Pubblichiamo il secondo intervento di Filippo Cinoglossi che segue il precedente dello scorso 1 settembre ( CLICCA QUI )

Un primo segnale positivo è rappresentato dalla formazione di aggregazioni civiche in vista delle elezioni regionali umbre: un esperimento-pilota che conferma l’importanza di ripartire dai territori, collegando le realtà, le reti che già operano, aprendo un’interlocuzione con giovani che in questi anni sono pronti ad impegnarsi nel nome del popolarismo nelle prossime competizioni regionali ed amministrative.

Gli incontri di questi mesi, il lavoro d’informazione e di scambio portato avanti da realtà associative e testate online come Politica insieme, ci dimostrano che tornare a dialogare fra personalità ed associazioni di ispirazione cattolica fa emergere esperienze e valutazioni in grado di rafforzare e approfondire il nostro impegno per il bene comune.

Ci accomuna il desiderio di delineare, nella chiave di un rinnovato popolarismo, un nuovo grande Progetto Paese, che faccia tesoro delle acquisizioni e delle elaborazioni emerse in questi ultimi anni nella riflessione economica e sociale di matrice cattolica.

Penso ai temi delle nuove politiche di contrasto all’autunno demografico ed alle fratture generazionali, alla valorizzazione delle molteplici iniziative dell’economia civile, alle iniziative a sostegno di un nuovo welfare effettivamente fondato sulla sussidiarietà, alle tante buone prassi di cittadinanza attiva: tutti punti di un’agenda programmatica che dovrà essere adeguatamente approfondita in questi, assieme alle grandi questioni della biopolitica, della salvaguardia delle istituzioni, della messa in sicurezza delle scelte di politica estera ed Europa.

C’è bisogno di un Progetto Paese che risponda alla fortissima crisi di rappresentanza che investe oggi il sistema politico nazionale, rivelatasi nella crisi di governo di queste settimane, ma che è il portato di lunga durata di una progressiva degenerazione degli assetti politico-istituzionali apertasi nel biennio 1992-1994.

A distanza di venticinque anni, la nostra appare sempre più come “una democrazia senza popolo” (Carlo Galli), nella quale segmenti enormi del corpo elettorale sono ormai largamente ai margini del voto e di ogni forma di partecipazione politica, malamente informati dai canali di comunicazione mainstream e dagli stessi social media, tagliati fuori da tutte quelle forme di “appartenenza civile” che rendono forte e vivace la vita democratica.

È una riflessione centrale di cui occorre tenere conto non solo in vista di nuove scadenze elettorali, ma anche semplicemente per individuare un corretto posizionamento sulla scena pubblica di un nuovo soggetto politico come quello che si sta delineando.

Parallelamente a questi temi, Politica insieme sta sviluppando una doverosa riflessione sulla dimensione organizzativa del nostro impegno che muova dall’esigenza di riconoscere gli errori che sono stati compiuti nel passato.

Il cosiddetto “partito leggero”, tanto auspicato nei primi Anni Novanta, è diventato poi, negli anni della Seconda repubblica, partito-azienda, partito personale, partito-s.r.l., assumendo configurazioni sempre più lontane dal modello democratico delineato dai Costituenti.

Come ha riconosciuto uno studioso della sinistra marxista, Marco Revelli, gran parte della crisi della sfera pubblica che sperimenta anche il nostro Paese, è proprio legato alla caduta dell’idea di comunità, nel cedimento strutturale dei meccanismi di condivisione, di un’appartenenza comune.

Questo, come ci ricordano i politologi più avveduti, ha prodotto in Italia almeno due effetti negativi sulla sfera pubblica:

  • un allontanamento dei cittadini dalla politica con una virtualizzazione del dibattito che di fatto si è spostato in televisione e sui social media;
  • il rafforzamento del modello della leadership come surrogato dell’appartenenza ideologica, tanto che in alcuni casi risulta difficile pensare a un partito senza identificarlo con il nome di un individuo.

E’ quindi necessario abbandonare il modello gerarchico tipico dei partiti novecenteschi e orientarsi prioritariamente verso la costruzione di una comunità, animata da quei legami di amicizia politica giustamente richiamati da mons Simoni come elementi catalizzatori di una nuova aggregazione politica ispirata dalla Dottrina sociale della Chiesa. ( Segue )

Filippo Cinoglossi

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