Il viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Spagna, svoltosi dal 6 al 12 giugno 2026, ha toccato molte tappe, all’insegna del motto “Alzate lo sguardo”: Madrid (6-8 giugno); Barcellona (9-10 giugno); Gran Canaria (11 giugno); Las Palmas e Santa Cruz de Tenerife (12 giugno) (CLICCA QUI ).
Un viaggio densissimo di richiami e approfondimenti specifici relativi alla dignità della persona. Impossibile in poco spazio ricordare tutti i temi fondamentali (faccio perciò collegamenti ipertestuali).
L’ 8 giugno 2026, Leone XIV -il primo Pontefice a intervenire davanti al Parlamento spagnolo – citando Benedetto XVI e il suo discorso al Bundestag e richiamando la “cultura dello scarto” così cara a Francesco, ha affrontato il tema fondamentale della sua visita ponendo una «domanda decisiva»:
«Quale concezione della persona umana ispira le leggi e quale tipo di società queste leggi costruiscono?». Ne deriva una seconda: quando è possibile considerare una «società veramente giusta»? Interrogativi per parlare alla politica mondiale e soprattutto alle democrazie dei diversi continenti. La risposta arriva fin dall’inizio della sua riflessione riprendendo anche Benedetto XVI: «Ogni società veramente giusta si fonda sul riconoscimento della dignità inviolabile della persona umana. Tale dignità precede ogni concessione dello Stato e non può essere subordinata a consensi sociali mutevoli o alle fluttuazioni delle maggioranze del momento […] Essa appartiene a ogni essere umano per il fatto stesso di esistere, e per questo deve orientare ogni ordinamento giuridico positivo. La fede cristiana la proclama a partire dalla Rivelazione; la ragione umana può riconoscerla come esigenza inscritta nella verità dell’uomo.»
Su questa base – ha aggiunto Leone XIV – mi è dato oggi di rivolgere una parola serena e decisa a coloro che hanno la grave responsabilità di ordinare giuridicamente la convivenza sociale. Tale convivenza può vedersi minacciata dalla cultura dello scarto, come ha più volte osservato Papa Francesco. In questo senso, se la vita cessa di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società? Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri?
Sei gli ambiti che Leone XIV indica come essenziali e che non possono essere oggetto di baratti: la difesa della vita, la famiglia, l’educazione, la pace, il «tragico dramma migratorio», la libertà religiosa. Perché, spiega, «ogni società effettivamente libera richiede anche una giusta delimitazione del potere pubblico». E la storia racconta che «i popoli hanno imparato che il diritto deve servire al bene, che la giustizia pone limiti alla forza, che il potere ha bisogno di legittimità, che i poveri appartengono pienamente alla comunità, che lo straniero deve essere accolto secondo la sua dignità e che mai la vita umana può mai essere trattata come una merce». Da qui il monito: «Quando il bene comune cessa di essere un orizzonte condiviso, l’azione pubblica rischia di frammentarsi in interessi parziali, incapaci di custodire ciò che appartiene a tutti».
Qui di seguito approfondisco il «tragico dramma migratorio», che ha visto la Spagna negli ultimi tempi cambiare la sua politica. Dai respingimenti all’accoglienza (anche dei ‘clandestini’ già sul territorio), con insegnamento obbligatorio della lingua (più semplice per i rifugiati del sud America) e la formazione professionale, per finire con l’inserimento nel lavoro e il riconoscimento della cittadinanza. Cioè quello che gli ultimi papi hanno sempre raccomandato e che per la Spagna è stata una delle leve forti per il maggior incremento del suo Pil in una Europa a 27 ferma o lenta. Si veda per dettagli sulla politica pro migranti del governo (CLICCA QUI ); sulla gestione dell’economia in generale anche (CLICCA QUI ); nonché sulla posizione favorevole della Conferenza Episcopale Spagnola : (CLICCA QUI ) , (CLICCA QUI ).
