Sono tutti d’accordo nel prevedere che il prossimo anno si tornerà a crescere, a meno di imprevedibili shock sanitari. E ci mancherebbe altro, dopo la batosta di quest’anno. Senza considerare che prima della crisi pandemica eravamo ancora sotto i livelli del 2008.

Meno facile prevedere quanto reale sarà la crescita e soprattutto come si manifesterà: sarà quella che gli economisti chiamano “naturale rimbalzo” oppure l’effetto delle riforme e degli investimenti previsti per accedere alle ingenti risorse finanziarie degli strumenti europei?

Nel primo caso la crescita durerà poco, giusto il tempo per assistere al recupero di quanto perso quest’anno. Se invece la ripresa conseguisse agli effetti dei nuovi interventi potrebbe aprirsi anche una prospettiva pluriennale di sviluppo. Ecco perchè saranno decisive le scelte del governo e del parlamento, sia delle forze di maggioranza che di minoranza, della burocrazia, delle imprese, del sindacato,delle banche.

Il rischio di perdere questa occasione è alto se al vertice dovessero continuare a prevalere la ricerca del consenso elettorale e quindi interventi e sussidi a pioggia in nome dell’emergenza e  interessi particolari da soddisfare.  L’occasione da non perdere è invece offerta da poche e chiare linee guida messe a punto con il nostro consenso dalla Commissione Europea e soprattutto dai meccanismi di controllo previsti per l’erogazione delle risorse finanziarie.

Gli obiettivi di queste linee guida ormai sono noti: affrontare la pandemia, favorire la ripresa economica, sostenere l’occupazione, migliorare l’ecosistema, rispettare la sostenibilità della finanza pubblica. Gli strumenti sono pure noti: riforme mirate e investimenti, ovvero le attese che da anni vengono evocate ma che stentano a decollare.

Le riforme sono definite nelle linee guida del documento “Proposte nazionali per le ripresa e la resilienza” (Pnrr): pubblica amministrazione; fisco; giustizia e lavoro.

Al riguardo sarà bene non farsi troppe illusioni.

Quella della pubblica amministrazione è richiamata da sempre ed anche il recente decreto ha semplificato ben poco; piuttosto è sul capitale umano impiegato e sulle competenze che sarà opportuno lavorare.

La riforma fiscale è già stata rinviata e non poteva essere altrimenti, considerato l’impegno non indifferente. E’ certo preferibile agire subito sulle aliquote ( e non chiamiamola riforma) e su correttivi in grado di attrarre a imposizione risorse che oggi non vengono quasi considerate.

La riforma della magistratura ha inquietanti analogie con quella della burocrazia. E’ piuttosto sulla riforma del lavoro che le aspettative a breve sono aperte per eliminare le eccessive rigidità, la incidenza del cuneo fiscale in busta paga, il rapporto tra retribuzione e produttività, con l’obiettivo di aumentare l’occupazione del 1,6% peraltro ambizioso, visto che la media di incremento degli ultimi dieci anni non raggiunge l’1% e il nostro tasso di occupazione è di dieci punti inferiore alla media europea.

Si parla poco della scuola, dopo la penosa vicenda dei banchi e dei precari, nè sembra necessario chissà quale stimolo europeo per cominciare riformando profondamente i programmi, le nuove conoscenze, l’informatica, nonchè prevedere veri e propri corsi di formazione per gli insegnanti come hanno fatto i tedeschi.

Gli investimenti sono al vaglio del governo e sarebbe oltremodo opportuno cominciare da tutto ciò che negli ultimi anni è stato previsto e non si è fatto, come pure cominciare dalle manutenzioni di ciò che c’è ed è a rischio, (l’esempio sono i seimila ponti e viadotti che richiedono la messa in sicurezza). Seguiranno certo le grandi infrastrutture, l’alta velocità per persone e merci, i servizi pubblici e gli impianti per il turismo, per citare uno dei settori più penalizzati dalla crisi pandemica.

E’ lecito anche chiedersi quale sarà la collocazione di problemi che si trascinano da anni come Alitalia, Ilva, e Autostrade nel piano di investimenti e quante risorse dovranno essere impiegate per affrontarli una volta per tutte.

E’ quindi naturale chiedersi ancora una volta se prevarrà negli attuali personaggi ed interpreti della politica la ricerca del consenso o se invece si aprirà una nuova stagione di ricostruzione del Paese come altre che abbiamo pure conosciute.

Guido Puccio