Quella che segue è la seconda parte dell’articolo pubblicato ieri (CLICCA QUI) in cui Umberto Baldocchi ha affrontato la questione della stabilità del governo Meloni, fondata sull’insolita combinazione tra consenso elettorale e sostegno del mondo tecnico-finanziario. Una stabilità che nasconde però una crescente fragilità: l’impatto dell’economia di guerra, il peso delle scelte di riarmo e il rischio che venga meno quella presunta neutralità tecnica delle politiche economiche sulla quale si è costruita parte della rassegnazione sociale. Sullo sfondo emerge un modello di governo nel quale populismo e potere finanziario sembrano convivere, mentre il programma economico appare già definito dalle logiche del mercato, della concorrenza e dell’attrazione degli investimenti
Il programma che non c’è, la sfida della società dell’astrazione
Il programma comune dell’opposizione non c’è ancora. E non è chiaro nemmeno come e quando ci sarà. E’ normale però ed è forse anche un bene – per ora- che sia così. Non si tratta di mettere insieme infatti obiettivi diversi delle diverse forze politiche e di renderli tra loro compatibili pur mantenendo visibile l’identità di ognuna. Non si tratta nemmeno di scrivere paginate di testo che nessuno leggerà. Il problema non è quello di costruire una coalizione che batta nelle elezioni la coalizione di governo. Non si tratta di battere l’avversario in una spasmodica “caccia al consenso” ( ved. l’articolo di Edoardo Matteo Infante “ Iniziata una campagna elettorale mondiale : tutto solo alla ricerca del consenso” in Politica Insieme ‘ 8 settembre CLICCA QUI) ed in una ricerca della “guest star” più carismatica per assumere il ruolo di premier. Sarebbe un approccio ingenuo e infantile alla realtà. Il compito è molto più impegnativo e più serio. E le facili soluzioni, gli aggiustamenti furbeschi producono solo disastri . Come ben dimostrano le vicende elettorali e politiche della Germania. Non si tratta di far presto, ma soprattutto di fare bene. Detto altrimenti si tratta di salvare le basi della democrazia liberale e costituzionale, cioè della democrazia fondata sulla rappresentanza della società reale e sulla autolimitazione del potere
Le democrazie liberali anche in Europa sono infatti gravemente malate. E non è colpa delle autocrazie o della guerra in corsoi. Una delle cause di questa debolezza sono state la ricerca disinvolta del consenso e il ricorso eccessivo al leaderismo, mentre, per converso, si sono indeboliti o sbiaditi gli aspetti della rappresentanza effettiva- la rappresentanza come noto è il carattere nuovo assunto dalla democrazia moderna e con essi i legami tra governi e paese reale, tra rappresentazione e realtà,
Più in generale, si tratta di cominciare a prendere atto di quel cambiamento di epoca cui pochi leader mondiali a parte Papa Francesco e Papa Leone hanno dedicato la dovuta attenzione. Si tratta di quella sfida epocale che mette in gioco la stessa esistenza dell’umano di fronte a cambiamenti tecnologici – prima di tutto l’ Intelligenza Artificiale- che sembrano prendere il sopravvento sulle stesse intenzioni umane, a partire dalle forme inedite che gli stessi fenomeni della guerra e della pace ormai assumono.
Quindi più che un testo di obiettivi o di dichiarazioni di principio servirebbe forse elaborare e definire un orizzonte prospettico nuovo, un denominatore comune da utilizzare per contestualizzare progetti e proposte in modo da fissare priorità collegamenti strategie. Per dare un baricentro alla politica italiana ancora prima di un centro.
