“Vangelo e Costituzione”. E’ il messaggio che Papa Francesco, ripartendo da Trieste, il 7 luglio 2024, ha consegnato “al cuore della democrazia”, in occasione della cinquantesima Settimana Sociale che si concludeva.
In cosa si sostanzia il richiamo congiunto alla Costituzione ed alla Dottrina Sociale della Chiesa, se non nel comune riferimento al primato della persona? E non è, dunque, quest’ultimo a dover rappresentare, per chi crede, il criterio di giudizio e l’unità di misura delle cose del mondo, a cominciare dalla politica?
Vi sono, in sostanza, questioni in ordine alle quali appare difficile che – accomunati dalla stessa fede e dalla concezione dell’uomo, della vita e della storia che ne deriva – i credenti possano allontanarsi da un pensiero comune.
Brevi cenni – da approfondire in altra sede – attorno ad alcune questioni che, in un precedente articolo, sono state chiamate “dirimenti”. Temi, dunque, che – a prescindere da ogni suggestione di unità politica dei cattolici che non è cosa di questo tempo storico ed, anzi, ancora una volta coscienti del loro pluralismo politico – esigono, non di meno, un impegno di comune, concorde e personale responsabilità da parte di chiunque creda nella dignità inalienabile della persona, tale da precedere e sovrastare, per forza di cose, la propria appartenenza politica ad uno schieramento o all’ altro.
In sostanza, come INSIEME sostiene dalla sua origine, quasi dieci anni fa, una “autonomia” di contenuti e di elaborazione politica che supporti altrettanta “autonomia “ che, in termini di schieramento, sia capace di riscattare i cattolici da un forzoso adattamento a culture altrui.
Una legge elettorale proporzionale, la difesa dell’ ordinamento democratico previsto dalla Costituzione, la centralità del Parlamento, il contrasto ad ogni forma di centralizzazione e personalizzazione del potere – a cominciare dal “premierato”, non a caso concepito come “madre di tutte le riforme” – sono modalità di rispetto e valorizzazione di quella dignità incontrovertibile della persona, che passa anche attraverso il pieno dispiegamento del suo titolo di cittadinanza. Il quale sarebbe svilito se la partecipazione di ognuno alla vita democratica del proprio Paese venisse ridotta alla delega in bianco, concessa, ogni cinque anni, una volta per tutte, al classico “uomo forte”, evocazione di una postura autoritaria che espropria i cittadini di quel principio di sovranità che la Costituzione attribuisce loro in quanto “popolo”.
Analoghe considerazioni valgono in ordine al conseguimento di una vera “sovranità europea”. Infatti – al di là della memoria storica che risale ai cattolici “padri fondatori” dell’ Europa ed a prescindere dalle considerazioni geo-politiche e strategiche che la esigono – oggi solo una sovranità europea che riassuma e risolva in sé, pur senza mortificarle, quelle nazionali è in grado di porre in capo ad ogni cittadino, anzitutto nella sua funzione di libero elettore, la facoltà di concorrere agli sviluppi storici ed al destino della comunità cui appartiene.
Anche qui è in gioco l’ effettiva dignità della persona. Dovrebbero, anzi, essere i cattolici a rivendicare che l’Europa si dia una Costituzione, cioè sancisca con una “legge fondamentale” in quali fondamenti valoriali intenda riconoscersi.
A maggior ragione, i cattolici non possono dividersi in ordine alle “questioni eticamente sensibili” che, oltre ad essere assolutamente rilevanti circa l’ comprensione che l’umanità ha di sé stessa, sono per i credenti un fermo presidio della Dottrina Sociale della Chiesa. A destra, c’è attenzione a questi temi, per quanto, talvolta, almeno per alcuni, si accompagna ad una considerazione della religione come momento di stabilizzazione di un blocco d’ ordine. A sinistra, su tali argomenti sono, per lo più, ottusi e ciechi e non comprendono che i valori di giustizia e di eguaglianza, che pur rivendicano, o sono abbandonati alle contingenze della storia e, quindi, potenzialmente revocabili, se non riconoscono, come loro fondamento, la sacralità della persona, ontologicamente fondata.
E’ tale la rivoluzione che sta avvenendo nel campo delle biotecnologie e tale la capacità dell’ uomo di manipolare la sua stessa più intima struttura biologica, da richiedere che le vecchie ideologie, nate in tutt’altro contesto, affrontino un processo, si potrebbe dire, di “rifondazione antropologica” dei loro presupposti fondativi.
Infine, le “migrazioni”. Parte di quella folta schiera degli ultimi e degli scarti che se trovano nella Chiesa, l’ “ ospedale da campo” di cui disse Papa Francesco, devono trovare nella politica gli operatori sanitari che all’ ospedale danno vita. Il fenomeno delle migrazioni non è contingente, né contenibile. Allude espressamente ad un percorso inarrestabile che, a questo punto della storia, ci sta accompagnando verso la formazione di società multietniche, multi culturali e – forse il passaggio più difficile – multireligiose. Come se – provvidenzialmente? – si potrebbe dire, ci incamminiamo verso una sorta di “addensamento” dell’ umanità che prepara, forse, un salto quantico di civiltà.
Per tutti i cattolici, di qualunque appartenenza politica, le politiche di respingimento sono controfattuali e prive di senso. E’ responsabilità comune dei cattolici studiare – nel quadro, questo sì, del nostro “patriottismo costituzionale” – serie politiche di accoglienza e di integrazione, rivendicandole con forza a destra dove vengono contrastante e nei confronti di una sinistra che non le ama ed, anzi, salvo qualche omaggio verbale, volentieri ne rifugge.
Domenico Galbiati