti, delle prospettive e dei volti che a un tale progetto dovrebbero rappresentare.

Non si tratta solo di risolvere i problemi tra di noi. Cosa che interessa molto limitatamente gli italiani. Si deve affrontare, in realtà,  ciò che riguarda i rapporti con tutti gli altri cittadini. Altrimenti, continueranno a seguire altre opzioni politiche, soprattutto in mancanza di alternative serie e credibili, o a rifugiarsi nell’astensionismo.

A nostro avviso, lo abbiamo già detto, ma repetita iuvant, un progetto credibile deve soddisfare tre caratteristiche: essere autonomo e libero, caratterizzato da un forte impegno programmatico, animato da “facce nuove”.

Dopo 25 anni di delusioni, vissute a destra come a sinistra, gli italiani hanno bisogno di autentica originalità.

Questo spiega le punizioni inflitte al Pd e a Forza Italia e i successi della Lega e dei 5 Stelle. Questo spiega tanti movimenti spontanei in atto con la nascita di numerose liste civiche e  l’arrivo sulla scena delle “sardine”.

Un impegno dei cittadini d’ispirazione popolare e cristiana democratica non può essere giustificato solamente sulla base di un generico richiamo al “centro”.

Il definirsi di “centro” e basta rischia di restare cosa vuota se non si supera con chiarezza e coerenza l’idea di cercare pregiudizialmente un rapporto privilegiato con questa o quella componente del sistema politico in cui si è vissuti negli ultimi 25 anni di bipolarismo. Domenico Galbiati ce lo spiega molto bene ( CLICCA QUI ).

Questo vuoto deve, pertanto, essere riempito di contenuti. Si deve lavorare a quelle linee progettuali in grado di rendere possibile la ricomposizione sociale, il ricondurre la politica alla logica della mediazione, a costringere il ceto politico e le istituzioni a porsi al servizio dei cittadini, e non viceversa, a ridurre il divario tra ricchi e poveri, a restituire al ceto medio il ruolo che gli è proprio, a creare i presupposti perché la famiglia diventi soggetto centrale nello sviluppo economico e sociale, a fare sì che gli anziani possano guardare con serenità al proprio futuro e i giovani riescano a ritrovare fiducia in una società da cui sono ipocritamente adulati senza riuscire ad assicurare loro una prospettiva certa.

Dobbiamo così sostanziare un’autonomia di pensiero e di proposta per l’avvio di un processo di superamento delle attuali condizioni di degrado etico, esistenziale ed economico in cui ci dibattiamo. Una reale autonomia progettuale da dispiegare attorno alle questioni del lavoro, della casa, della salute, della scuola, del sostegno allo sviluppo tecnologico può diventare moto coinvolgente di un mondo più ampio di quello rappresentato dai cattolici interessati alla politica e all’impegno pubblico.

A sinistra e a destra vediamo infatti l’incapacità a muoversi in questa direzione. Sentiamo parlare sempre e solo di schieramenti astratti. Come se la politica non fosse  immergersi nella concretezza complessa delle cose, ma continuare a baloccarsi nei giochetti di vertice  e nelle alchimie interne ai partiti e ai loro rapporti.

Esiste dunque la necessità che cambi un intero ceto politico. Non crediamo nella rottamazione, ma neppure nel riciclo e che, al tempo stesso,  siano valorizzate la serietà e la professionalità della politica.

Parlare di facce nuove non significa sottovalutare l’importanza di un generoso impegno profuso anche da chi ha maturato esperienze pregresse in politica, magari lunghe decenni. Meglio se sostenuto dalla consapevolezza che nella vita giunge il momento di dedicarsi a quell’impegno pubblico più nobile ed elevato costituito dal mettersi al servizio disinteressato di forze nuove, di talenti mai utilizzati, dall’età avanzata o meno che siano, non logorati nel corso di una stagione caratterizzata dal bipolarismo.

Crediamo che un nuovo processo politico possa essere avviato sulla base di un “patto” da stringere tra nuovi e vecchi della politica, ma il primo presupposto è che questi ultimi siano almeno disposti a fare un “passo di lato” e di rendersi disponibili,  senza fini personali, a concorrere e partecipare a un progetto diretto a costruire un’Italia migliore.

Giancarlo Infante