La Politica è l’arte del divenire.

La Storia bisogna scriverla, non solo leggerla (Antonello Cracolici).

Riprendiamo questa riflessione da dove avevamo sostanzialmente terminato nella precedente pubblicata sullo stesso tema lo scorso 24 agosto ( CLICCA QUI ).

Fra circa 20 giorni dalla data odierna (1 Settembre 2020), sapremo il risultato del Referendum consultivo, sul taglio del numero dei Parlamentari, Referendum che sarà, secondo molti dei politologi che hanno scritto sull’argomento, caratterizzato dall’astensione.

Il Parlamento è il luogo in cui si concretizza la sovranità popolare, nel quale una comunità si costituisce in un gruppo di cittadini e non di sudditi; un Parlamento non ben funzionante, non concordemente legittimato rappresenta per la comunità un problema gravissimo; è del tutto improbabile che “una riforma quantitativa del Parlamento ne risolva i problemi, ai quali si dovrebbe semmai rispondere con una riqualificazione politica dell’Istituzione, del suo ruolo, dei suoi membri”  (Carlo Galli, I rischi di un Parlamento debole, la Repubblica, 29 Agosto 2020).

Ove avesse ragione Massimo Franco (Corriere della sera, 28 Agosto 2020, La Nota) nel definire il Referendum del 20\21 Settembre “una stanca appendice di parole d’ordine del passato”, sorgerebbe spontanea una domanda: Perché affidare ad una procedura così definibile una importante modifica della nostra Carta Costituzionale?

Questo scritto, come il precedente, si propone di testimoniare una convinta adesione alle ragioni del voto a favore del “NO”.

Desidero testimoniare a futura memoria che ritengo indispensabile “un progetto rigeneratore del Gruppo Dirigente diffuso del Paese”, in direzione antitetica a pigrizia, furbizia, mancanza di coraggio, ipocrisia, irresponsabilità. Temo che la Democrazia Liberale Rappresentativa sia più a rischio a causa di un Gruppo Dirigente diffuso mediocre che per il “Sì” al Referendum (concordando con un ragionamento di Marco Bentivogli su Repubblica).

Mi piace che si sappia che penso che è dal rinnovamento del Gruppo Dirigente diffuso che bisogna partire, che a questo rinnovamento al quale intende contribuire il Gruppo dei firmatari del Manifesto di PoliticaInsieme ed alla reale modernizzazione del Paese con questa riflessione desidero dare un infinitesimale contributo; poi, solo dopo avere posto le basi per raggiungere questo obiettivo, si potrebbe iniziare a ragionare ad una condivisa “vera” riforma Costituzionale, che abbia come propria base di partenza una Visione condivisa ed una robusta maggioranza per l’execution.

Concordo con l’opinione di Gustavo Zabrebelsky, secondo il quale il Referendum del 20 Settembre è “una diatriba tutta politica attorno all’obiettivo dei sovranisti: cancellare il pluralismo e la centralità del Parlamento, perno della Democrazia Rappresentativa”.

Concordo con chi sostiene (Amaca, Michele Serra, Repubblica 27 Agosto 2020)  che, potendo, si dovrebbe dare un taglio alla lunga stagione dell’antipolitica, durante la quale una S    5ll..kmsocietà decisamente impolitica “pensò bene di addossare ogni colpa agli onorevoli, non sapendo o non volendo sapere che la Classe Politica, in Democrazia, è lo specchio di chi la esprime”., Che non è la quantità, ma sempre la qualità a fare la differenza, l’inadeguatezza della rappresentanza in un momento in cui anche un Diploma di terza Media consente di ricoprire ruoli delicatissimi, l’assoluta pochezza del dibattito parlamentare.

Concordo con Guido Bodrato, sintonico ad Alberto Asor Rosa Massimo Cacciari, Gianfranco Pasquino nel proporsi di votare “No”, quando scrive che “Chi critica la Prima Repubblica insiste sulla questione dell’instabilità dei Governi, ma lascia in ombra l’importanza degli straordinari mutamenti dell’orizzonte politico e dei contesti avvenuti in quegli anni: l’Italia è cresciuta economicamente e politicamente, la Democrazia si è consolidata”. Secondo Bodrato, sarebbe utile, anche per il tempo che viviamo, una Legge Elettorale che rispetti il pluralismo, rispetti la centralità del Parlamento, favorisca la formazione di coalizioni che si contendano il premio di coalizione, senza minacciare la Costituzione.