Come si è detto. noi viviamo ormai in una “società dell’astrazione”. Il termine, di conio sociologico e filosofico, è utilissimo a rendere conto oggi della condizione delle nostre società, che non soffrono più soltanto della secolare conflittualità capitale-lavoro. Una società dell’astrazione è una società che tratta gli esseri umani come individui, intesi come entità astratte, generalmente sradicate dal contesto concreto delle loro relazioni sociali e che progetta il futuro in base a parametri e prospettive delineate da specialisti e da tecnici forniti del knowhow necessario, sulla base di regole che niente o pochissimo concedono alla discrezionalità della valutazione umana. Una società che tende a fare degli individui, spesso considerati come individui/consumatori o fruitori di servizi il perno di una sovranità che ha sempre meno a che fare con entità collettive o comunitarie, come popolo, nazione, patria. La stessa mobilità spaziale delle persone- equiparata semplicisticamente a quella delle merci, dei servizi e dei capitali, cioè a quella delle “cose”- , mobilità agevole per i pochi, difficile per i molti, ha favorito questo approccio globalizzante al sociale, un approccio disastroso che ha però prodotto nuovi muri ed addirittura capri espiatori.
In particolare alcune ambiziose costruzioni politiche come l’ UE hanno favorito con l’intento lodevole, ma semplificante, di creare una dimensione sovranazionale unificante, il ricorso a progettazioni sociali basate sulla astrazione economica o tecnologica. Nella politica, nell’economia, nelle relazioni umane, nella cultura. All’improvviso ci siamo accorti di avere non solo una natura non naturale, ma anche un uomo non più umano. Magari un oltre-uomo, un cyborg con le incognite e i disastri che possono conseguirne.
Il potenziamento delle tecnologie, in particolare da ultimo l’ AI, hanno infatti complicato le cose anche in politica. La tecno-finanza ha espulso dai processi decisionali più importanti la politica ( troppo lenta!!!) intesa come scelta fondata su un confronto dialogico, su una vera rappresentanza delle persone concrete, delle loro opinioni ed interessi e sulla deliberazione collettiva, fino ad arrivare ad escludere la politica persino dalla decisione sulla vita e sulla morte collettiva, cioè sulla guerra, ridotta a condizione generale prodotta dalla tecnica, certo sgradevole, ma da gestire come una emergenza non determinata dalle volontà politiche ma da dinamiche automatiche. Questa astrazione ha costruito ordinamenti senza sovranità in cui conta più l’efficacia effettiva del potere di controllo,che il potere legittimato delle istituzioni rappresentative. Si è introdotto l’assolutismo del contratto e della nuova lex mercatoria sovranazionale ( Amazon Black Rock e via dicendo) e del principio di concorrenza, che cancella aziende radicate e comunità territoriali, facendo un vuoto che poi chiama “mercato”.Si registra il dominio dei rapporti di forza al posto del vecchio patto sociale. Si sono de-umanizzate le regole della vita pubblica, si è sovrapposta una neo-costituzione economica alla costituzione in senso formale si è delegittimato il diritto internazionale. In Italia a questi fenomeni di astrazionesono riducibili anche i noti fenomeni degli workingpoor, il terribile inverno demografico, la nuova criminalità intra-familiare, la perdita del senso positivo della relazione umana, come mostrano le devianze giovanili.
La Destra se forse usa qualche parola sulle necessità di controllare l’ AI e la tecnologia e dedica interventi simbolici per intervenire sulle fragilità non si impegna certo a contrastare la società dell’astrazione e dell’individualismo. Basta ascoltare le osservazioni ricorrenti sulla “tassazione” che fa venire l’ “orticaria” a qualche ministro. La Destra evidentemente preferirebbe una “società senza tassazione”, specie quella diretta, una società in cui ognuno conti solo su se stesso magari sulle sue capacità di “fare impresa”, ricorrendo all’assicurazione cioè all’investimento finanziario per garantire anche ai più deboli le tutele ed il welfare, per fruire dei beni essenziali, salute, abitazione, sicurezza sociale. Una società in cui la povertà di “chi è rimasto indietro”sia alleviata dalla beneficenza privata, magari anche dei nuovi miliardari, alla ElonMusk.
Il fatto è che oggi una società dell’astrazione non funziona più, ammesso che possa funzionare. O per dire più concretamente è divenuta oggi più un incubo che un sogno. Per usare l’immagine semplice ed efficacissima di Papa Leone XIV essa è divenuta la nuova “torre di Babele” con tutti i disastri annessi e connessi. L’incubo è una società in cui le persone sono equiparate a numeri, a voci statistiche, a entità astratte, come avviene nella guerra che è la manifestazione estrema di questa “astrazione”.
