Secondo i dati diffusi dalla National Crime Agency, quasi un genitore su 10 nel Regno Unito afferma che il proprio figlio è stato ricattato online, con danni che vanno dalla minaccia di pubblicare foto intime alla rivelazione di dettagli sulla vita privata di qualcuno.

La NSPCC riceve più di 110 segnalazioni al mese di tentativi di estorsione sessuale ai danni di minori operati da bande criminali che ingannano gli adolescenti inducendoli a inviare loro foto intime per poi ricattarli. Spesso, questi criminali informatici operano dall’Africa occidentale o nel sud-est asiatico. Casi che molto spesso finiscono in tragedia, come accaduto in occasione di numerosi suicidi compiuti da giovani e giovanissimi.

 Il rapporto sconsiglia di praticare lo “sharenting”, ovvero la condivisione online di foto e informazioni sui propri figli da parte dei genitori e raccomanda di spiegare ai bambini come si presenta una minaccia di “sextortion” e di fare di tutto per conoscere le persone con cui stanno parlando online. Consigliato inoltre di creare occasioni quotidiane per i genitori di parlare con i bambini in modo che gli adolescenti sentano di avere uno spazio in cui rivelare di essere stati presi di mira da un ricatto.

L’NSPCC ha anche intervistato i giovani sui motivi per cui potrebbero scegliere di non rivelare un tentativo di ricatto a un genitore o a un tutore. Secondo le risposte, le ragioni per cui non rivelano il reato includono l’imbarazzo, la preferenza di parlare prima con un amico e la sensazione di “potersi gestire da soli”.

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