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RICOMPORRE, RICUCIRE, CONNETTERE ( 1 ) – DI FILIPPO CINOGLOSSI ( CLICCA QUI )

RICOMPORRE, RICUCIRE, CONNETTERE ( 2) – COSTRUIRE UNA COMUNITÀ – DI FILIPPO CINOGLOSSI ( CLICCA QUI )

Le celebrazioni del centenario dell’Appello ai liberi e forti, culminate nel convegno internazionale di Caltagirone del 14-16 giugno scorsi, hanno rafforzato in molti di noi nell’idea che quel desiderio di libertà e di solidarietà che ispira l’Appello sia fonte, ancora oggi, di spunti programmatici straordinariamente attuali che possono ispirare il nostro impegno civile e politico.

In questa sede vorrei sviluppare alcune considerazioni, intese ad un’attualizzazione dell’Appello, in vista di una più ampia riflessione sul programma di una formazione ispirata al popolarismo sturziano, incentrate sulle possibili scelte di politica europea ed sugli indirizzi di politica costituzionale.

Il popolarismo sturziano riconosce lucidamente il nesso inscindibile tra politica interna e politica internazionale, nella consapevolezza che il bene comune non può mai essere ridotto all’interesse nazionale, ma che la ricerca di questo può servire a meglio intendere e perseguire quello.

Non è un caso che la vicenda dell’integrazione europea sia iniziata con i padri fondatori – De Gasperi, Schuman e Adenauer – fortemente ispirati da un’idea popolare e condivisa di unità culturale e politica, che rifiutava i nazionalismi e gli imperialismi del Novecento.

Ne è derivato un modello d’integrazione volto soprattutto ad armonizzare la politica estera e di difesa dei Paesi dell’Europa occidentale, a fare crescere la solidarietà e l’integrazione tra le nazioni e le persone con un sistema libero di mercati ed economie differenziate.

Purtroppo l’idea di un’Europa dei popoli – è stata presto abbandonata, con l’adozione dei principi del politicamente corretto nella cultura e nel costume, la rigida adesione all’ortodossia liberista e l’enfasi burocratica nei rapporti tra gli Stati.

Il rifiuto di menzionare le “radici ebraico-cristiane” nel progetto di costituzione europea ha sancito una rottura radicale con l’idea originaria di Europa unita.

La conseguente spaccatura fra élite divenute tecnocratiche e il sentimento popolare – insieme all’affrettato processo di adesione di molti Stati – hanno acuito lo scetticismo verso Bruxelles e la richiesta di un ritorno alle “identità nazionali”, di cui al momento la Brexit è la manifestazione più virulenta.

La gravissima crisi finanziaria apertasi nel 2008 e malamente contrastata dalle istituzioni comunitarie, il deficit demografico, con la prevista conseguente insostenibilità dell’attuale sistema di welfare, la crescente pressione migratoria stanno alimentando un crescente distacco nei confronti del progetto comunitario.

Dal punto di vista politico l’alleanza strategica fra popolari e socialisti è oggi in crisi perché il modello socialista, a cui troppo spesso anche i popolari hanno ceduto, ha dimostrato di deprimere la libertà economica e sociale delle persone e dei gruppi, mortificando talvolta anche le specifiche eredità e tradizioni popolari in nome di un’artificiosa omogeneità culturale, ispirata dalla political correctness.

Hanno così preso piede forze conservatrici, più che identitarie, le quali raccolgono il diffuso malcontento dei cittadini, prospettando soluzioni di tipo nazionalistico inquietanti ed anacronistiche.

Dobbiamo essere consapevoli che, vista l’interconnessione degli Stati europei, in particolare l’Italia, da sola, non riuscirebbe a sostenere la competizione globale e si metterebbe fortemente a rischio il suo raggiunto livello di benessere.

Una forza popolare, liberale e solidale non può non continuare a guardare con speranza al progetto comunitario, operando affinché i suoi valori fondanti siano pienamente recuperati, dando nuova linfa all’Unione europea e rendendola in grado di rispondere alle giuste esigenze di libertà, identità e sicurezza sociale.

L’integrazione europea può essere fonte di stabilità e di crescita solo se fondata sulle culture da cui originano le comunità nazionali e conseguita attraverso un percorso nel quale il nostro legittimo interesse nazionale possa trovare rappresentazione.

La cessione di sovranità nazionale all’Unione nelle materie della moneta, della difesa e della politica estere si deve accompagnare non solo con la concreta adozione di strumenti comuni di sicurezza ma soprattutto con una visione geopolitica condivisa delle relazioni strategiche con l’Europa orientale, con il bacino mediterraneo e con la dimensione transatlantica che impediscano al Continente di circoscrivere la propria traiettoria di sviluppo verso la sola componente settentrionale.

Un altro grande lascito dell’Appello sturziano è rappresentato dalla cultura istituzionale che lo innerva, ispirata al pluralismo istituzionale e rispettosa dell’autonomia e del dinamismo dei corpi intermedi.

Quindi mi limito ad evidenziare alcune puntuali linee propositive che promanano dal riformismo istituzionale proprio del cattolicesimo politico del Novecento (Leopoldo Elia, Roberto Ruffilli e, prima ancora, Egidio Tosato e Costantino Mortati) e che meritano di essere approfondite:

  • restituire dignità al lavoro nella politica e nelle istituzioni, (riforma dell’immunità e delle indennità parlamentari), attraverso l’adozione di sistemi elettorali – tendenzialmente omogenei per ogni livello di governo – che ravvicino eletti ed elettori (sistema proporzionale e voto preferenziale);
  • razionalizzare i costi dell’intermediazione delle istituzioni nella sfera economica e sociale;
  • semplificare la struttura delle competenze istituzionali e dei livelli di governo, incrementando l’assunzione di responsabilità delle singole istituzioni, e semplificando radicalmente i processi amministrativi e autorizzativi;
  • liberare risorse nella direzione della sussidiarietà orizzontale coinvolgendo le imprese e le organizzazioni dell’economia civile nella erogazione dei servizi di pubblica utilità
  • promozione di un regionalismo solidale basato sulla revisione del Titolo V della Costituzione riducendo drasticamente il numero e le competenze concorrenti tra Stato e Regioni, con l’introduzione di poteri sostitutivi e razionalizzando i livelli di governo del territorio;
  • la riduzione del numero dei parlamentari, in linea con i parametri dei grandi Stati europei, acquista significato soltanto nel quadro di un rinnovamento complessivo del regime parlamentare;
  • questa può attuarsi mediante la previsione della sfiducia costruttiva e la sovra ordinazione, costituzionalmente garantita, del Premier rispetto agli altri ministri, unitamente ad un’incisiva riforma dei regolamentari parlamentari ed all’introduzione di un nuovo bicameralismo non ridondante.

Lo scopo di queste riforme è la responsabilizzazione (un termine che mutuiamo dal popolarismo sturziano) dei singoli soggetti politici e amministrativi, riconoscendo loro lo spazio necessario per una operatività efficace nell’ambito delle loro azioni.

L’”occasione storica” per un rinnovato impegno politico dei cattolici ci è offerta un sistema politico che sta vivendo una fase di profonda disarticolazione, segnata dall’esaurimento delle proposte delle principali forze politiche, plasticamente evidenziatasi in queste settimane di crisi.

Una “crisi di sistema”, come ci ha ricordato il card Bassetti, che può essere soltanto con una salda cultura istituzionale, una più ampia partecipazione politica e nuove classi dirigenti.

Filippo Cinoglossi