Dalla piu’ recente “Settimana Sociale” – la cinquantesima della serie, a far data dal 1907 – i cattolici hanno ereditato la “Rete di Trieste”, nata spontaneamente da amministratori di differente orientamento politico, che le hanno dato avvio con l’ intento di favorire sinergie locali, nel segno delle buone prassi.
Proporre la “trasversalità” – cioè un impegno comune che by-passi le linee fortificate degli opposti schieramenti – nel tempo di una polarizzazione studiata e ricercata, volutamente esasperata, come propria ragion d’ essere, dalla destra e dalla sinistra, è una bestemmia. Come parlare della corda nella casa dell’ impiccato. Senonché, per quanto, sostanzialmente, non sia stata ammessa al ristretto club degli addetti al discorso politico del Paese – né poteva essere diversamente, dato il pluralismo delle opzioni politiche dei cattolici – la “trasversalità” è, di per sé, un messaggio in controtendenza e, quindi, coraggioso.
Non sempre e non da tutti, la Rete è stata correttamente interpretata. Da taluni è stata vista come un’ iniziativa di ordine tattico, un gesto di renitenza alla leva da parte del mondo ecclesiale, che intende essere o apparire sostanzialmente neutrale nello scontro politico. Oppure un’ aspirazione pur nobile, ma priva di fondamento. In verità, poiché la politica compete alla libera e personale responsabilità dei laici, la Rete è importante nella misura vive del concorso con cui, dal basso e faticosamente, molti cattolici cercano di recare il loro apporto al “bene comune”. Attesta come la politica non possa e non debba essere intesa come mero allineamento a capi o capetti, ma, appunto, responsabilità personale di ognuno, non delegabile a nessuna istanza sovraordinata, a meno di voler compromettere la propria piena titolarità di cittadinanza.
Ovviamente, la Rete viene fortemente interpellata via via si avvicina la scadenza elettorale del prossimo anno, in ordine a come si possa conciliare la trasversalità con l’ appartenenza di tanti cattolici chi alla destra, chi alla sinistra e soprattutto molti alla vasta platea degli astenuti. Vien naturale chiedersi – dando per scontato che il pluralismo politico dei cattolici è un dato acquisito e consolidato – se non vi siano, comunque, alcuni pochi punti dirimenti, attorno ai quali i cattolici di ambo le parti non possono che essere consonanti, a meno di compromettere, tanto o poco, la loro fedeltà alla Costituzione ed alla Dottrina Sociale della Chiesa. “Dirimenti” vuol dire che impongono una scelta di campo non equivoca: o di qua o di là.
E’ possibile che sia la Rete ad individuare questi pochi temi, chiedendo ai cattolici delle due parti di sottoscriverli congiuntamente e di farsi carico di rivendicarli con forza, gli uni e gli altri, nei rispettivi schieramenti? Se volessero farlo darebbero un concorso non irrilevante in due direzioni: la chiarificazione degli argomenti che ciascuna parte accampa a sostegno delle proprie tesi e la formazione di uno spazio, pur circoscritto, di articolazione dialettica del discorso pubblico, che lo affranchi, almeno un po’, dalla logica dell’ invettiva e della reciproca delegittimazione.
*Una legge elettorale proporzionale che restituisca ai cittadini la facoltà di scegliere liberamente i propri rappresentanti e concorra a riportarli alle urne; la difesa della centralità del Parlamento e della democrazia rappresentativa e, dunque l’ opposizione ad ogni forma di personalizzazione del potere, cominciando dal “premierato”.
*Il chiaro, esplicito, inequivoco sostegno ad una piena “sovranità europea” ed alla costruzione di una Costituzione che ne rappresenti il fondamento valoriale.
*La ferma difesa della persona e della sua dignità in ordine alle tematiche “eticamente sensibili” o, altrimenti dette, “non negoziabili”. Presupposto necessario perché sia vera la libertà e viva la giustizia tra gli uomini di ogni cultura e di ogni generazione.
*Una politica delle migrazioni che sia umanamente attenta, solidale ed inclusiva, consapevole che siamo irrevocabilmente avviati verso un processo incontrovertibile di formazione di società multietniche, multiculturali, multireligiose.
Potrebbero essere questi alcuni di quei punti “dirimenti” di cui si diceva ed attorno ai quali promuovere – se possibile, da parte della stessa Rete – l’iniziativa di cui sopra?
Domenico Galbiati