L’Europa ha bisogno di sapere di sé più di quanto già non sappia. Di conoscere ed interiorizzare nella coscienza dei suoi popoli che cosa, in effetti, sia stata fin qui e cosa debba diventare. Nei suoi confini ed oltre.
Ne abbiamo discusso a fondo, recentemente, nel webinar di INSIEME promosso da Maurizio Cotta, che all’argomento ha dedicato altre importanti riflessioni ospitate da queste pagine (CLICCA QUI). Quali responsabilità la storia ha caricato sulle spalle dell’Europa, lo voglia o meno, ne sia o meno consapevole, nel quadro scomposto di relazioni internazionali che dovranno pur ricercare faticosamente un nuovo equilibrio, almeno quando si rivelasse possibile?
Cosa deriva e cosa può ispirare al tempo che, oggi, ci è dato vivere, il concerto di valori che hanno, via via, di secolo in secolo, dato forma alla sua civiltà? L’Europa per avanzare verso il traguardo originario, sognato dai padri fondatori, secondo un disegno di pace, ha bisogno di interrogarsi senza remore per mettere in discussione la concezione che ha di sé stessa e riguadagnarla ad un più alto livello. Ha bisogno, in sostanza, di darsi una Costituzione, che dia stabile e coerente forma istituzionale alla sua auto-comprensione. Alla comprensione di quale posto occupi oggi nella parabola della vicenda umana.
Su queste pagine abbiamo posto l’argomento da qualche mese a questa parte con diversi interventi del Professor Enzo Balboni che inducono a riflettere (tra i più recenti CLICCA QUI e QUI). Non in ordine ad una auspicata e futuribile prospettiva, bensì in relazione alla stagione politica che stiamo attraversando. L’Europa ha bisogno ora di una vera Costituzione.
Anche perché le Costituzioni nascono nei momenti in cui i popoli attraversano una condizione difficile, smarrita e sofferta, che ne metta alla prova il tenore morale e gli ideali, la condizione spirituale e la comprensione politica di quel particolare momento.
È come se venissero spremute fuori da una morsa che stringe la coscienza civile dei popoli quando sono chiamati ad affrontare l’avvento di una inedita fase storica, che non cancella il passato – come ingenuamente pensano i “nuovisti” – ma lo riassume e lo colloca nell’orizzonte di una prospettiva nuova. Vi sono processi che giungono ad un punto critico della loro parabola, tale da non poter essere cristallizzati e mantenuti fermi oltre una fase temporale contenuta e circoscritta. Altrimenti detto, o da quel punto si avanza verso l’approdo desiderato oppure si scivola inevitabilmente all’indietro e si rischia di non poter più risalire la china, se non al duro prezzo di un imperdonabile spreco di tempo. O addirittura arretrando verso forme improprie di “unità politica” del Vecchio continente, che ne vanificherebbero l’intenzione originaria.
Modalità e forme istituzionali spacciate come “unitarie”, in realtà ridotte ad un coordinamento tra “nazioni” o a quel poco di più che, in ogni caso, in nessun modo, non metta in discussione la sovranità dei singoli stati e non la sottoponga ad un livello di superiore “sovranità europea”. La quale – com’è stato osservato nel recente webinar di cui sopra – non si costruisce dalla sera alla mattina e non necessariamente secondo le stesse gradazioni e gli stessi tempi, sull’intero territorio dell’Unione.
La revisione dei Trattati, il superamento della regola dell’unanimità sono il presupposto di un percorso “costituzionale” che coinvolga le culture, le loro declinazioni politiche e sociali. Oggi, paradossalmente, è la solitudine di un’Europa minacciata e bruscamente restituita a sé stessa, ad aprire un finestra di opportunità appena socchiusa e, dunque, più facilmente pronta a chiudersi piuttosto che a spalancarsi. Spetta a noi, anche attraverso dinamiche più audaci, che prevedano, ad esempio, come un pugno di paesi possa precederne altri, aprendo loro la strada, verso importanti traguardi di una politica che sia finalmente, per tutti ed a pieno titolo, “europea”.
Chi, credente o meno, assuma a proprio riferimento la centralità della persona, deve sentirsi investito in questo percorso, di una responsabilità fondamentale. Non a caso, come ci ricorda Romano Guardini, è oggi il tempo di saper “governare la potenza”. E, come qui sosteniamo da tempo, di accettare la fatica di una “rifondazione antropologica” – se così si può dire – dei nostri orientamenti culturali e politici. L’Europa passa, appunto da lì , dalla coscienza di cosa siano la dignità della persona, la vita e la storia.
Domenico Galbiati