Non è la prima volta che ogni valutazione su questo Governo – ma molto ci sarebbe da dire su tanti presenti nello scenario, anche quelli dell’opposizione – viene fortemente condizionata dall’impressione della “qualità”, dalla pochezza di spessore e dalla  mancanza delle più capacità elementari di svolgere un ruolo pubblico con “disciplina (andrebbe aggiunta competenza!) ed onore”, come recita l’articolo 54 della nostra Costituzione.

Se volessimo provare ad allentare un po’ la tensione e a buttarla sull’ironico, potremmo dire che la vicenda della sicurezza da assicurare alla delegazione americana durante le imminenti Olimpiadi invernali è finita con l’annegamento  in un bicchiere … d’Ice, l’Agenzia creata all’indomani dell’attacco alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001. Ci riferiamo all’esibizione del trio Meloni, Tajani e Piantedosi con l’aggiunta delle solite variazioni pirotecniche da parte di Matteo Salvini.

Il Ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, che pure di primo pelo non è, vista la lunga carriera da prefetto in città importanti e delicate, si è esibito in tanti tira e molla sulla presenza di funzionari dell’Agenzia federale statunitense che viaggia a metà tra prevenzione del terrorismo e il controllo dei confini e delle dogane. Presenza, prima negata, poi lasciata in una nuvola d’incertezza. Poi, di nuovo, negata ed, infine – ma solo dopo la conferma da parte statunitense, che è sembrata assumere i toni della smentita – finalmente ammessa. Non era più semplice ricordare che, sulla base della specifica missione di questa Agenzia di sicurezza Usa, le sono affidati spesso compiti di scorta dei vertici americani in viaggio all’estero. Non si tratta certo dei criminali che abbiamo visto all’opera nel Minnesota. Tra l’altro, gli uomini dell’Ice vennero già in Italia in occasioni delle precedenti Olimpiadi invernali di Torino, esattamente 20 anni fa.

La verità è che c’è tanta coda di paglia e quelli del Governo avvertono lo sfasamento tra le posizioni di Giorgia Meloni e di Matteo Salvini – della loro amicizia ed alleanza con Donald Trump, oltre che della nascosta, fino ad un certo punto, invidia di non poter utilizzare in Italia i metodi dell’Ice – e il sentimento degli italiani rimasti inorriditi nell’assistere alle brutali esecuzioni compiute a Minneapolis. Questa coda di paglia – di cui sembra essere contagiato anche Antonio Tajani – finisce per ingigantire il problema che, in ogni caso, dev’essere seriamente inserito in quello più ampio delle garanzie da assicurare nel corso delle prossime Olimpiadi, la cui responsabilità ricade esclusivamente sulle autorità italiane.

E c’è da dire che è anche antipatica la postura assunta quando i giornalisti hanno incalzato. Come se fossero loro fastidiosi e dimenticando quanto non siano accettabili la reticenza ed un alone di ambiguità su temi tanto delicati da parte di chi noi paghiamo profumatamente per gestire la cosa pubblica.

Ma in questi giorni pure altro fatto c’ha portato a chiedere – alla romana – “ma ci siete venuti o vi c’hanno mandato? Perché anche il comportamento tenuto, e ribadito, sul caso Svizzera è da criticare. Soprattutto, se letto in connessione con il caso di Silvia Salis tenuta in condizione miserevoli nelle carceri di Orban in Ungheria e con quello dei due nostri carabinieri “umiliati” da Israele in Palestina.

Per la Salis ricordiamo bene le lezioni  sullo “stato di diritto” dateci da Giorgia Meloni ed Antonio Tajani perché si trattava di rispettare, dell’Ungheria, una supposta indipendenza della Magistratura da Orban, in realtà fortemente contestata dall’Europa. Non si poteva, allora, intervenire sul Governo dell’alleato della destra perché andava rispettata l’autonomia dei giudici magiari. Per il terribile disastro di Crans Montana lo “stato di diritto” e l’indipendenza della magistratura elvetica, invece, non esiste. E siamo giunti persino ad utilizzare la “diplomazia della clava” ritirando il nostro Ambasciatore.

Quasi in contemporanea, abbiamo saputo della “umiliazione” cui sono stati sottoposti due nostri carabinieri in terra di Palestina – quella sempre più occupata e messa a ferro e a fuoco da coloni e militari israeliani – e ci siamo limitati a fare qualche lagnanza pro forma senza richiamare il nostro di Ambasciatore. I due nostri militari erano lì – con tanto di riconoscibilità del loro stato diplomatico – in vista di una visita che dovrà essere compiuta da rappresentanti dell’Unione europea. Un chiaro messaggio intimidatorio. E pure armi alla mano. Pur senza giungere a quanto accadde con la sparatoria in Libano contro il nostro contingente in forza – per l’Operazione Unifil, la missione di pace dell’Onu – al confine tra Israele e il paese dei cedri.

C’hanno riempito le orecchie con la loro “centralità” mondiale ritrovata e, poi, non conoscono l’ABC del minimo dei comportamenti da seguire quando sono toccati degli italiani e, davvero, compromessa l’immagine del nostro Paese e, quindi, di noi tutti. Ingoiano di tutto!

Siano oramai di fronte ad una vera e propria “emergenza nazionale”. E tralasciamo il resto che riguardano le condizioni degli italiani, su cui c’è tanto da dire, dobbiamo solo sperare che una “mano santa” intervenga per liberarcene al più presto per evidente inattendibilità ed incapacità.

 

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