Domani si voterà nel 7° distretto congressuale del Tennessee per la Camera del Congresso Usa. E la cosa si configura come una classica battaglia tra conservatori e progressisti e tra elettori urbani e rurali in una regione a forte maggioranza repubblicana. Il distretto in questione è sempre stato conservatore ed è considerato un vero e proprio feudo di Donald Trump. Il Presidente Usa ha vinto con 64% dei voti, ben 22 punti percentuali di vantaggio sugli avversari, alle elezioni presidenziali dello scorso anno. Ma adesso i repubblicani cominciano ad avere paura. Non è un caso se nelle ultime settimane hanno profuso nella campagna elettorale milioni e milioni di dollari.
C’è chi si è spinto a parlare di una possibile vittoria a sorpresa per i democratici anche se, forse, alla fine ci sarà sì una corsa serrata, ma per gli avversari di Trump hanno davvero da scalare una montagna. In ogni caso si tratta di una verifica cruciale, in qualche modo per Trump che negli ultimi tempi è incappato in amare sconfitte, come è stato nel caso del voto di New York, della Virginia e del New Jersey. Trump deve anche fronteggiare la rivolta interna dei Maga (Make America Great Again) dopo l’abbandono clamoroso delle sue fila da parte di Marjorie Taylor Greene. Considerata da sempre una delle sue “pasionarie” più entusiaste, Trump si è sentito rimproverato di non aver mantenuto le promesse di tenersi lontani dai conflitti in atto nel mondo. E’ un mondo davvero isolazionista che si sente tradito.
E così è stato fatto notare che il solo risultato in Tennessee non cambierà il controllo della Camera dei Rappresentanti, dove comunque c’ una differenza minima tra repubblicani e democratici, ma una sconfitta repubblicana potrebbe scatenare davvero il panico tra i ranghi del partito, in un momento in cui Trump è vulnerabile e molti conservatori guardano con nervosismo alle elezioni di medio termine del Congresso del prossimo anno.
La campagna elettorale comunque è stata tutta dominata su un tema che mette molto in difficoltà il Presidente dopo che le sue decisioni sull’introduzione dei dazi ha inciso fortemente sui costi di prodotti particolarmente cari al consumatore americano. Anche a quello del Tennessee non sta bene l’aumento dei prezzi di caffè, banane e carne.