Le scorribande dell’ICE a Minneapolis e altrove non sono casi isolati sfuggiti al controllo, ma sintomi di una crisi profonda e strutturale della Democrazia Americana. Inutile parlare di “eccessi” non voluti. Illusorio dare peso a qualche segnale di correzione del tiro che la Casa Bianca pare mettere in campo in questi giorni.
Questa Milizia – non a caso rinvigorita con numerosi soggetti reclutati tra gli assalitori del Campidoglio del 2021, poi graziati da Trump – agisce a tutti gli effetti come una sorta di Gestapo alle dirette ed esclusive dipendenze del Presidente. Ciò che è accaduto e accade è espressione integrante della “natura” stessa del progetto della Desta radicale americana e di quella globale.
C’è nell’aria qualcosa che sfugge alle analisi benevole e superficiali. Qualcosa di inquietante. Occorre dunque cercare di capire il senso del processo che si è aperto. E non solo in America. Ma per capire, occorre ragionare a fondo, al di là delle reazioni breve momento, perché sono in gioco il valore della libertà ed il senso della Democrazia. Non solo in America.
Ho tirato fuori un vecchissimo libro che i nostri Maestri – che vedevano lontano – ci hanno suggerito di leggere quando iniziavamo, da giovanissimi, il nostro percorso di formazione politica. Parlo di Alexis de Tocqueville e dei suoi volumi – pubblicati tra il 1835 ed il 1840 – col titolo “La Democrazia in America”. Testi fondamentali per capire come é nata l’idea della Democrazia Liberale in Occidente e per coglierne le crepe attuali. Tra le molte argomentazioni che Tocqueville propone, due mi sembrano di una attualità sconvolgente. La prima riguarda la sua convinzione che “il principio dell’eguaglianza, una volta affermatosi nel campo sociale, non può non penetrare in quello politico”.
Tocqueville coglieva la peculiare natura della nascente democrazia americana: la sua radice “sociale” prima che istituzionale. E la coglieva come fondata sulla aspirazione alla “uguaglianza delle condizioni”. Questo assunto spiega molto della attuale situazione americana.
Il valore della Democrazia si è dissociato dalla fiducia che essa rafforzi l’uguaglianza. Ciò che Tocqueville vedeva allora in America come fenomeno nuovo rispetto alla Francia e all’Inghilterra del suo tempo pare essere sempre meno presente. E, dobbiamo aggiungere con forte preoccupazione, rischia di essere sempre meno presente anche in quella Europa che, dalla seconda metà del Novecento, ha costruito un modello di democrazia sociale molto più avanzato ed efficace di quello americano. Viene in mente quanto scriveva Aldo Moro nei suoi Scritti Giovanili: “Lo Stato é, nella sua essenza, società che si svolge nella storia, secondo il suo ideale di giustizia. È doveroso riconoscere che tra Libertà e Giustizia non vi è irrimediabile antitesi, ma solo conflitto – sia pur angoscioso – di precedenze. E che alla Democrazia, non solo può, ma deve essere data una qualificazione che ne completi il significato.”
La seconda argomentazione che occorre oggi cogliere dagli scritti di Tocqueville riguarda il rischio, che egli già allora intravvedeva, di una Democrazia che può degradare in “tirannide della maggioranza”.
É significativa, al riguardo, la citazione che egli fa di una affermazione di Jefferson (lettera a Madison, 15 marzo 1789): “Il Potere Esecutivo nel nostro Governo non è il solo, né forse il principale oggetto della mia sollecitudine. La tirannide dei Legislatori è attualmente, e sarà per molti anni ancora, il pericolo più formidabile. Quella del Potere Esecutivo verrà a suo tempo, ma in epoca più lontana”. Profetico.
Quando Trump afferma che il suo potere – in quanto Presidente eletto dalla maggioranza dal Popolo – “è soggetto solo alla sua coscienza”, dimostra che il rischio paventato da Tocqueville e prima da Jefferson era tutt’altro che infondato. Questa concezione si traduce naturalmente anche nella politica estera degli Stati Uniti. E porta l’America ad immaginare che la sua leadership del vecchio mondo occidentale debba essere sostituita dalla spietata logica della sola potenza economica e militare, al di fuori di ogni idea di Diritto e di Istituzioni Internazionali, nonché al di là delle vecchie alleanze. Questo è il senso della “Pax Trumpiana”, che non a caso trova sponda a Mosca.
Trump e Putin definiscono come “esistenziali” per la sicurezza dei loro Paesi/Imperi le loro “operazioni speciali” sia all’interno, sia contro altri Stati indipendenti e sovrani. E tanto, a loro giudizio, deve bastare. É a fronte di questo processo di involuzione globale della Democrazia che occorre incominciare a fare coscienza. Prima di tutto a livello comunitario e sociale. Poi nel campo della Politica o di ciò che rimane, al di là delle mediocri disfide politiche domestiche di oggi. Il dibattito politico italiano pare concentrato su “altro” rispetto ai rischi di questi nuovi scenari. E le stesse attuali coalizioni non paiono per nulla attrezzate per affrontarli.
Colpisce quanto scriveva Tocqueville di fronte ai radicali cambiamenti del suo tempo: “A un mondo completamente nuovo occorre una nuova scienza politica. Ma a questo noi non pensiamo affatto. Siamo nel mezzo di un fiume vorticoso e fissiamo ostinatamente gli occhi su qualche rottame che ancora scorgiamo sulla riva, mentre la corrente ci spinge e ci trascina all’indietro…”. Pare la dura descrizione del momento che rischiano di vivere oggi l’Italia e l’Europa.
Il dovere della “Buona Politica” – e in particolare, per noi, della cultura popolare di laica ispirazione cristiana – è corrispondere oggi a questa emergenza democratica di sistema, oltre ogni tattica di breve momento.
Lorenzo Dellai