La Corte di Cassazione ha rinviato dinanzi alla Corte costituzionale la Legge che aboliva il reato di abuso d’ufficio, la numero 144 del 9 agosto scorso (CLICCA QUI). Un provvedimento fortemente criticato per le conseguenze potrebbero avere nel perseguimento di reati molto gravi quali la corruzione e ad altri connessi con la lotta alla criminalità organizzata.
I giudici della Cassazione hanno autonomamente preso la decisione all’interno di un processo relativo alla richiesta di annullamento di una condanna sulla base della cancellazione del reato. A loro avviso, infatti, si potrebbero configurare profili di violazione di obblighi sovranazionali assunti dall’Italia che, nel 2003, ha aderito alla Convenzione dell’Onu contro la corruzione con la ratifica dell’apposita legge.
Il primo articolo portato all’approvazione delle camere dal Ministro Nordio, sarebbe in infatti con l’articolo 19 della Convenzione anticorruzione, in quanto quest’ultima prevede l’adozione delle misure penali abrogate lo scorso agosto.
Secondo la Corte, la riforma violerebbe gli impegni assunti dall’Italia con la ratifica della Convenzione, il impianto organico contempla, oltre che la repressione penale della corruzione, anche un ampio ventaglio di misure preventive.
Secondo i giudici della Corte di Cassazione l’abrogazione sic et simpliciter, senza la previsione di altri strumenti di tutela lascerebbe un vuoto pericoloso nella lotta contro la corruzione pur riconoscendo la necessità di evitare l’eccessiva burocratizzazione dell’apparato dello Stato.