Pubblichiamo la seconda parte del documento del gruppo di lavoro di Politica Insieme sull’Innovazione coordinato da Gabriele Falciasecca e Roberto Pertile. Segue il primo intervento di ieri ( CLICCA QUI )Il documento è stato elaborato prima che il Coronavirus portasse ulteriormente in primo piano l’esigenza, anche da noi segnalata da tempo, di avviare un processo di trasformazione del Paese e di tutte le sue articolazioni. Pertanto, la pubblicazione del documento sarà seguita da quella di riflessioni aggiuntive da parte dei due autori e di altri amici particolarmente interessati a indicare quelle proposte efficaci per una politica di rilancio che, oggi, non può prescindere da tutto quel che è legato e connesso ai processi innovativi in campo tecnologico, economico, sociale e civile.

Cominciando ad entrare nel merito degli strumenti ciò che si dovrà evitare è il formarsi di posizioni parassitarie, ovvero che il sussidio dello stato, attraverso contributi o defiscalizzazioni, non sia visto come un introito a sé stante di cui poi ad un certo punto il fatturato dell’azienda sarà privato. Se l’imprenditore ha avviato un processo innovativo in cui crede va incoraggiato a allargarlo guardando più avanti, al medio e lungo periodo. Altrimenti è meglio destinare le risorse ad altre iniziative. Inoltre lo stato deve avere la capacità di avviare e finanziare iniziative ad alto rischio indicando obiettivi e strategie di medio lungo termine che fungano anche da riferimento per i privati. In quest’ottica, va studiata l’introduzione di una novità: un ritorno economico diretto degli investimenti pubblici a favore dello Stato anche se a lungo periodo. In altri termini, gli investimenti pubblici in innovazione devono fruttare profitti, soprattutto a fronte dell’assunzione di alti rischi. Questi possibili introiti dovrebbero confluire in un fondo di rotazione destinato agli investimenti futuri. Una volta messo in moto il processo si può sostenere. Esistono esempi positivi a livello regionale di questa pratica. Investimenti lungimiranti in situazioni di grave incertezza hanno dato a medio periodo dei ritorni rilevanti in termini economici ripagando largamente la spesa.

Senza la pretesa di essere esaustivi ecco alcuni metodi che potrebbero essere di riferimento per una manovra governativa.

  1. Area Università/Centri di ricerca/Istituti di ricerca

Università/Centri di ricerca/Istituti di ricerca hanno certamente una vocazione nazionale o meglio ancora internazionale. Per gli aspetti nazionali si veda il punto C. Ma è ormai riconosciuto che il forte collegamento con lo sviluppo del territorio dove sono situate è un vantaggio per tutto il settore pubblico e privato oltre che per le istituzioni di ricerca. Gli interventi per favorire ciò hanno preferibilmente una dimensione regionale  con lo scopo di favorire la formazione di reti locali tra i soggetti operanti nell’area predetta. Il sistema delle imprese si interfaccia in questa area con il mondo della ricerca tramite accordi di collaborazione e anche con il venture capital e/o con altre forme che prevedano un ritorno economico per lo Stato, soprattutto con i progetti di innovazione condivisa.

Lo Stato può finanziare in proprio programmi di ricerca e sviluppo ad alto rischio innovativo, ritenuti strategici per il sistema Italia lasciando per l’esecuzione autonomia regionale ove possibile. Esempi ci sono in varie aree, con finanziamenti locali: citiamo per maggior conoscenza l’Emilia-Romagna e la Provincia Autonoma di Trento.

  1. Area domanda pubblica

Usare la domanda pubblica per dare alle imprese un quadro programmatico (almeno quinquennale) di acquisti tecnologicamente avanzati; quadro che deve consentire alle imprese di fare investimenti tecnologici che altrimenti non farebbero. Possono essere dedotti anche programmi di ricerca e sviluppo per una innovazione “condivisa” con la Pubblica Amministrazione. Ciò è oggi altamente necessario in assenza delle grandi imprese che in altri paesi, e da noi in passato, fungevano da apripista per le medio piccole. Un esempio sono stati i programmi a medio periodo della SIP che fungeva da stella polare per tutte le imprese del settore.

  1. Programmi strategici di innovazione

A livello nazionale possono essere varati sostegni specifici a programmi di innovazione valutati strategici per il bene comune (sanità, ambiente ecc.). Esempi del passato furono i Progetti finalizzati del CNR, almeno all’inizio, quando le scelte dei temi non erano turbate da interessi di parte.

  1. Gestione delle ricadute del sistema “università/istituti di ricerca” sulla produzione di beni e servizi: vanno previste agevolazioni non fiscali, bensì giuridiche e di procedura per favorire accordi bilaterali o multipli tra Pubblica Amministrazione e imprese.
  2. Il capitale umano: interventi nel campo della formazione a tutti i livelli di età e di istruzione.
  3. Finanziamenti dell’innovazione nel sistema delle imprese:

individuare un soggetto-  Cassa Depositi e Prestiti ?- che si specializzi nel finanziare le imprese a rischio di mercato nei loro programmi di innovazione di prodotto e di processo, nonché gestionali ecc. L’ordinario sistema del credito si dimostra inadeguato nel valutare la qualità innovativa dell’impresa ed il relativo rischio. Può essere superata la carenza con un istituto specializzato sul credito all’innovazione.

  1. Agevolare gli interventi di sostegno alla creazione di reti di innovazione nell’area della produzione da parte di attori privati tra di loro.
  2. L’innovazione da parte delle imprese private trova sovente un grande ostacolo nella burocrazia che complica la nascita di nuove iniziative imprenditoriali. Urge un drastico intervento di “pulizia” di norme inadeguate e controproducenti. Poiché questa è una azione promessa e mai realmente attuata da vari governi è necessario individuare preliminarmente gli ostacoli che si frappongono al progetto per poi eliminarli sistematicamente.

Di seguito verranno approfonditi tre settori giudicati di rilevanza per la loro pervasività e l’influenza che hanno sulla quasi totalità delle attività economiche da innovare. In essi sarà possibile ritrovare accenti di altri settori importanti, come nel caso della green economy che pervade il mondo dell’energia e dell’ambiente. ( SEGUE )