Un altro punto sulla situazione migratoria, vede la Spagna in prima fila nella gestione delle migliaia di persone che dalle coste africane giungono in Europa. Qui il Papa si richiama alla solidarietà, anche internazionale, sottolineando che il problema è comune, non di un singolo paese. Dopo aver osservato che “la situazione dei migranti e dei rifugiati richiede una risposta che metta al centro le persone, affronti le cause che le costringono a partire e vada oltre la semplice gestione dei flussi”, Leone ha detto che “da qui nasce una duplice esigenza di giustizia sociale: offrire vie sicure e legali, un’accoglienza rispettosa e reali possibilità di integrazione; e promuovere, al tempo stesso, il diritto di rimanere nella propria terra, operando affinché nessuno debba abbandonare la propria casa per mancanza di pace, di sicurezza o di condizioni di vita dignitose, per le disuguaglianze economiche e gli effetti della crisi climatica”. Quindi, l’analisi: “Negli ultimi anni, le rotte sempre più pericolose hanno evidenziato il costo altissimo di questa realtà, spesso nascosta o ignorata. Molte persone continuano a essere vittime di trafficanti e contrabbandieri che approfittano della loro disperazione. E’ necessario rafforzare la prevenzione, il salvataggio e l’assistenza alle vittime, specialmente nel quadro di una cooperazione regionale e multilaterale. Nessuna nazione può affrontare da sola una sfida di questa portata. Per questo è indispensabile una risposta coordinata, solidale ed efficace, in grado di garantire protezione, accoglienza e reali opportunità di integrazione a chi emigra. Quando la risposta istituzionale si fa vicina, equa e coordinata, le frontiere cessano di essere luoghi di abbandono e possono diventare spazi di tutela responsabile della dignità umana”. Operazione indispensabile in un mondo che “sta attraversando una profonda crisi spirituale e culturale”. Serve pace, dice il Papa. Pace che “richiede coraggio diplomatico, responsabilità etica e una visione del futuro fondata sul rispetto dell’identità di ogni popolo e sull’obbligo degli stati di risolvere le loro controversie attraverso le vie pacifiche offerte dal diritto internazionale. Ogni guerra costituisce, in ultima analisi, una dolorosa sconfitta della capacità di negoziare e anche di quella coscienza comune dell’umanità che riconosce legami di giustizia tra le nazioni. Le armi possono imporre un silenzio temporaneo, ma non potranno mai costruire una pace autentica e duratura”. La soluzione non è quella del riarmo: “E’ preoccupante che, in diverse parti del mondo, e anche in Europa, si presenti nuovamente il riarmo come risposta quasi inevitabile di fronte alla fragilità dello scenario internazionale. La vera sicurezza, invece, nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale e da una politica capace di anteporre la vita dei popoli agli interessi che traggono profitto dalla guerra. Anche lo sviluppo delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale in ambito militare richiede una rigorosa vigilanza etica, affinché le decisioni sulla vita e sulla morte non siano mai scaricate su automatismi né sottratte alla responsabilità morale della persona umana”.
Purtroppo, in assoluta controtendenza è l’approvazione del nuovo Regolamento rimpatri, che si è tenuta il 17 giugno 2026 al Parlamento europeo, ed è avvenuta con 418 voti a favore, 218 contrari e 30 astensioni. Tra le urla di «Send them back», ovvero rimandiamoli a casa, si decreta anche la fine dell’umanesimo europeo.
La revisione delle politiche migratorie ha innescato uno scontro aperto tra la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e lo stesso Sanchez, che ha criticato la stretta adottata nella Ue. Sul tema è intervenuto anche il presidente francese Emmanuel Macron, che ha criticato «la politica degli hub nei Paesi terzi», come quello italiano in Albania. «Non sono sicuro che rappresentino la nostra Europa», ha detto.
Su un punto Stati Uniti e Unione europea stanno peraltro convergendo di questi tempi: la lotta contro la c.d. l’immigrazione illegale. Il Senato ha approvato la richiesta dell’amministrazione Trump di ulteriori 70 miliardi di dollari da usare nella lotta contro i migranti. Si vedano questi approfondimenti: (CLICCA QUI );(CLICCA QUI ) ; (CLICCA QUI ); (CLICCA QUI )
A Lampedusa il Papa si è recato il 4 luglio 2026 per ricordare il viaggio di papa Francesco del 2013. Ma già il giorno precedente in occasione del suo discorso per l’accettazione della “Liberty Medal” del “National Constitutional Center” nel collegamento virtuale con Philadelphia così si era pronunciato sull’importanza dell’immigrazione: “Gli immigrati hanno plasmato l’America”. E auspicando che gli ideali fondativi dell’America continuino a ispirarne il futuro “nell’unità, nella giustizia e nella pace”. Richiamando così anche il tema dell’immigrazione come parte integrante della storia degli Stati Uniti e della loro identità nazionale.
Nell’isola siciliana, il Pontefice ha cominciato la sua visita omaggiando i migranti morti durante la traversata del Mediterraneo al Cimitero di Lampedusa. Il Papa si è inginocchiato e ha sostato in preghiera.
Poi si è fermato davanti a una grande stele a forma di conchiglia con scritto ‘Molo Papa Francesco’ che ha inaugurato. Il Molo Favarolo, storico primo approdo di chi viene soccorso in mare, cambia quindi nome in omaggio al Papa argentino che si recò sull’isola nel luglio del 2013. Sulla targa la dicitura: “Molo Papa Francesco, Luogo di approdo, speranza e umanità. Lampedusa IV luglio 2026. Papa Leone XIV e la comunità delle pelagie pose”. Dopo l’intitolazione Papa Leone XIV ha incontrato un gruppo di migranti ospiti dell’hotspot della Croce Rossa di Lampedusa e provenienti da Eritrea, Siria, Yemen, Algeria e altri Paesi. Li ha salutati a uno a uno scambiando qualche parola e ha consegnato loro una medaglia con il volto del pontefice.
Nel suo discorso al Sindaco e alla popolazione ha detto: “Non sono venuto a fare discorsi, ma a celebrare l’eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi. Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione. Sì, questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore. Per questo ci siamo radunati qui: per attingere da Cristo l’amore che solo Lui può darci, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano, per tutti […] E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia”
Nell’omelia della Messa il Papa si è appellato all’Europa dal “potenziale unico” che deriva dalla sua storia, un appello ad affrontare la crisi migratoria “in un piano strategico di lungo periodo” che accolga e rispetti la dignità di ogni persona. Leone XIV ha sottolineato “da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo”, “la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee”. “Anche per questo aspetto – come per quelli della transizione ecologica e della promozione della pace – l’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità”, ha detto Leone.
“Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa e’ in grado – in quest’area – di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. E’ un compito delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa”.
Carlo Parenti