Ottant’anni di Repubblica. Un traguardo storico e un grande successo per il nostro Paese.

L’anno prossimo, la Repubblica italiana celebrerà ottant’anni di vita democratica. Ottant’anni di progresso, di pace, di diritti conquistati e di benessere diffuso. Un traguardo storico che, come ha ricordato il Presidente Sergio Mattarella nel tradizionale incontro di fine anno con le più alte cariche dello Stato, non può ridursi a una commemorazione formale. È, al contrario, un passaggio che impone una riflessione profonda sul futuro dell’Italia e dell’Europa, sui risultati raggiunti e sulle sfide che incombono in uno scenario internazionale segnato da guerre, instabilità e crescenti tensioni geopolitiche. La Repubblica nasce dal rifiuto della guerra, dell’autoritarismo e dell’arbitrio. In questi decenni ha garantito libertà fondamentali, pluralismo, diritti sociali, giustizia indipendente, sviluppo economico e coesione civile. Risultati che non possono essere considerati acquisiti una volta per tutte.  La nostra “comune speranza” – ci ha ricordato il Presidente Mattarella – ha oggi il nome della pace; una pace vera e giusta, fondata sul diritto internazionale e non sull’arbitrio o sull’imposizione della forza.

Europa, politica estera e difesa: la scelta irreversibile dell’integrazione

Nel messaggio del Capo dello Stato, l’Europa non è un semplice sfondo, ma il perno stesso della politica estera italiana. Nessun Stato europeo, neppure il più grande o il più ricco, è oggi in grado di affrontare da solo le grandi sfide del nostro tempo. Sicurezza, pace, stabilità economica, transizione tecnologica ed energetica sono dimensioni che superano i confini nazionali e richiedono risposte comuni. È in questo quadro che va letta l’insistenza del Presidente sulla necessità di rafforzare l’Unione europea, anche attraverso la costruzione di una difesa comune. La spesa per la sicurezza collettiva è tradizionalmente poco popolare, ma oggi è più che mai necessaria. Non per alimentare una logica di contrapposizione, ma per rendere credibile una politica di deterrenza che salvaguardi la pace e protegga lo spazio europeo di libertà, diritti e benessere. Un’Europa più coesa sul piano della sicurezza può diventare un punto di riferimento per quei Paesi che guardano al modello europeo come alternativa alle derive autoritarie e alla logica della forza. In un mondo attraversato da conflitti sempre più numerosi, l’Unione europea ha la responsabilità storica di dimostrare che sicurezza e democrazia possono procedere insieme.

Autonomia strategica e democrazia: la sfida europea del futuro

Il rafforzamento dell’Europa non riguarda solo l’ambito militare.  Si avverte la necessità di una maggiore autonomia strategica nei settori chiave del nostro tempo: dall’intelligenza artificiale alle nuove tecnologie, dall’economia digitale alla tutela dei diritti. L’Europa dispone delle risorse, delle competenze e delle eccellenze necessarie per sviluppare un modello tecnologico originale, trasparente e sicuro, capace di coniugare innovazione e stato di diritto. Questa visione si intreccia con la difesa della democrazia, oggi messa alla prova sia da involuzioni autoritarie esterne sia da fenomeni interni di disaffezione e distacco dalla politica. E qui il nostro Presidente ha voluto lanciare un monito severo: una democrazia di astenuti, di assenti o di rassegnati è una democrazia più fragile. L’astensionismo crescente, soprattutto tra i giovani, rappresenta uno dei segnali più preoccupanti per il futuro delle istituzioni. Alla vigilia degli 80 anni della Repubblica, la parola chiave indicata dal Presidente resta “Insieme”. Insieme come partecipazione, responsabilità condivisa, fiducia nel progetto europeo e nelle istituzioni democratiche. Solo così l’Italia, dentro un’Europa più forte e più unita, potrà affrontare le sfide del nuovo secolo e continuare a essere un presidio di pace, libertà e progresso

Michele Rutigliano

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