E’ una società che perde ogni senso del limite. Nessuna politica deputata ad organizzare la società in vista di finalità umane, che sono sempre e comunque dei limiti,sarebbe compatibile con questa visione astratta e a suo modo oltre umana della realtà. E’ una società che ha perso la prospettiva del tempo. Le soluzioni devono essere immediate. La via delle soluzioni affidate solo alla gestione dello spazio- dovremmo forse dire “spazio vitale” invece di “geopolitica”- allo spazio senza la prospettiva del tempo è il paradigma da cui oggi nasce la guerra permanentee contemporaneamente anche quello da cui nascono le più inquietanti problematiche che segnano l’ Europa e il mondo, la crisi ecologica, la rivoluzione dell’ AI, la crescente “liquidità” dei rapporti sociali e umani, l’inverno demografico specie italiano, l’evaporazione dell’etica pubblica, la logica della pura potenza.
Il vero problema anche sulla guerra di Ucraina non è : continuare a inviare armi per resistere a Putin o rinunciarvi, ma se accettare o respingere la prospettiva di una guerra permanente che si può chiudere solo con l’eliminazione dell’avversario. Ancora una volta dunque si presenta il dilemma se accettare o respingere i limiti, se accettare o respingere ciò che è costitutivo dell’umanità.
Una “politica della cura”per salvare la democrazia
Altro che tempo di nuove elezioni ! Di fronte ai colossali e inquietanti mutamenti epocali è tempo che la politica si ripensi radicalmente da capo. E’ questo ciò che dovremmo iniziare a fare. La politicità dell’essere umano è profondamente radicata nella relazione interumana e nella speranza come spiega Eschilo nel Prometeo; la speranza come il farmaco che libera le persone dalla paurae rende possibile la fatica del vivere. Fiducia e speranza che sono sempre connesse alla relazione con l’altro e quindi alla politicità virtuosa ed alla comunità che umanizza la vita.
Il neoliberismo che permea la società dell’astrazione in radicale opposizione all’etica della cura non è una politica, ma la negazione radicale della politica, il suo dichiarato superamento ( la politica è lenta, l’economia è veloce ecc.). E d’altronde il paradigma corrente dell’agire umano fondato sulla produttività e sulla logica aziendalistica elimina lo spazio della cura e dell’attenzione alla realtà concreta. Ne è un esempio la radicale trasformazione dei sistemi sanitari,in cui la assistenza e la cura terapeutica sono da tempo divenute prestazione monetizzabile.
Bisogna tornare a costruire la politica partendo dalle esigenze e dai bisogni concreti delle persone non dalle esigenze e dai bisogni di una economia finanziaria che sacralizza la concorrenza il mercato e le “leggi dei numeri”e da quelli di una tecnologia che si è assolutizzata e si è “liberata” dei vincoli umani, delle fragilità e delle incompletezze per cui essa si è sempre costruita nei periodi migliori della storia umana. Questo deve prospettare un vero nuovo programma politico e su questo legame concreto e vivo col paese reale- garantito possibilmente da una onesta legge elettorale- deve costruirsi la vera stabilità, non quella volatile e liquida, anche se quadriennale, che può sciogliersi come neve al sole appena si dileguano le finzioni mediatiche su cui essa è appoggiata. O ancor peggio quella che si vorrebbe costruire sui neo-nazionalismi estremisti, modello AFD, che si alimentano attraverso la costruzione dei capri espiatori verso cui canalizzano la paura e la disperazione, che sono sempre effetto dello sradicamento e dell’astrazione create dalla tecno-economia nonché dalla cecità politica di tutti gli altri partiti . Solo una politica umanizzata può garantire che gli enormi rischi della vita e della creatività occidentali provenienti oggi dalla tecno-economia e dalla guerra globale e permanente non ci conducano alla catastrofe.
Umberto Baldocchi