Caro Vincenzo,
solo in questi giorni mi è pervenuta la nota che hai diffuso lo scorso 15 luglio a commento dell’iniziativa che Politica Insieme sta promuovendo sulla scorta del Manifesto ( CLICCA QUI )cui hanno concorso molti amici, coordinati da Stefano Zamagni.
Francamente mi chiedo se tu abbia letto attentamente quanto si pubblica quotidianamente qui su Politica Insieme, almeno dall’aprile 2019, da dove tu abbia attinto l’intenzione, che incautamente ci attribuisci, di voler dar vita al “partito cattolico”, cioè – mi par di capire – ad una formazione di cattolici che parli ad altri cattolici per la difesa di veri o presunti interessi cattolici, materiali o morali che siano.
Insomma – se capisco il ragionamento che fai tu ed erroneamente, te lo dico con tanta franchezza quant’è l’antica amicizia, ci attribuisci – sostieni che vorremmo creare una sorta di “ala cattolica” di un blocco d’ordine. Credo che il confronto, una discussione anche ruvida, pure una forte polemica ci possano stare, anzi penso siano sacrosante e perfino doverose, purché si stia all’oggetto effettivo del contendere.
Se ti costruisci ad arte un bersaglio a tuo uso e consumo non serve il polso fermo di Guglielmo Tell per scoccare una freccia che vada a segno. Se la tua nota intende dar conto dei motivi per cui ti sei ricreduto in ordine al Manifesto di Politica Insieme, che “c’azzeccano” ( come direbbe il noto magistrato) Mons. Viganò e Donald “santo subito”? Ma di che stiamo parliamo? Il nostro riferimento è alla Costituzione, alla Dottrina Sociale, al Magistero della Chiesa e del Santo Padre, cominciando dall’attuale.
Sappiamo che vi sono da una parte cattolici “sapienti” che vorrebbero insegnare a Francesco come si fa il Papa, ma non siamo tra questi. E neppure, per altro verso, tra i cattolici “saccenti” che, invece, immaginano di precederlo ” profeticamente” sulla via di una nefasta “con-fusione” con culture, antropologie, visioni dell’uomo e della vita antitetiche alla nostra. Il problema non è, come accenni, la Cirinnà, ma la sinistra e lo stesso PD.
Una sinistra che, con il radicamento marxista, ha smarrito la sua storica vocazione popolare e, in mancanza d’altro, ha adottato i panni della cultura radicale per cui, non a caso, ottiene più consensi nel cuore di quella che fu la “Milano da bere”, piuttosto che a Quarto Oggiaro, ai Parioli piuttosto che a Tor Bella Monaca.
Hai ragione quando dici che, a nostro avviso, le questioni “eticamente sensibili” sono essenziali, ma non solo per una difesa di parte della nostra bandiera. In ogni caso, non esauriscono certo le ragioni della nostra iniziativa. Sono essenziali per tutti, credenti e non credenti, lo ammettano o meno, perché – una sinistra che fosse ancora “popolare” e memore, almeno in tal senso, di sé stessa, dovrebbe rifletterci seriamente – gli stessi valori della libertà, della democrazia, della giustizia sociale, sono – e lo capiremo sempre meglio nel prossimo futuro – vitalmente connessi ad un’ antropologia di vita, non di morte, fondata sul rispetto pieno ed integrale della persona e della vita, dal concepimento alla sua conclusione naturale.
Se vengono meno questi pilastri della nostra comune umanità, alla fin dei conti si paga pegno. Non si costruisce un edificio diritto e stabile su un fondamento fragile e storto. E se ti sembrasse, un discorso di destra, sta bene così. Ma così, non è. Ad ogni modo, siccome vorremmo generare un fatto politico nuovo ed intendiamo – come ti dirò poi – essere “autonomi”, delle etichette desuete facciamo volentieri a meno.
Cominciando da quelle di “centro” e “moderati”, in cui non ci riconosciamo. Se mai “baricentro”, questo sì.  Senonché, qui il discorso si farebbe lungo e  questo argomento preferirei riservarlo ad una conversazione a quattr’occhi con te.
Ad ogni modo, per venire al cuore della questione, il gruppo di amici che si è raccolto attorno a Mons. Simoni e via via ampliato sull’intero territorio nazionale, ha tutt’altro obiettivo. Stiamo cercando di dar vita ad un nuovo soggetto politico che si rifaccia ad una visione cristiana dell’uomo, della vita e della storia.
Dopo quasi trent’anni di assoluta insignificanza politica da quando i cattolici si sono di fatto asserviti alla destra o alla sinistra, non pensi sia legittimo che si cerchi di ricreare una presenza AUTONOMA, competente, diretta a mettere in campo una nuova classe dirigente che dia, in una condizione storica del tutto nuova, continuità e sviluppo a quella cultura politica del cattolicesimo democratico e popolare che tanta parte ha avuto nella nostra vicenda democratica?
A molti di noi sembra di cogliere come oggi vi sia nei confronti del mondo cattolico, in senso lato, una significativa attenzione anche da parte di molti laici che pare vi ravvisino una riserva di valori e di senso della vita cui attingere.
E forse anche la politica deve cercare di rispondere a questa domanda ed a questa attesa.
Essere “partito di ispirazione cristiana” nell’attuale contesto storico, significa assumere la grave responsabilità di mostrare come i valori che noi abbiamo ricevuto in dono, in uno con la fede, hanno in sé, intessuta nel loro ordito, una tale ricchezza di umanità, anche sul piano civile, da non poter essere trattenuti da noi gelosamente, come un possesso esclusivo ed autoreferenziale, ma piuttosto proposti anche a quegli uomini di buona volontà – cioè a coloro che sinceramente vogliono il bene – che pur non siano credenti.
In quanto al fatto che ti trovi bene nel PD, sono contento per te. Oggi, del resto, agiamo tutti in un contesto di pluralismo acquisito delle opzioni politiche dei cattolici. Dubito, però, che possa succedere quello che ti auguri: quella felice e radiosa fusione tra la cultura dei cattolici democratici e quella di derivazione marxista che rappresentava, in definitiva, la ragione sociale del PD e, secondo alcuni, enfaticamente,addirittura la sua “funzione storica”.
Sotto questo profilo il PD è morto prima di nascere, come dimostra la sua vicenda, né poteva essere diversamente.
Infatti, oggi sostanzialmente cos’è se non un “aggregato elettorale”, non un soggetto che abbia una cultura politica puntuale ed una sua propria identità. Dubito che possa affermarsi, come tu vuoi sperare ancora, da qui in avanti quel percorso virtuoso che finora non è stato possibile neppure avviare.
Ad ogni modo, caro Vincenzo, ti confermo la mia amicizia, spero ricambiato, e teniamoci sentiti in ogni caso.
Domenico Galbiati