In queste ore si sta aspettando di conoscere l’esito dei colloqui tra Matteo Renzi e Carlo Calenda sulla possibilità di creare un Terzo Polo.

Il punto fondamentale cui noi guardiamo, oltre a cogliere l’occasione per prendere decisamente le distanze dei compattamenti in corso a destra o a sinistra, entrambi costruiti solamente sulla base di un’evidente impronta meramente elettoralistica, è la possibile novità da offrire al Paese costituita da un deciso impegno in favore della definizione di un “baricentro”, politico e sociale, in grado di impegnarsi in una capacità progettuale per rimettere in movimento gli italiani e l’Italia.

A nostro avviso, questo dovrebbe essere il tema vero dell’incontro tra Renzi e Calenda: posare il primo mattoncino per la costruzione di una posizione “altra” in grado di prefigurare un rinnovato assetto istituzionale e intenzionata a far divenire la prossima legislatura una vera e propria stagione di trasformazione. E farlo sulla base di uno spirito di coalizione in cui si possano ritrovare tante espressioni della politica, ma soprattutto del ricco substrato culturale e sociale finora escluso dalle dinamiche della gestione della cosa pubblica. Forse solo così può diventare cosa credibile e duratura.

E’ questa la questione fondamentale dell’Italia e la ragione per cui noi siamo nati con il Manifesto Zamagni (CLICCA QUI). Un progetto ambizioso e impegnativo. Che vediamo ora riecheggiare in parte in Renzi e Calenda, anche se sulla base di un’esigenza di necessità per le condizioni in cui entrambi, e le forze che rappresentano, si sono trovati a gestire le questioni delle alleanze elettorali.

L’idea del Terzo Polo deve acquisire credibilità soprattutto in relazione alla capacità di muoversi, già da ora, prevedendo che, a lungo andare, non reggerà nessuna delle due coalizioni oggi accreditate per la spartizione della maggior parte dei posti di Camera e Senato.

Si tratta, allora, di andare oltre un accordo imbastito per la vicenda elettorale. Bisogna essere animati da un’ambizione superiore. A partire dalla ineludibilità di presentare un progetto di efficienza cui non può mancare un forte afflato di solidarietà.

Ecco perché non dev’essere persa l’occasione per costruire  una vera e propria “coalizione” la cui ambizione è misurata in relazione alla definizione di una piattaforma iniziale cui possano concorrere tante e diverse esperienze. Davvero emanazione diretta della società civile, di un’ampia rappresentanza di differenti tradizioni culturali e politiche e di un reticolo di competenze che, certo, portano problemi, ma dove non ci sono problemi in politica soprattutto nel corso di una vicenda elettorale?, sulla base della consapevolezza che esiste una grande area di sentimenti fino ad oggi inespressi da tutti coloro che si sono allontanati dalla politica. Per tutto ciò bisogna avere il coraggio e la costanza di accettare che, come in tutte le coalizioni di questo mondo, ciascuno coltivi le proprie diversità su punti specifici senza comunque intaccare la più complessiva convergenza sull’idea centrale di superare l’attuale sistema politico parlando al Paese della sua rigenerazione.

Quello che conta è capire quanto la vera posta in gioco sia quella di offrire un’alternativa rispetto a destra e sinistra entrambe non in grado di rispondere, sul piano nazionale ed internazionale, alla gravità della situazione in cui versiamo.

Giancarlo Infante