Dobbiamo ricreare un “popolo”. Riscoprire la coscienza di una reciproca appartenenza. A maggior ragione oggi, l’avvertenza che ci aspettano tornanti della storia che nessuno può affrontare da solo. La consapevolezza che solo dentro la cornice e secondo la finalizzazione di un interesse generale comune e sinceramente condiviso, possono rivendicare la loro piena legittimità gli interessi particolari di ciascuno.

Dobbiamo seriamente riproporre quell’orizzonte di “coesione sociale” che, pur nel conflitto politico, il nostro Paese ha conosciuto negli anni migliori del suo sviluppo civile, economico e produttivo. Non c’è libertà autentica e vera senza giustizia sociale. E non c’è giustizia sociale senza uguaglianza ed equità.

Un Paese diviso, solcato da diseguaglianze profonde, insuperabili ed avvilenti, che abbia in pancia da una parte la supponenza e l’indifferenza dei primi e, dall’ altra, la frustrazione e la rabbia degli ultimi, non va da nessuna parte.
Il sentimento, la dimensione “popolare” è un fattore morale essenziale e necessario per esplorare, senza perderci per strada, il mondo nuovo che ci si spalanca davanti. Senza cadere in una sorta di “classismo” di ritorno. Per questo, anche nel Congresso di INSIEME dello scorso giugno – il quadro della serie – abbiamo indicato una nuova, strutturata, organica politica dei “diritti sociali” come la “priorità delle priorità”. Cominciando dal tema del lavoro, argomento in ordine al quale l’ amico Roberto Pertile ci ha offerto provocazioni preziose da non lasciar cadere.

Il lavoro e a seguire la casa, l’educazione e la cultura dei figli, la loro salute, il loro avvenire, la cura degli anziani, l’inclusione dei fragili, la sostenibilità dell’ ambiente. Una costellazione di temi che esigono interventi ad hoc per ognuno, purché coerenti tra loro, cioè legati da un nesso comune che li orienti alla vita sicura delle famiglie.

Domenico Galbiati

About Author