Concordo con il pensiero di Romano Prodi quando scrive “Sarebbe più utile al Paese un voto negativo per evitare che si pensi che la diminuzione del numero dei parlamentari costituisca una riforma così importante per cui non ne debbano seguire altre”.

Concordo con Stefano Folli quando scrive su Repubblica del 28 Agosto 2020 che “il taglio lineare, che può diventare una Legge ma certo non è una riforma nel senso proprio del temine, incarna una mera operazione di marketing politico e come tale costituisce un attacco molto insidioso alla Democrazia Liberale”.

Vale ancora oggi il il monito proferito nei primi mesi dell’anno 2016 da Marco Pannella: “La sforbiciata produrrà una vera grande conseguenza: il rapporto fra elettore ed eletto finirà per essere completamente distrutto”.

Concordo con Alberto Berger quando scrive sul nostro Quotidiano on line che vorrebbe puntare all’arricchimento democratico dei Valori, non all’eliminazione di ruoli\poltrone.

“Non si può manipolare la Costituzione senza sapere qual è il punto di arrivo. Non si può storpiare la Costituzione seguendo logiche di tattica contingente (Pierluigi Battista, Le paure di questa Politica, Corriere della Sera, 26 Agosto 2020).

E’ notizia di cronaca che Rosy Bindi, Pier Luigi Catagnetti, Luciano Violante si sono recentemente espressi a favore delle ragioni del “No”, così pure i Verdi con il Coordinatore Angelo Bonelli e Athus De Luca o il nuovo Quotidiano Domani di De Benedetti, come pure, negli ultimi giorni,  diversi parlamentari del Partito Democratico, 4 del Movimento 5 Stelle, alcuni Parlamentari di Italia Viva; Italia viva e la Lega lasceranno agli elettori libertà di coscienza.  Marco Zullo, europarlamentare del Movimento 5 Stelle ha dichiarato: “Ho atteso, ma ancora nulla di significativo è stato fatto per proporre una riforma seria ed organica a tutela della  Democrazia e dei cittadini”.

Silvio Berlusconi, il 30 Agosto 2020 ha dichiarato:”Fatto così, come lo vogliono i grillini, il taglio dei Parlamentari rischia di essere soltanto un atto demagogico che limita la rappresentanza, , riduce la libertà e la democrazia.”

Mi pare preferibile, per quanto possa valere,  una rappresentanza percentualmente più diffusa (meglio un deputato ogni 100.000 abitanti che uno ogni 160.000; meglio un Senatore ogni 190.000 abitanti che un senatore ogni 300.000 abitanti). “Togliere la rappresentanza slega il parlamentare dal territorio e consegna il Parlamento alle segreterie di partito ed alle Lobby” (Andrea Colletti, Deputato del Movimento 5 Stelle: avete letto bene: Andrea Colletti, Deputato del Movimento 5 Stelle).

Se al Referendum di Settembre vincesse il “Sì”, l’Italia conquisterebbe un triste primato Europeo: il peggiore rapporto tra elettori ed eletti: lo 0,7%.

Chi vuole passare da un Parlamento di nominati da pochi Capi partito ad un Parlamento di “Liberi e Forti”, cominci con il votare “NO” al Referendum di Settembre, per poi continuare la propria testimonianza impegnandosi in quante più occasioni possibile nel contribuire a far realizzare al Parlamento la migliore Legge Elettorale Proporzionale approvabile, con soglia di sbarramento e ridisegnati collegi, (vedi la proposta di Graziano Del Rio) alla cui prima applicazione potrebbe anche partecipare il nuovo soggetto politico di ispirazione cristiana (da una riflessione di Alessandro Risso, pubblicata il 21\8\2020 su Politica Insieme.com). Il sistema Proporzionale è storicamente collegato alla forma di Governo parlamentare che ha caratterizzato lo sviluppo del costituzionalismo europeo

Di ragioni a favore del “NO” se ne conoscono tante capaci  di fare breccia sui convincimenti personali di molti Parlamentari esponenti di Partiti che hanno più volte votato “Sì”e di tanta parte della cittadinanza consapevole di opportunità e rischi e sono state tutte prese in considerazione e spiegate dai opinionisti\politologi\scrittori con le loro interessanti opinioni su questo partecipatissimo “Quotidiano on line”: A tutte queste opinioni qui espressamente ci si richiama.

