Andrew Duehren, sul New York Times, analizza un paradosso fiscale in corso negli Stati Uniti, dove le entrate derivanti dalle imposte sulle società sono crollate drasticamente proprio mentre i profitti aziendali raggiungevano livelli record. Questa marcata divergenza ha avuto inizio dopo l’approvazione, da parte dei Repubblicani e con la firma dell’amministrazione Trump nel 2025, di significative agevolazioni fiscali. Il cuore della misura consente alle aziende di “scaricare” — ovvero dedurre interamente e immediatamente — il costo dei loro nuovi investimenti in conto capitale e dei costi di ricerca, anziché ammortizzarli nel corso di diversi anni come avveniva in precedenza.
A surriscaldare la situazione è intervenuto il boom dell’Intelligenza artificiale. Giganti tecnologici come Microsoft, Google e Meta stanno riversando centinaia di miliardi di dollari in infrastrutture complesse, dai chip avanzati ai data center, per non perdere terreno nella corsa all’IA. Grazie al nuovo sistema contabile, queste enormi spese operative e di investimento abbattono drasticamente la base imponibile, riducendo quasi a zero il carico fiscale immediato su profitti altrimenti stellari. Il gettito derivante dalle società è sceso del 15% solo nell’ultimo anno, cumulando un calo superiore al 25% rispetto al 2024. Questo crollo delle entrate sta aggravando il deterioramento della situazione fiscale della nazione, portando il deficit governativo vicino ai 2.000 miliardi di dollari, in un contesto di tassi di interesse elevati che aumentano il costo del servizio del debito pubblico.
L’articolo evidenzia come molti analisti ed economisti critichino la misura, sottolineando che leader aziendali e mercati non sembrano affatto frenati nella loro propensione all’investimento e avrebbero probabilmente perseguito lo sviluppo dell’IA anche senza il sussidio fiscale. I Democratici, guidati dal senatore Ron Wyden, stanno iniziando a politicizzare la questione, proponendo di escludere i data center da queste agevolazioni.
D’altro canto, i sostenitori della misura e alcuni economisti della Tax Foundation argomentano che il calo del gettito sia temporaneo: si tratta di un ammortamento accelerato, e quando queste infrastrutture genereranno profitto tra qualche anno, i guadagni verranno tassati. Tuttavia, il rischio è duplice: da un lato, se l’IA si rivelasse una bolla destinata a sgonfiarsi, i profitti futuri previsti e la conseguente riscossione tasse non si materializzerebbero mai; dall’altro, l’automazione legata all’IA potrebbe sostituire i lavoratori umani, i cui salari sono attualmente tassati ad aliquote più elevate rispetto ai profitti aziendali, deprimendo ulteriormente il gettito fiscale complessivo a lungo termine.