Desidero evidenziarne alcune che ritengo fondamentali, senza intendere trascurarne alcuna altra:

La rappresentanza delle minoranze politiche, territoriali, sociali e religiose per la nostra Costituzione è un Valore.

Il prioritario Valore della Costituzione, per la stragrande maggioranza degli italiani, è la tutela delle minoranze; nonostante i suoi 73 anni, continua ad essere una scelta culturale non superabile.

La attuale proposta di revisione Costituzionale è priva “dei necessari meccanismi di riequilibrio (riforma elettorale, modifica delle competenze delle due Camere, modifica dei regolamenti parlamentari), affinchè sia garantita la rappresentanza ed il pluralismo”; (Gaetano Armao, Se è così, 27 Agosto 2020). Secondo il Giurista Vice Presidente della Regione Sicilia,  “Il principio che vuole affermare questa revisione costituzionale è la svalutazione della Democrazia Liberale Rappresentativa…. che rischia di compromettere il delicato equilibrio di controlli e contrappesi delineato con fatica dai Costituenti”

Secondo Stefano Passigli (E’ tempo di ripensare al proporzionale, Corriere della Sera, 20 Agosto 2020), “Un Sì arrecherebbe una ferita profonda alla rappresentanza, indebolendo ulteriormente la nostra Democrazia, già compromessa da una crescente crisi di legittimità”, come infra scritto. “Pochi, infatti, sanno che in circa un terzo delle Regioni, al Senato, verranno rappresentati solo i due primi Partiti”, con gravi effetti negativi sulle maggioranze di Governo e sulle nomine delle Istituzioni di Garanzia (Presidente della Repubblica e parecchi componenti della Corte Costituzionale).

Secondo Massimo Luciani, docente di Diritto Costituzionale a Giurisprudenza alla Sapienza di Roma, “chi voterà al Referendum per un interesse politico immediato dimostrerà di non aver capito quale sia la posta in gioco”.

Ritengo che, oggi nel nostro Paese, ove le quattro maggiori Forze Politiche faticano a superare ciascuno la soglia del 25% dei votanti, pari a circa il 50% dell’elettorato in presenza di un circa 50% di astenuti dal voto, quindi del 12,5 dell’elettorato partecipante attivamente (nonostante che Vi siano in giro Leader che continuino ad affermare di interpretare essi il “volere del Popolo Italiano”), privilegiare il criterio della rappresentatività, scelto dai Costituenti, potrebbe consentire di trovare una maggiore unità di intenti nel Paese, anche rafforzando il rapporto tra elettori e candidati;, questi ultimi, non essendo più sostanzialmente nominati, ma eletti in Collegi di dimensioni ridotte rispetto agli attuali, dovrebbero di nuovo impegnarsi a presentarsi ai cittadini con posizioni chiare, progetti, proposte per chiedere il loro voto e successivamente, rispondere del lavoro svolto nella Camera di appartenenza.

La Costituzione, nel nostro Paese fondamento della convivenza civile, può anche essere modificata, purchè ciò avvenga con interventi qualificati ed appropriati, soprattutto proposti in ottica di Bene Comune e non di interessi contingenti ed opportunistici per alcuni.

Conseguentemente sarebbe necessario che il rapporto numerico tra elettori ed eletti fosse il migliore possibile in termini di rappresentatività, l’attuale e non quello peggiorato dalla vittoria dei “Sì” al Referendum.

Gli orientamenti della popolazione, secondo i sondaggi fino ad oggi (30\8\2020) favorevoli al “Sì”, stanno modificandosi di giorno in giorno; necessario in questo breve periodo che ci separa dal giorno 20 Settembre che sia possibile e fattibile evidenziare con capillarità le tante ragioni del “No”.

Il Movimento ad ispirazione cristiana, con la sua determinazione a selezionare candidati per quanto possibile nuovi, dotati di Valori, Conoscenze e Competenze, idonei a realizzare rappresentanza di qualità, è in grado di contribuire a tendere a questo traguardo, con fiducia nel Futuro dell’Italia.

Massimo Maniscalco

 

Immagine utilizzata: Pixabay